Dakar, Body cap: i primi risultati della ricerca sono molto interessanti

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Dakar, Body cap: i primi risultati della ricerca sono molto interessanti
Di: Elisabetta Caracciolo
30 gen 2018, 08:27

I ricercatori guidati da Benoit Mauvieux non hanno trovato le temperature estreme che si sarebbero aspettati alla Dakar, ma già in fase di raccolta dati hanno potuto trarre conclusioni interessanti sull'idratazione e sul sonno.

Vistia medica post tappa
Lo strumento che registra i dati del body cap
Lo strumento che registra i dati del body cap
Benoit Mauvieux, responsabile del progetto Body Cap
Vistia medica post tappa
Lo strumento che registra i dati del body cap
Lettura e analisi dei dati del body cap
Benoit Mauvieux, responsabile del progetto Body Cap
Lo strumento che registra i dati del body cap
Lo strumento che registra i dati del body cap
Lettura e analisi dei dati del body cap
La pillola che i piloti devono assumere la sera prima della tappa
Lo strumento che registra i dati del body cap
Lo strumento che registra i dati del body cap
La pillola che i piloti devono assumere la sera prima della tappa
Lettura e analisi dei dati del body cap
Lettura e analisi dei dati del body cap
Lettura e analisi dei dati del body cap

La prima fase del Protocollo Sperimentale avviato sulla Dakar 2018 si è conclusa. Una prima fase dedicata alla raccolta dei dati, riservata a 41 piloti che si sono prestati nel corso della gara per il progetto e che hanno fornito ai responsabili dell'iniziativa sulla Dakar, Benoit Mauvieux del Laboratorio Comete u1075 dell'Università di Caen e Nathan Riding del Laboratorio Aspetar del Qatar,  oltre alla start up Body Cap della Normandia, che ha sviluppato tra l'altro la capsula da inghiottire ogni giorno per rilevare la temperatura corporea interna, una serie di dati preziosissimi.

"E' stato un progetto molto interessante per noi – spiega il ricercatore, Mauvieux – a cominciare dal contesto ambientale: abbiamo avuto a disposizione quattro giorni al livello del mare con una temperatura discretamente alta. Poi siamo passati a quattro giorni con una temperatura molto più fredda e in altitudine e poi siamo scesi di nuovo a valle con una temperatura molto calda. Perfetto! Per tre volte quattro giorni molto diversi e in contrasto fra loro, importanti però perchè non hanno permesso a nessuno, sulla gara, di acclimatarsi perchè erano periodi troppo corti. Quindi il primo problema è stato proprio questo: altitudine e cambiamento di temperatura. Noi siamo venuti qui per fare uno studio sulla temperatura, quello che in gergo chiamiamo Colpo di calore sotto sforzo, ma non abbiamo avuto quest'anno condizioni estreme di temperatura come in passato". Nè troppo freddo in effetti quest'anno, mai scesi sotto lo zero, e né troppo caldo, visto che anche in Catamarca non si sono superati i 40° contro gli oltre 50° del passato.

"Ci siamo concentrati inoltre sul sonno dei piloti e dei copiloti. O meglio sulla privazione di sonno. Il primo dato che salta agli occhi è che la maggior parte dei piloti dorme male e poco. In virtù di questo fatto una delle prossime piste di investigazione che andremo ad intraprendere è proprio cercare di capire come migliorare la qualità del sonno. Non possiamo aumentare le ore di sonno perchè le giornate sono corte e difficili ovviamente, ma ho già qualche idea a proposito". Grazie al piccolo apparecchio che i piloti portavano addosso durante tutta la giornata, notte compresa, i medici si sono resi conto che il cervello non riesce mai a spegnersi completamente per riposare, niente sonno profondo.

I rumori persistenti che ci sono in un bivacco della Dakar – motori, gruppi elettrogeni, voci – non permettono un sonno di qualità. "Certo non si possono eliminare i rumori – prosegue il ricercatore - ma si potrebbe per esempio creare un apparecchio, una protesi da mettere nell'orecchio che attutisca i rumori e permetta ai piloti di dormire profondamente il che si tradurrebbe immediatamente in una maggior vigilanza durante il giorno soprattutto perchè eviterebbe loro di prendere delle medicine. So per certo, e me lo hanno confermato, che molti piloti prendono dei sonniferi per dormire al bivacco e questo non va bene. Da un lato permettono di addormentarsi subito è vero, dall'altro però, siccome dormono solo poche ore al momento del risveglio l'effetto del sonnifero è ancora persistente: se un pilota dorme quattro ore allora vorrà dire che le prime tre, quattro ore della sua giornata saranno ancora sotto l'effetto del sonnifero, cosa pericolosissima".

I primi dati raccolti quindi si sono rivelati utili e preziosi, anche perchè se da un lato alcune cose erano immaginabili, altre invece hanno completamente sorpreso gli studiosi: "Nonostante non ci siano stati eccessi di temperatura esterna quest'anno, ci siamo resi conto che la temperatura dei piloti sale velocemente nel momento in cui si fermano ed è lì che si produce il colpo di calore. Per una riparazione, per una caduta, per una foratura, per spingere fuori dalla sabbia una moto o un quad. In quel momento la temperatura sale a 40°, per poco tempo, e nel momento in cui ripartono la temperatura si abbassa. Questo significa che il pilota ha un termoregolatore interno che funziona perfettamente e questo ci ha davvero sorpreso. Se al contrario la temperatura non si fosse abbassata avremmo potuto pensare che il pilota era stanco, o disidratato ma non abbiamo osservato nulla del genere. Tutti i risultati relativamente a questi dati sono conformi a quelli rilevati nelle maratone, o in una partita di calcio".

