MotoGP | La promessa Aprilia, la sorpresa Acosta e l'oscuro presagio Ducati
Chi si aspettava un 2026 all'insegna della continuità sarà rimasto stupito questo fine settimana, tra la leadership a sorpresa di Acosta e l'Aprilia che sembra aver strappato lo scettro di punto di riferimento tecnico ad una Ducati parsa in grande difficoltà. E per gli uomini di Borgo Panigale alcune statistiche suonano come un presagio...
Marco Bezzecchi, Aprilia Racing
Foto di: Gold and Goose / Motorsport Images
Per fortuna che per molti il 2026 sarebbe stato solo un anno di transizione per la MotoGP, visto che si tratta dell'ultimo del ciclo regolamentare delle moto da 1.000cc, perché è bastato un solo fine settimana per vedere già una quantità impressionante di scenari diversi rispetto alla passata stagione.
La novità più grande è probabilmente il nome in cima alla classifica dopo il Gran Premio della Thailandia. Tutti si aspettavano un dualismo tra Ducati e Aprilia, invece Pedro Acosta è riuscito inaspettatamente a ritagliarsi un ruolo da terzo incomodo, per di più su una pista come Buriram, che riteneva poco adatta alla sua KTM. Seppur con le polemiche annesse alla penalità inflitta a Marc Marquez, "Lo Squalo di Mazarron" è finalmente riuscito a conquistare la sua prima vittoria nella classe regina nella Sprint di sabato, regalando alla Casa di Mattighofen un successo che mancava addirittura dalla Sprint del GP di Spagna del 2023.
Ma poi è andato oltre, perché tutti lo aspettavano al varco nella gara lunga, quando sarebbe stato fondamentale gestire le gomme, storico punto debole della RC16. Eppure, Pedro era uno dei più veloci nella parte conclusiva della corsa ed è andato ad artigliare un secondo posto che vuol dire toccare quota 32 punti in classifica e guardare tutti dall'alto per la prima volta nella sua carriera, oltre a fare una differenza quasi imbarazzante rispetto agli altri piloti che guidano la sua stessa moto.
E' presto per sapere se durerà, ma per il momento lo spagnolo se la gode: "Abbiamo migliorato molto la moto e KTM ha fatto davvero tanto per aiutarmi a fare quel click che mi serviva per essere più costante e più veloce. Pensiamo che, più o meno, il lavoro stia funzionando. È vero che Bezzecchi, l’Aprilia e anche la Ducati sono ancora più forti di noi, ma stiamo lavorando bene. Cercheremo di continuare così: arriveranno momenti più difficili per noi, è inevitabile, ma li aspettiamo".
Pedro Acosta, Red Bull KTM Factory Racing
Foto di: Qian Jun / MB Media via Getty Images
Nella sua analisi, Acosta ha citato Marco Bezzecchi e l'Aprilia che, senza l'errore commesso nella Sprint dal riminese, nella quale è caduto al secondo giro quando era al comando, avrebbero potuto fare un vero e proprio percorso netto al Chang International Circuit. Primo in ogni sessione di libere ed autore della pole position, "Simply the Bez" ha sbagliato proprio sul più bello, probabilmente sentendo anche la pressione di essere il favorito e per la prima volta nella sua vita un reale contendente al titolo.
I campioni veri però si vedono nei momenti difficili e Marco ha sicuramente risposto alla grande, perché nella gara lunga di oggi non ha commesso la minima sbavatura. Ha preso il comando delle operazioni fin dallo spegnimento dei semafori e ha subito fatto il vuoto alle sue spalle, celebrando sotto alla bandiera a scacchi il settimo successo della sua carriera, il terzo successo consecutivo.
"Stamattina è stata tosta, perché comunque ho cercato di entrare nel Warm-Up come se ieri non fosse successo niente ed ho subito preso un paio di rischi importanti. Poi mi sono detto che dovevo fare un respiro, perché altrimenti avrei rischiato di fare dei danni anche oggi", ha ammesso Marco. "In gara sono partito forte e ho cercato di stare un po' più tranquillo: mi è venuto tutto un pelo meglio fortunatamente e dopo un po' di giri mi sono dimenticato di ieri".
L'anello di congiunzione con il 2025 sono proprio Bezzecchi e l'Aprilia, perché erano stati loro a vincere le ultime due gare dello scorso anno, anche se in tanti si domandavano se sarebbe stata la stessa cosa se in pista ci fosse stato anche il campione in carica Marc Marquez, che era alle prese con il recupero dall'operazione alla spalla resa necessaria dopo l'infortunio in Indonesia. La risposta è arrivata sonora a Buriram, dove la Casa di Noale è riuscita addirittura a piazzare quattro moto nelle prime cinque posizioni. Un risultato che potremmo definire di "ducatesche" proporzioni. E questa invece è una prima storica perché, anche se è chiaro che una gara sola non basta per trarre conclusioni, la sensazione è stata quasi quella di un passaggio di consegne al vertice.
