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F1 | Stella: "Progetto McLaren: vi spiego perché Norris non è prima guida"

Il team principal umbro spiega come è avvenuta la rapida maturazione tecnica della squadra di Woking, ma anche perché Norris non è stato nominato prima guida: "Proveremo a vincere nel 25, nel 26 e nel 27, e se nella gestione del 2024 arrivo a distruggere gli equilibri, finirà che non avrò una base solida negli anni successivi".

Andrea Stella, Team Principal, McLaren F1 Team

Andrea Stella, Team Principal, McLaren F1 Team

Foto di: Alastair Staley / Motorsport Images

Il volto che incarna la rinascita della McLaren, ancor più di Lando Norris ed Oscar Piastri, è quello di Andrea Stella. Il cinquantatreenne ingegnere di Orvieto è stato promosso nel ruolo di team principal nel dicembre del 2022, un anno e mezzo dopo la McLaren si è affrettata a chiedere un’estensione del contratto. In diciotto mesi di gestione Stella la squadra è cambiata molto.

Timing corretto, dirà qualcuno, ma in realtà senza il contributo di Stella il team che oggi è in testa alla classifica del mondiale Costruttori non avrebbe preso forma. Per quanto il ruolo di team principal richieda una visione più manageriale che tecnica, l’anima dell’ingegnere di Stella emerge anche davanti ad un microfono, la pausa dopo la domanda e l’articolazione impeccabile della risposta. Dalla crescita tecnica alla gestione piloti, Stella spiega la McLaren attraverso regole base che hanno consentito una delle resurrezioni più veloci nell’intera storia della Formula 1.

Lando Norris viene accompagnato fuori pista alla prima curva di Austin da Max Verstappen nel GP degli Stati Uniti

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Foto di: Steve Etherington / Motorsport Images

Puoi indicare un momento o un periodo come quello della svolta McLaren?
“Il weekend del Gran Premio d’Austria dello scorso anno. In quel fine settimana abbiamo portato in pista le prime novità importanti su una monoposto che fino a quel momento non era stata performante. Alla vigilia della stagione scorsa eravamo consapevoli che la macchina non sarebbe stata competitiva, ma sapevamo che il weekend di Spielberg sarebbe stato un passaggio importante per valutare i cambiamenti che avevamo fatto a livello di leadership, organizzazione, metodo di lavoro, mentalità”.

Cosa ha fatto la differenza rispetto alle stagioni precedenti?
“Abbiamo insistito soprattutto sulla mentalità, l’obiettivo è che fosse molto più focalizzata sulla performance. Vedere questi cambiamenti concretizzarsi in un grande passo avanti in termini di performance è stato molto incoraggiante, ci ha dato fiducia ed anche un senso di prospettiva. Ci siamo detti ‘ok, se continuiamo così possiamo fare bene’. Ciò che ha portato la McLaren a tornare ad essere un team competitivo, partendo dalle prime due gare del 2023 in cui eravamo ultimi in classifica, è stata una combinazione di molti fattori che convergono nell’obiettivo di estrarre il massimo dalle persone".

"Il pacchetto aerodinamico portato in Austria è stato ottenuto con le stesse infrastrutture che erano disponibili negli anni precedenti, non avevamo ancora a disposizione la nuova galleria del vento e i nuovi sistemi CFD per lo sviluppo aerodinamico, non c'era un nuovo reparto per la produzione dei materiali compositi, così come non c’era un nuovo simulatore. Ebbene, le stesse persone sono state in grado di produrre un salto di performance importante".

"Gli aggiornamenti nelle infrastrutture sono arrivati dopo la chiusura del 2023, quindi anche il successivo sviluppo di Singapore è stato studiato e realizzato con le metodologie, gli strumenti e le persone che fino a un certo punto della stagione precedente non erano riusciti a mettere in pista una vettura competitiva”.

Zak Brown, Lando Norris e Andrea Stella nella modernissima galleria del vento nel McLaren Technology Centre

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Foto di: McLaren

Gli investimenti fatti nel wind tunnel e nel CFD avranno comunque portato dei benefici…
“Grazie alla nuova galleria del vento abbiamo avuto la possibilità di continuare il percorso di miglioramento, ma allo stesso tempo abbiamo continuato a migliorare l'organizzazione del team, abbiamo continuato a guardarci intorno provando a portare in squadra risorse esterne con delle competenze, delle conoscenze, dei metodi di lavoro diversi. Siamo intervenuti in alcune aree perché c'erano delle esigenze specifiche che riguardavano alcuni ruoli che non avevamo in casa, quindi siamo andati sul mercato. Quando sono arrivati i nuovi acquisti hanno reso la squadra ancora più competitiva, ma è un percorso che continua, gestire un team di Formula 1 è tutto meno che qualcosa di statico”.

È davvero un cantiere sempre aperto o c’è chi esagera nel definirlo con queste parole?
“Mi piace dire che ogni 24 ore aggiorniamo i nostri piani, ogni 24 ore aggiorniamo quello che c'è da fare perché la Formula 1 si evolve in maniera estremamente veloce, se si resta sullo stesso programma per due mesi può accadere che quel piano diventi vecchio. Quindi richiede un'intensità importante dal punto di vista della leadership, un approccio che si deve propagare a tutte le mille persone che compongono la squadra, direi che questo modello non ha uguali in nessun altro tipo di industria".