Quasi tutte le "cavie" hanno perso peso nel corso dei 15 giorni di gara: "Praticamente tutti, da un minimo di 3 chili ad un massimo di 5, e questo è tanto in due sole settimane perchè vuol dire che c'è stata una grossa perdita di energia, nonostante i pasti che sono ricchi e ben equilibrati. Di certo quello che non va bene è l'acqua. Le bottigliette che vengono fornite durante la gara contengono acqua completamente demineralizzata e quindi i piloti dovranno sempre aggiungere dei sali minerali. Inoltre c'è un consumo enorme in questa gara di caffè e bevande energetiche e questo non va bene. Capisco il ruolo degli sponsor, ma le bevande energetiche favoriscono la disidratazione. Noi possiamo calcolare quale sia la spesa energetica sulla Dakar dei piloti, basterà monitorare con un algoritmo la frequenza cardiaca, penso che dopo dieci ore in moto si possa stimare, tenendo conto del metabolismo di base, un consumo di 5.000/6.000 calorie al giorno. Gestibile ma complicato".

Questo stesso tipo di esperimento e studio, specialmente legato alla temperatura, interna ed esterna, è già stato condotto in altri sport, per esempio il ciclismo: "Quando spiego agli atleti la termoregolazione mi avvalgo spesso di un esempio legato ad una macchina. Quello che ci permette di evacuare il calore è la nostra superficie corporea, così come in un'auto è il radiatore, il liquido di raffreddamento è il nostro sangue, quello che attiva il tutto è la pompa dell'acqua, da noi è il cuore e infine nel cervello abbiamo un piccolo termostato che attiva i meccanismi di evacuazione del calore quando abbiamo caldo e ci fa sudare. Spesso mi trovo a spiegare all'atleta che non va bene bagnare la testa quando si ha molto caldo perchè si bagna solo il termostato, quindi si abbassa sì la temperatura e la sensazione è di immediato benessere, ma in realtà il cuore resta accaldato. Quindi non basta bagnarsi la testa, bisogna bagnare anche il corpo, solo così gli si permette di raffreddarsi: nell'altro caso semplicemente si invia una informazione sbagliata al cervello".

Ed è qui che arriva l'errore: "Sì perchè il pilota dopo essersi bagnato la testa ha la sensazione di fresco, riparte, ma sarà in ipertermia e senza rendersene conto potrebbe fare un errore, o fare un incidente". E la spiegazione, davvero coinvolgente, si fa più tecnica: "Durante una prova sportiva il cuore si trova di fronte a un dilemma, perchè deve inviare il sangue ai muscoli, per far lavorare la 'macchina' – e sono i muscoli che producono il calore - e alla pelle per far evacuare il calore, per questo quando facciamo uno sforzo diventiamo tutti rossi. Quindi sotto sforzo, se il volume sanguigno è diminuito perchè siamo disidratati, o se il cuore, affaticato, deve decidere a chi mandare il sangue si troverà di fronte ad un conflitto: ai muscoli per migliorare la performance o alla pelle per far uscire il caldo eccessivo? Il cuore automaticamente si protegge e quindi manderà il sangue alla pelle e per questo la performance diminuirà: le forze vengono meno, i muscoli non reggono e si cade".

Tutto questo sottolinea ancora di più l'importanza della termoregolazione durante una manifestazione sportiva e l'obiettivo dello studio è ancora più ardito: "Vogliamo cercare di recuperare le tracce GPS di ogni pilota che abbiamo studiato per vedere se gli errori di navigazione, per esempio, corrispondono ad uno stato di ipertermia. Se saremo in grado di dimostrare che gli incidenti o gli errori arrivano quando il pilota è in stato di ipotermia avremo vinto, il nostro progetto potrà dirsi riuscito!".

Al rientro in Francia ora il laboratorio farà dei raffronti: "La qualità del sonno per esempio e la classifica assoluta della gara – riprende a spiegare Mauvieux. - Vedere cioè se ci sono delle relazioni fra la performance agonistica e la qualità del sonno come a dire meglio dormo e meglio sono piazzato in classifica. O ancora l'ipertermia: possibile che i primi non abbiano mai avuto un fenomeno di ipertermia durante la gara e gli ultimi invece ne abbiano sofferto? Cose semplici, ma determinanti. Per esempio un pilota che è caduto in quel momento era in ipertermia o sotto l'effetto di farmaci per dormire?".

E a questo punto viene fuori un concetto disarmante nella sua semplicità, che solo un medico con una mente analitica poteva rilevare: "Mi chiedo perchè all'interno delle vetture da gara dove ci sono milioni di apparecchiature che monitorano motore, sospensioni, o altre parti meccaniche con tecnologie avanzatissime, non si possa anche mettere un apparecchio che monitora il pilota. Che fornisca un feedback per esempio sulla temperatura: sappiamo che se un pilota passa i 39° di temperatura corporea le sue capacità cognitive rallentano. Se questo capita ad un copilota è ancora peggio e dovrà imperativamente fermarsi, rinfrescarsi, accendere l'aria condizionata se ce l'ha perchè deve mantenere una efficienza cognitiva per non commettere errori. Oggi i meccanici a fine gara hanno tantissime informazioni grazie alla telemetria: compressione del motore, lavoro delle sospensioni, consumi, velocità e sul pilota invece non si sa niente. Io arrivo dal trial, dalla corsa a piedi, da sport più semplici e mi sorprendo sempre dello scarto enorme che c'è fra quello che si spende sulle tecnologie legate ai motori, alle macchine, e alla poca conoscenza che c'è invece sui piloti, quando, in fin dei conti, sono loro che guidano. Ok, bisogna far avanzare le tecnologie, ma bisogna lavorare tanto sui piloti per far avanzare anche loro nella performance".

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Autore Elisabetta Caracciolo
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