F1 | Hamilton al Corriere: "La Ferrari è una religione ed è amata come il Papa"
Il sette volte campione del mondo si è raccontato a Daniele Sparisci e Giorgio Terruzzi in una chiacchierata a cuore aperto. Lewis affronta il secondo mondiale con la Ferrari con uno spirito diverso e con una maggiore consapevolezza di cosa lo attende gareggiando con la rossa. Vuole vincere e ci crede. Ancora...
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Lewis Hamilton in esclusiva. Raccontato sul Corriere della Sera da Daniele Sparisci e Giorgio Terruzzi. Il sette volte campione del mondo che deve uscire da un 2025 molto deludente ha l’occasione per rifarsi con la Ferrari SF-26, la monoposto più veloce nei test in Bahrain. Alla vigilia del GP d’Australia a Melbourne l’inglese si racconta a cuore aperto, cominciando dalle aspettative...
“Si tratta di analizzare dove ti trovi, di fissare obiettivi e un modo per raggiungerli. Il mio traguardo l’anno scorso era vincere il Mondiale con la Ferrari, non ci sono riuscito. Ciò non significa che non possa arrivarci: bisogna guardarsi dentro e osservare le persone che ti circondano, dai collaboratori alla famiglia, restare motivati e porsi delle domande scomode. Sto facendo abbastanza? Posso essere migliore? Riesco ad essere più gentile? Come devo cambiare i miei metodi?».
Hamilton chiarisce il punto... “Nel momento in cui ti fai schiacciare dalla responsabilità, rischi di perdere non solo te stesso ma anche il divertimento. Bisogna ritrovare la gioia, quando abbiamo presentato la nuova macchina mi sono sentito felice come un bambino”.
Lewis Hamilton, Ferrari SF-26
Foto di: Rudy Carezzevoli / Getty Images
E definisce qual è il privilegio di guidare una F1 alla ventesima stagione... “Soltanto due persone nel mondo guidano una Ferrari in F1, e io sono fra queste. Parto per questa missione “folle” rappresentando milioni di persone nel mondo, cercando di liberarmi di ciò che non è stato efficace. Ciò che funziona con altri piloti non funziona con me e viceversa”.
I tifosi del Cavallino aspettano i risultati e Lewis non si tira indietro... “È incredibile la loro empatia nei giorni buoni e in quelli negativi. Non possiamo promettere nulla ma basta fare un giro nella sede della Ferrari per misurare gli enormi sforzi di ogni singola persona. L’anno del Cavallo offre l’occasione di una rinascita e dal punto di vista tecnico in F1 tutti ricominciano da zero. Non c’è nulla di più eccitante, è bellissimo"
Hamilton ci tiene a ricordare l’impegno sociale: “Sosteniamo 46 associazioni soltanto in Gran Bretagna, 3 in Brasile e altre negli Usa. Vogliamo provare a cambiare la vita e la carriera dei giovani delle classi sociali più deboli, aiutare le minoranze e portare diversità nell’ambiente. Superare le barriere dell’educazione che esistono anche se non si vedono. Ci sono passato anche io. Nel film “F1” ho voluto mettere una donna a capo dell’aerodinamica, per mandare un messaggio. Sa quante ragazze hanno scritto per chiedere come si diventa ingegnere di F1?”.
Il britannico ammette di essersi anche ispirato a Senna... “Ayrton non è stato soltanto un campione fantastico ma una persona meravigliosa. Aveva una visione molto più ampia rispetto al resto dei piloti. In pochi oggi parlano di temi come sostenibilità, diritti dei minori, razzismo: con la visibilità che abbiamo potremmo dare un grande aiuto. Ciascuno è libero di fare ciò che ritiene giusto, però credo che sarebbe bello vedere un maggiore impegno. Si può gareggiare e al tempo stesso fare del bene. Io ho sentito questo desiderio, questa spinta a una certa età. Procuratevi una biografia di Nelson Mandela. Quando ho cominciato a informarmi su di lui mi ha ispirato tantissimo. Mandela è il mio eroe insieme a Muhammad Ali, Superman e Senna".
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Per vincere deve battere Leclerc sulla rossa... “Non la vedo così, la Ferrari è una cosa sola: in Italia, e fuori, la gente la segue come una religione e la ama come il Papa. Il mio obiettivo non è dividere i tifosi, vogliamo vincere tutti e due ed è chiaro che vorrei essere io a farlo e sto lavorando per questo. Ma il team viene al primo posto. Charles è un pilota fenomenale per come guida, per la sua etica, ed è qui da 8 anni. Ma io arrivo in maniera diversa a questo campionato".
"Da 14 mesi lavoro sulla monoposto 2026, al simulatore e con gli ingegneri. Rispetto alla precedente che ho trovato già progettata, e potevo cambiare davvero poco, in questa macchina c’è il mio DNA e la cosa mi entusiasma. Dopo ciò che abbiamo passato l’anno scorso, possiamo affrontare qualsiasi situazione. Questa squadra ha tutto per vincere, dobbiamo portare a termine il lavoro insieme ai tifosi. Più facile dirlo che realizzarlo ma sono venuto in Ferrari perché ci credevo e ci credo ancora”.
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.
Top Comments