McLaren MCL38: ecco l'ultima evoluzione del fondo

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Foto di: Andreas Beil

Nelle prime 5 gare avete pagato un gap di 99 punti rispetto alla Red Bull. Cosa non riuscivate a mettere a fuoco ad inizio stagione?
“C'è una spiegazione molto razionale. Gli aggiornamenti che abbiamo portato in Austria e Singapore 2023 ci hanno permesso di colmare un gap di performance enorme, circa un secondo, ma per riuscirci abbiamo usato molta della benzina che avevamo nel serbatoio a livello di conoscenze, e questo ha avuto un impatto sulla macchina ‘lancio’ per la stagione 2024. Se prendiamo l’esempio Red Bull, vediamo che nel corso del 2023 hanno portato in pista meno sviluppi, quindi hanno accumulato molte idee e conoscenze che sono state riversate nella macchina del 2024. La valutazione dello sviluppo di una squadra va osservato in un periodo sufficientemente lungo da superare queste fluttuazioni che dipendono anche da quando vengono portate in pista le novità”.

Non è suonato alcun allarme dopo le prime cinque gare stagionali?
“Non c’è stata alcuna preoccupazione, quando abbiamo messo in pista la macchina lancio del 2024, constatando che Ferrari e Mercedes nel corso dell’inverno aveva fatto un salto in avanti più grande del nostro, non ci siamo preoccupati più di tanto. Eravamo di fatto la quarta forza in campo, ma allo stesso tempo vedevamo nello sviluppo che procedeva in background che continuavamo a migliorare, e quando è arrivato il momento di portare in pista gli aggiornamenti, nel weekend di Miami, abbiamo fatto il salto in avanti che ci aspettavamo".

"Da parte mia sono estremamente soddisfatto di ciò che il team è riuscito a realizzare in questo lungo arco di tempo iniziato lo scorso anno, indipendentemente da quando questi sviluppi sono stati portati in pista. Ci sono dei tempi tecnici per sviluppare le conoscenze e trasformarle in aggiornamenti, tutto va osservato nel lungo periodo”.

Andrea Stella, Team Principal McLaren, si congratula con Lando Norris dopo una vittoria

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Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

Correre nelle prime posizioni ha comportato il dover affrontare problematiche nuove. Quali valutazioni avete fatto per decidere come gestire in pista Oscar e Lando?
“La ‘gestione piloti’ va inquadrata nel contesto della competitività della vettura. Bisogna sempre avere una linea di gestione, ma se competi per la decima e l’undicesima posizione gli sforzi sono tutti indirizzati verso il raggiungimento della competitività. È quando si arriva a lottare per le prime posizioni che lo scenario cambia. Il nostro focus è stato sempre incentrato sulla massima collaborazione, questo perché c'è un obiettivo principale, qualcosa più grande del team principal, qualcosa più grande di Lando e qualcosa più grande di Oscar, ed è l'interesse del team, della McLaren".

"Questo aspetto non è negoziabile, in qualsiasi situazione. Abbiamo sempre affrontato la gestione dei piloti, ed in generale le regole con cui andiamo in pista, secondo alcuni principi: il primo, come ho detto, è l'interesse del team, il secondo è la sportività, o se preferite, l'integrità”.

In cosa si traduce nella gestione quotidiana di due talenti di grandi ambizioni come Lando e Oscar?
“Sono valori molto importanti, vogliamo agire in modo giusto e corretto nei confronti di entrambi i nostri piloti, e questo aspetto diventa ancora più importante quando hai due talenti che dispongono delle capacità e di tutto il pacchetto che serve per vincere delle gare. Abbiamo lavorato duro per essere dove siamo oggi, abbiamo lavorato duro per avere e far crescere Oscar, così come Lando".

"Quando hai due piloti che collaborano ne beneficia la crescita della squadra, e da quando abbiamo potuto mettere a disposizione di Lando e Oscar una monoposto competitiva, ovvero dal Gran Premio di Miami, la McLaren è diventata la squadra che ha conquistato più punti nella classifica Costruttori. Quando arrivi ad essere in questa situazione c’è da definire una situazione che, credo, vorrebbero avere in tanti: come gestisci i piloti? Partiamo sempre dai nostri principi, non li negoziamo”.

Si può davvero gestire una squadra di vertice senza un pilota numero uno?
“Non abbiamo un pilota numero uno e neanche un numero due, questo è uno scenario che funziona bene per i media e nelle conversazioni da pub, ma non va bene quando gestisci una squadra di Formula 1 perché devi tener presente anche il futuro. Non posso sapere se in questa stagione vinceremo, ma sono consapevole che vogliamo essere in condizioni di vincere nel 25, nel 26 e nel 27, e se nella gestione della stagione 2024 arrivo a distruggere gli equilibri, finirà che non avrò una base solida negli anni successivi".

