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F1 | Ceccarelli: "Antonelli ha cambiato status, ora chi rischia è Russell"

Il bolognese, dopo aver conquistato la prima vittoria in F1, ha raggiunto una self-confidence che lo porterà a lottare con Russell anche per il titolo e George fra i due è quello che più ha da perdere. Verstappen, invece, cerca nel GT con la Mercedes le certezze che gli mancano in F1 come avevano fatto Alonso e Kubica in precedenza.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Non è un momento semplice per Max Verstappen: scappa dalla F1, va a vincere al vecchio Nurburgring e viene squalificato per colpe non sue. L’olandese, in netto contrasto con le regole 2026 dei GP, ha cercato un’alternativa. Ma può bastare correre nel GT con la Mercedes? 

Riccardo Ceccarelli ci offre una visione interessante che non si limita solo al quattro volte campione del mondo. Il titolare di Formula Medicine, esperto mental coach allarga la sua interessante analisi... 
“Sicuramente Max, in questo momento, sta cercando il divertimento altrove, non in F1 per alimentare la sua passione e la voglia di andare forte. Scegliere di misurarsi in GT, in un circuito come quello del Nurburgring, è proprio la massima sfida per un pilota perché sappiamo quanto sia difficile quel circuito non solo per la sua lunghezza, ma anche per la conformazione particolare”. 

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Kym Illman / Getty Images

"Max, quindi, cerca sfide probanti, tant’è che credo che la delusione per la squalifica sia stata grande. Penso anche che si sia goduto la soddisfazione per aver dimostrato che può vincere in qualsiasi categoria, in qualsiasi circuito, con qualsiasi macchina. Verstappen è questo. Mi ricorda Fernando Alonso quando, deluso dalla F1, era andato a imporsi alla 24 ore di Le Mans e aveva provato a vincere a 500 miglia in Indianapolis”. 

“Insomma il pilota che ha nel sangue la ricerca della vittoria e della velocità cerca altre soddisfazioni quando è deluso: deve cibare il suo ego e quando s’impone in altre categorie è un po’ come ammettere: non vinco perché non ho la macchina, ma io vado forte. È una valutazione che si può estendere anche a Charles Leclerc che, nel giro secco con le nuove monoposto agili, vede le sue prestazioni vincolate dagli effetti del regolamento che impediscono di andare oltre il limite della monoposto”. 

È auspicabile che i sistemi elettronici che regolano la ricarica della batteria possano diventare trasparenti, restituendo ai piloti la capacità di determinare le prestazioni con il loro talento. In effetti guidare in questa fase può essere frustrante e cercare una via di fuga può diventare importante.  

“Sì, c’è stato un precedente: Robert Kubica la fuga l’aveva cercata nei rally e quella scelta gli è costata una grande carriera. Robert, Alonso e Verstappen sono quei piloti che amano correre, indipendentemente dall’essere protagonisti in F1 o alla Ronde della domenica come è successo al polacco”. 

“Sono piloti che amano le sfide e mettersi in gioco perché hanno tanta self-confidence. Fra quelli che ho conosciuto personalmente ne ricordo pochi che hanno più self-confidence di questi tre. È un qualcosa che hanno nel sangue...”. 

“Max lo metto in questa categoria di piloti. E diciamoci la verità, la scelta del GT di Verstappen è nata già l’anno scorso e, quindi, non è solo una ripicca verso la Formula 1 di oggi, ma testimonia la voglia di mettersi alla prova”. 

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Lars Baron / Getty Images

Il discorso dei tre nomi che hai fatto è interessante: forse, se ne può aggiungere un quarto. E bisogna vedere come misurarlo. Parliamo di Kimi Antonelli, pilota che in Cina ha vinto il suo primo Gran Premio di Formula 1 a 19 anni: il successo di Shanghai ha cambiato la mentalità e l’approccio del bolognese: non parla di vincere in Giappone, ma di sentirsi in lotta per il mondiale. È una rivoluzione in appena dieci giorni... 
“Per trovare una risposta dobbiamo guardare la storia di Kimi, un giovane che ha vinto in tutte le categorie: ha fatto fatica solo in F2 con un team in difficoltà. L’anno scorso ha debuttato in F1 con la Mercedes, macchina di un top team che lo ha messo subito sotto i riflettori, ma fino alla Cina non aveva vinto”.  

L’italiano è sempre stato considerato un talento assoluto... 
“L’anno scorso, però, aveva fatto lo scudiero di Russell. Intellettualmente, se sei una persona onesta, ti viene il dubbio se hai le stesse potenzialità. Una persona onesta ovviamente si mette in gioco, si mette in dubbio finché non ottiene la vittoria. A 19 anni ha vinto il primo Gran Premio, proprio davanti a Russell e aveva siglato la pole position. Ha scoperto che ce la può fare: e se è andata bene una volta può succedere altre 20 volte”. 

“Quello scatto di self-confidence arriva proprio dalle vittorie. Ed è quello mancava a Kimi fino ad oggi. Ora che ha rotto il ghiaccio, sarebbe assurdo per lui non confermare ancora quella sua mentalità che l'ha sempre portato a imporsi in tutte le categorie dove si è cimentato. Aspettava questo momento e ora potrà correre più leggero, sereno”. 

Cambia il suo ruolo nel team, Antonelli non è più il rookie, ma un possibile vincente di ogni GP... 
“Penso che sia naturale, ma è chiaro che ora si accende una lotta psicologica tra i due compagni di squadra: Kimi vorrà dimostrare di essere all'altezza di Russell, mentre George dovrà dimostrare che un ragazzino di 19 anni non dovrà metterlo in crisi. E, tornando al passato, ricordo quando Hamilton mise difficoltà Alonso al primo anno di McLaren. Lo spagnolo non poteva sapere che il debuttante Lewis avrebbe poi vinto sette mondiali”. 

Russell ora si trova nella stessa situazione di Fernando? 
“George è quello che ha più da rimetterci. In questo momento Russell è il rigorista, mentre Kimi è il portiere. Chi rischia è l’inglese, mentre Antonelli la può prendere con più tranquillità. Non è obbligato a vincere il titolo, ma può accontentarsi delle gare, mentre Russell è dato per grande favorito. Sarà interessante scoprire quale sarà la pressione che i due contendenti dovranno gestire. Il bolognese è certamente cambiato: ora se dovesse arrivare secondo potrebbe considerare il piazzamento una sconfitta, mentre fino a ieri era un grande risultato. Potrebbe nascere un po’ di frustrazione: guardare da fuori è un conto, ma essere nella macchina è un altro...”. 

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