Marco Bezzecchi, Aprilia Racing
Foto di: Steve Wobser / Getty Images
Da una parte è vero che questo fine settimana c'era la carcassa posteriore più rigida, che storicamente si è sempre sposata molto bene con la RS-GP e meno bene con la Ducati, ma gli uomimi guidati da Massimo Rivola hanno avuto il merito di dare vita ad una moto che i piloti ritengono molto versatile, introducendo anche delle novità tecniche importanti, come l'ormai famigerato condotto "segreto", che tutti hanno visto ma nessuno sa spiegare come funzioni esattamente. E che magari potrebbe anche essere una delle chiavi della grande competitività mostrata in Thailandia. Inoltre, oltre che di un Bezzecchi e di un Raul Fernandez in forma stellare, sembra disporre già di un Jorge Martin in condizioni migliori delle aspettative dopo le due operazioni chirugiche dell'inverno.
In molti attendono l'Aprilia al varco al ritorno in Europa e anche il CEO Rivola è guardingo con i suoi giudizi, anche se crede le RS-GP non abbiano neanche mostrato ancora tutto: "Diciamo che ci sono state una serie di combinazioni che ci hanno fatto svettare a livello di prestazione pura, però io sono convinto che possiamo fare anche meglio. Non vedo l'ora di arrivare su quei circuiti classici per capire la differenza, tipo Jerez, dove vanno tutti: credo sarebbe un riferimento giusto, perché sicuramente la moto ha fatto un salto in avanti e devo dire bravissimi a Noale".
Una massima famosa di Julio Velasco recita: "Chi vince festeggia, chi perde spiega". Dopo aver festeggiato a profusione per quattro anni, oggi gli uomini della Ducati si sono ritrovati a dover spiegare la clamorosa debacle domenicale di Buriram. E il problema più grosso è che in questo momento anche loro faticano a trovare una spiegazione, perché le Desmosedici GP si erano comportate molto bene nei test della settimana scorsa sulla stessa pista e comunque Marc Marquez ieri avrebbe vinto la Sprint senza la penalità rimediata per l'attacco ad Acosta.
Ad onor del vero, senza la disavventura capitata oggi al campione del mondo in carica, che ha piegato un cerchio su un cordolo quando era ancora in lizza per il podio, probabilmente i giudizi sarebbero meno catastrofici. Ma i ritiri hanno sempre fatto parte del motorsport e nel passato recente, molto probabilmente, ci sarebbe stata un'altra Desmosedici GP pronta a prendere il testimone. Invece questa volta la prima moto della Casa bolognese ha chiuso solamente al sesto posto con Fabio Di Giannantonio, per di più staccata di oltre 15".
Marc Marquez, Ducati Team
Foto di: Gold and Goose Photography / LAT Images / via Getty Images
E' chiaro che una gara sola è troppo poco per far suonare dei campanelli di allarme, ma ci sono dei numeri che possono rappresentare un oscuro presagio per gli uomini di Borgo Panigale. A Buriram infatti si è interrotta la striscia di 88 podi consecutivi, che era iniziata ormai quattro anni fa, al GP di Aragon del 2021 vinto da Pecco Bagnaia. Ma c'è un'altra cosa che probabilmente porterà i più scaramantici del box Rosso a fare degli scongiuri: negli anni in cui il Mondiale è arrivato in Emilia, le Desmosedici GP hanno sempre vinto la prima gara dell'anno e l'ultima eccezione infatti era stata il successo di Maverick Vinales con la Yamaha in Qatar, sempre nel 2021.
Ovviamente, i numeri non possono sempre spiegare tutto, ma aiutano a delineare gli scenari e ne è consapevole anche il team manager Davide Tardozzi, che non ha nascosto le difficoltà, ma guarda comunque con fiducia alle prossime gare: "Qualcosa è cambiato rispetto ai test, per cui le performance di tutti i piloti Ducati sono calate. Non è una scusa, ma dobbiamo capire perché sia accaduto: c'è una componente pista che ha influito negativamente sulla nostra moto, ma Gigi e gli altri ragazzi sono sul pezzo, perché il nostro dovere è quello di mettere di nuovo i piloti in condizione di giocarsi il podio. Dopo aver preso quattro schiaffoni, perché questa è la verità, ci sono piste che diranno quali sono i reali valori. Non il Brasile, perché è nuovo per tutti, ma Austin, il Qatar e Jerez ci diranno qual è la realtà delle cose".
E per fortuna che doveva essere solo un anno di transizione...
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