"Questo è il modo in cui credo si debba lavorare in Formula 1, poi sono cosciente che possano sempre presentarsi delle situazioni complesse. Quando sento parlare dell'approccio matematico del tipo ‘Oscar da qui in avanti deve mettersi dietro a Lando’ rispondo che lo stesso Lando non vuole che Oscar si metta a disposizione. La mia sfida è poter contare su un gruppo unito e compatto, non posso essere sicuro che faremo sempre un buon lavoro, ma dobbiamo sempre aver chiaro che siamo qui per continuare lavorare a costruire, non con l’obiettivo di avere un weekend di gloria, ma per fare bene negli anni a venire”.

Oscar Piastri e Lando Norris: in McLaren non esiste una prima guida

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Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

Cosa vi ha convinto che Oscar fosse il giovane su cui puntare?
“Abbiamo studiato il suo percorso nelle varie formule propedeutiche. Per riuscire a vincere nelle categorie junior nella stagione d’esordio ci vogliono dei requisiti molto speciali perché sono campionati nei quali è molto difficile riuscire ad imporsi con consistenza. Ci sono riusciti in pochi, piloti che poi in Formula 1 sono subito andati bene, pensiamo, ad esempio a Leclerc, in Formula 2 ha dominato, ed Oscar è stato vincente al primo anno e vincente anche in un certo modo, ovvero sfruttando al meglio ciò che aveva a disposizione".

"Poi di Oscar ci piacevano molto anche le qualità personali, è un tipo molto calmo, molto posato, sicuro di sé ma senza essere arrogante. Le qualità che abbiamo visto nelle categorie junior, unite alle caratteristiche personali, ci hanno fatto individuare Oscar come il pilota perfetto da affiancare a Lando per il percorso che avevamo intrapreso da poco in McLaren".

"Quando Oscar è entrato a far parte della nostra squadra c’era ancora parecchio da fare, e quando devi costruire ti servono piloti in grando di massimizzare quello che hanno a disposizione ma anche giovani talenti disposti a crescere insieme a te. Se in squadra arriva un campione con molti titoli mondiali è chiaro che la pressione salirà, con il rischio che si crei uno sbilanciamento tra le aspettative dei piloti e che poi si ottiene in pista. Per questi motivi una figura come quella di Oscar si incastrava molto bene con le nostre esigenze, e credo che il tempo ci abbia dato ragione”.

Lando Norris, McLaren MCL38

Lando Norris, McLaren MCL38

Foto di: Andreas Beil

Sarete chiamati a gestire le risorse da dedicare alle stagioni 2025 e 2026. Quanto è difficile questo aspetto considerando che al via del 2025 sarete nella sfera dei favoriti attesi ad una grande stagione?
“Il punto di partenza per noi non fa differenza. Stiamo facendo le stesse cose che facevamo prima dello sviluppo portato in Austria lo scorso anno, la nostra visione ed il nostro modo di approcciare la performance, sono cambiate molto".

"In questa fase della stagione è chiaro che il programma 2024 è fondamentalmente chiuso, questo non vuol dire che non vedremo delle novità per le prossime gare, ma il programma di sviluppo è finito. L’attività della maggior parte del team si è spostata sul progetto 2025, ma allo stesso tempo, visto che dal 2 gennaio inizierà l’attività in galleria del vento e al CFD per la macchina 2026, ci sarà fase un’avanzata di lavoro per permetterci il prossimo 2 gennaio di premere il bottone verde e cominciare il lavoro di sviluppo. Questo è quello che succede in un team di Formula 1, devo dire che ora è più semplice rispetto ad un mese fa, quando avevamo tre filoni di sviluppo che avvenivano sotto lo stesso tetto, visto che era ancora operativo il lavoro sulla monoposto attuale”.

Quanto vi hanno dato fastidio le polemiche sull'ala di Baku?
“Le nostre ali erano conformi ai regolamenti tecnici e superavano tutte le verifiche di flessibilità in vigore, allo stesso tempo abbiamo avuto delle conversazioni con la Federazione Internazionale ricevendo tutte le rassicurazioni del caso. Ovviamente abbiamo letto molti commenti sui media, pareri che sono arrivati principalmente da parte dei nostri avversari, non necessariamente dai giornalisti, e certi articoli sono sembrati un veicolo per diffondere la voce di alcuni dei nostri avversari in pista".

"Se vogliamo parlare di fastidio, giusto per usare la parola contenuta nella domanda, sì c’è stato, vedere articoli che sono apparsi come uno strumento utilizzato da team che, tramite i media, volevano mettere la McLaren in una cattiva luce. Gli aspetti tecnici si affrontano con la Federazione, si affrontano con i regolamenti, si affrontano con le verifiche, ma cercare di mettere un team in cattiva luce ci fa entrare in uno scenario dove non c’è nulla di concreto".

"È un tentativo di guerra psicologica mirata ad indebolire l'avversario, ma da parte nostra i fatti erano molto chiari. Alla fine, questa storia ci ha rafforzato ancora di più come squadra, perché quando gli avversari cominciano a distrarsi pensando alle nostre soluzioni tecniche… ci stanno dando delle buone notizie, vuol dire che stanno un pochino perdendo la bussola”.

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