Dakar, Aubert: "E' una gara dura, ma la Dakar deve essere proprio così!"

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Dakar, Aubert:
Di: Elisabetta Caracciolo
19 gen 2018, 09:33

Il campione di enduro francese è tornato alla Dakar dopo quella svolta nel 2012 e la sta correndo in sella a una Gas Gas.

#40 GasGas Rally Team: Johnny Aubert
#40 GasGas Rally Team: Johnny Aubert
#40 GasGas: Johnny Aubert
#40 GasGas Rally Team: Johnny Aubert
#40 GasGas: Johnny Aubert
#40 GasGas Rally Team: Johnny Aubert
#40 GasGas Rally Team: Johnny Aubert
#40 GasGas Rally Team: Johnny Aubert
#40 GasGas Rally Team: Johnny Aubert

Per Johnny Aubert, campione di enduro francese, si tratta della seconda Dakar, prima in sella ad una Gas Gas. Dopo un anno di stop il transalpino ha ripreso ad allenarsi negli ultimi mesi dell'anno e poi è piombato alla Dakar, per avviare con ogni probabilità una nuova carriera.

Una Dakar totalmente diversa dalla tua prima...
“Ah sì davvero, è totalmente diversa. La mia prima Dakar fu un po' più facile nella prima settimana. Era più veloce, più adatta al mio stile, senza difficoltà, mentre quest'anno è tosta. Non so come sia stata in questi anni, tra il 2012 e quest'anno, però tutti dicono che questa 40. edizione è davvero molto dura. Ma la Dakar deve essere così”.

E' vero, la Dakar è la Dakar. Tu eri fermo da un bel po', quando sei arrivato qui?
“Da un anno. Un intero anno senza andare in moto. Due settimane prima del rally OiLibya in Marocco ho preso in mano la moto per la prima volta, la Gas Gas, e poi ho avuto più o meno quattro mesi per allenarmi fisicamente, il minimo di cui avrei avuto bisogno per venire qui. Mi manca un po' ancora di preparazione, però faccio il massimo per fare il mio lavoro e direi che per il momento va tutto bene”.

Direi che il tuo massimo è un ottimo massimo visto il tuo piazzamento al momento, settimo assoluto.
Sorride prima di rispondere: “Ho fatto delle belle tappe tutti i giorni. Faccio la mia gara senza guardare alla classifica e devo ammettere che ho avuto anche un po' di fortuna perché qualche pilota mi ha aiutato a trovare dei wpt che non riuscivo ad individuare. Ho aspettato un po' in certi casi ma gli altri mi hanno aiutato e questo vale molto per la Dakar. Non devi sempre andare a manetta ma devi essere intelligente, e per il momento riesco a farlo. Mancano ancora due giorni alla fine ma sono molto contento della mia Dakar”.

C'è qualche cosa in questo percorso che hai trovato particolarmente difficile?
“Un po' tutto sinceramente. L'altitudine, il freddo, la montagna, il caldo, tanta sabbia tanta navigazione. Non c'è una cosa più o meno pesante. E poi a me la sabbia piace, molto, sono sempre andato bene sulla sabbia, fin da quando correvo nel motocross. Abbiamo una buona moto e una bella squadra e sono tutti felici, lavoriamo bene insieme e sono contento di essere qui”.

Ritrovare Giovanni Sala come team manager com'è stato?
Gli sorridono gli occhi azzurri mentre ripensa alle litigate in passato con il bergamasco: “E' bello averlo ritrovato. Quando correvo in enduro abbiamo litigato in più di qualche occasione quando lui era Track inspector della FMI sul Mondiale. Non sempre ero contento della sua preparazione delle piste e ne abbiamo parlato insieme prima che io venissi alla Dakar. Sono contento che sia qui con noi. E' una buona persona ha molta esperienza e conosce tanta gente. Aiuta tanto la sua presenza. Anche sul road book, come fare a gestire tutti i giorni la gara, è importante averlo con noi alla Gas Gas”.

E' uno che ti dà la carica? Sempre positivo?
“Sì, sì assolutamente. E' sempre al 100 per cento. Sempre di buon umore. Quando ti svegli lo trovi già con il sorriso, positivo e questo è molto importante perché una gara come la Dakar è molto dura e qualche volta ti senti stanco, o magari un po' giù e lui sa sempre come ricaricarmi. Fa sempre qualche cosa per farci ridere tutti e fa un bel lavoro, questo è importante”.

E il tuo futuro a questo punto? Quale sarà?
“Proseguirò con la Gas Gas. Ma ancora non sappiamo bene il programma. Prima di venire alla Dakar abbiamo parlato di tre o quattro gare nel 2018 però vedremo una volta finita questa gara. Non credo che si aspettassero questo risultato, al momento. Certo speravamo di arrivare entro i primi dieci, però non ce lo aspettavamo. Tutti e tre i piloti sono ancora in gara e questo è importante”.

Soprattutto pensando che il ritmo dei primi piloti in classifica quest'anno è davvero molto elevato...
“E' molto, molto elevato, però se vogliamo continuare a fare questo tipo di gare dobbiamo allenarci molto con la moto da rally e partecipare a diverse competizioni. Abbiamo anche discusso se fare qualche gara di enduro, in Spagna, oppure in Francia, ma non credo che si debba fare tutto, non va bene. Dobbiamo fare un lavoro diverso, selezionare le gare. Finiamo questa Dakar e poi ne parliamo”.

Johnny Aubert dunque, è tornato!
“E' ritornato, sì, e sono molto contento. Sono stato fermo per un anno per un problema di spalla, e poi di contratti, un po' di cose insomma e sono contento ora di essere qua e non penso neanche che la mia età sia importante. Vado ancora forte!”.

E la tua famiglia? Ti manca qui sulla gara?
“La famiglia sta bene, la mia bambina cresce e ha cominciato ad andare a cavallo, con sua mamma. Mi mancano moltissimo anche perchè durante le gare di enduro ero abituato ad averle con me. Le sento tutti i giorni però mi mancano, sono sempre stato con loro...15 giorni così su una Dakar senza di loro non è facile. Però è il mio lavoro e deve essere così. In totale sono tre settimane di assenza e la bambina va a scuola...ma fra qualche giorno sarò di nuovo con loro e questo solo conta”.

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Su questo articolo

Serie Dakar
Evento Dakar
Sotto-evento Stage 12: Chilecito - San Juan
Piloti Johnny Aubert
Autore Elisabetta Caracciolo
Tipo di articolo Intervista