Non Vale giocare scorretto, ma il mondiale non è finito

La mafia spagnola non ha alcun interesse a "pensionare" la sua gallina dalle uova d'oro

C’è cascato. Perché lo sapeva ancor prima di partire quale sarebbe stato l’atteggiamento della “zanzara”. Infastidirlo fino a fargli saltare i nervi. Valentino Rossi non ha resistito: con lo stivale ha stecchito l’insetto in mondovisione. Marc Marquez, il ragazzino che dietro alla faccia d’angelo sa nascondere un… demone, ha mostrato il suo vero volto. È una zanzara tigre che non dimentica: la caduta in Argentina nell’incrocio di traiettorie con il “Dottore”, il taglio di chicane vittorioso di Valentino ad Assen e, infine, l’accusa dopo Phillip Island di aver favorito Jorge Lorenzo, prima di essersi aggiudicato la corsa australiana.

MARQUEZ: UN DEMONE DIETRO LA FACCIA D’ANGELO
Ognuno costruisce i propri “mostri”, veri o presunti. Perché li teme. Valentino scatena un’offensiva mediatica contro lo spagnolo, facendo emergere un aspetto del carattere di Marc che è sempre rimasto dietro alla facciata sorridente. È un duro che in pista non ha il senso del limite, pronto a superare la soglia del rischio anche quando non è necessario. Per sancire una superiorità assoluta che non è stata consacrata, nonostante due titoli mondiali di fila. Perché “El cabroncito” quando non vince… cade. A differenza di Rossi che ora sa capitalizzare anche i piazzamenti.

LORENZO (PIANGINHO) NON HA IL CARISMA DEGLI ALTRI DUE
La sensazione è che fra i “due” ci sia in ballo qualcosa più di un mondiale (che è già tanta cosa): la supremazia nel Motomondiale, come se ci sia posto solo per un monarca della MotoGP. Perché “pianginho” Jorge Lorenzo, grande campione quando inforca una Yamaha in pista, non ha il carisma degli altri due. Riesce a finire nel torto anche quando ha ragione. È lui il peggior nemico di sé stesso: nella contesa Rossi – Marquez doveva stare zitto e lucrare il vantaggio che è stato concesso, perché nello sport si deve vincere e non stra… vincere.

JORGE TEME UNA RIMONTA NON IMPOSSIBILE
Vedere Rossi in fondo alla griglia di Valencia non gli basta: voleva andare al gran finale con il pilota di Tavullia squalificato, senza i punti del terzo posto che lo avrebbero proiettato in testa alla classifica iridata. Così avrebbe potuto controllare l’avversario senza dover andare per forza all’attacco, pur avendo un compito… facilitato. Jorge è consapevole che la “remontada” di Valentino è tutt’altro che impossibile. Difficile, forse proibitiva, ma non impossibile. Perché Rossi non rinuncerà alla sfida risolutiva. L’uomo che Vale quanto un’azienda e che da solo assicura il supporto mediatico a un’intera categoria non si può tirare indietro. Sarebbe una sconfitta doppia, perché chinerebbe il capo al nuovo che avanza, che lo vuole detronizzare.

LA MANOVRA DI ROSSI È STATA SCORRETTA
Valentino può tirare fuori tutte le scuse che vuole, ma a Sepang ha sbagliato. È caduto nella provocazione, proprio lui che è sempre stato un maestro incommensurabile nella battaglia mediatica. E siccome non ha l’infallibilità che è concessa al Papa, la sua manovra è stata palesemente scorretta: spazientito per essere stato trafitto da una serie di sorpassi al limite delle regola (ma mai oltre…) ha accompagnato verso l’esterno Marquez tirando una riga netta su una traiettoria che doveva portare a una curva a destra. Poi che Valentino abbia scalciato Marc o Marquez abbia tirato per primo una “testata” a Rossi (ma qual è il pilota che istintivamente mette a rischio proprio la capoccia?) poco conta: le linee delle due moto erano confliggenti e un contatto a quel punto era inevitabile.

CAPIROSSI AVEVA PAGATO LA SUA COLPA CON HARADA
La storia delle corse è piena di questi episodi: un imbarazzato Loris Capirossi ieri non voleva entrare nel fattaccio perché sulla sua carriera pende l’attacco killer ad Harada in classe 250 quando il romagnolo è diventato campione del mondo proprio per aver steso l’avversario. E nell’automobilismo basta ricordare Schumacher contro Villeneuve nel 1997 o la faida Senna – Prost. Tutti personaggi illustri che sono stati puniti per le loro azioni irregolari.

DIREZIONE GARA DA AZZECCAGARBUGLI
Quello che non si capisce è l’atteggiamento della direzione gara: Rossi poteva essere sanzionato con un ride through (o al più con una bandiera nera), chiudendo la questione in Malesia. E, invece, la logica “cerchiobottistica” dei giudici (Mike Webb, Franco Uncini e Javier Alonso) è stata degna dei peggiori azzeccagarbugli manzoniani: la direzione gara gli ha tolto “solo” tre punti sulla patente della licenza. Se non ci fosse stato il punto che… Vale aveva già rimediato a Misano in qualifica (aveva ostacolato un giro lanciato di Lorenzo) e che ha fatto scattare il provvedimento che lo fa scivolare in fondo alla griglia, niente sarebbe successo. Insomma un atteggiamento bizantino che, comunque, farà giurisprudenza sportiva. In verità c’è un precedente recente: Romano Fenati in Argentina ha tirato un calcio nel warm up a Niklas Ajo. L’italiano si è visto affibbiare tre punti ed è stato spedito in fondo allo schieramento della Moto3: ma, in quel caso, togliergli i tempi della sessione non avrebbe avuto senso, visto che il turno non valeva per niente. Una manica larga che non serve a calmare i bollenti spiriti.

ALLA MAFIA SPAGNOLA CONVIENE “PENSIONARE” VALE?
Valentino deve andare a Valencia per giocarsi le sue chance: tutto il mondo aspetta il suo decimo titolo mondiale. Una manna non solo per il marchigiano, ma per l’intero movimento, Dorna compresa. La mafia spagnola, che è stata più volte evocata, non ha alcun interesse a “pensionare” la sua gallina dalle uova d’oro. Che Marc Marquez voglia o no.

 

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Campionati MotoGP
Piloti Valentino Rossi , Jorge Lorenzo
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