F1 | Ferrari, non solo gestione gomma: cosa c'è dietro la doppietta
In Texas non ha brillato una stella solitaria, bensì due, accese di rosso come la Ferrari. Il Cavallino è riuscita a fare la differenza in gara con un passo irraggiungibile per gli avversari, specie nel primo stint. Tuttavia, in un GP con basso degrado, non è solo una questione di gestione del consumo gomma: ecco cosa c'è dietro la doppietta.
Dopo alcuni appuntamenti convincenti sul piano delle prestazioni, alla vigilia del GP degli Stati Uniti si era parlato di “esame Austin” per Ferrari, non solo perché il tracciato statunitense è uno dei più completi dell’intero calendario, ma anche perché il Cavallino era alla ricerca di conferme sulla bontà delle novità portate da Monza in poi anche su tracciati potenzialmente meno favorevoli alle caratteristiche della SF-24.
Un esame che, pur con le sue piccole criticità nel corso del weekend, si potrebbe definire superato con lode per una doppietta meritata in base a quanto fatto vedere in pista durante la corsa, sia in termini di performance che di lettura della gara. La Rossa ha così festeggiato la quarta vittoria stagionale con una vettura che, ancora una volta, ha fatto della performance sulla lunga distanza il suo strumento migliore per sorprendere gli avversari.
Tuttavia, è interessante capire come si è concretizzata questa vittoria e, soprattutto, come è nata quella superiorità che ha spiazzato soprattutto nella prima parte di gara sulle medie, quanto Leclerc ha gettato le basi per il suo terzo trionfo stagionale con un ritmo di fatto inarrivabile per tutti gli altri.
Carlos Sainz, Ferrari, Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Ferrari
Pur non essendo riusciti a centrare la prima fila, dopo la qualifica entrambi i piloti della Ferrari avevano mostrato una certa fiducia in ottica gara, non solo perché già nella sprint si erano visti dei segnali positivi sul potenziale della SF-24, ma anche perché sul giro secco con la gomma più tenera vi erano limitazioni specifiche che avrebbero dovuto avere un’influenza più contenuta in gara.
In parte il segreto del suo successo sta proprio in questa altalena di prestazioni tra la qualifica e la gara, perché durante la corsa della domenica la Rossa si è dimostrata molto efficace non solo in quei punti dove comunque aveva già mostrato buone qualità nel resto del weekend, come in fase di trazione nelle zone più lente, ma anche dove aveva sofferto sul giro secco, ovvero proprio nei curvoni. Ad Austin alcuni team hanno faticato a gestire la deformazione della soft nei curvoni veloci prediligendo invece il maggior supporto offerto da mescole più dure, tra cui la stessa Ferrari. Inoltre, come raccontato dai piloti stessi, in qualifica la SF-24 ha sofferto il bottoming sugli avvallamenti presenti in diversi tratti della pista, come nello snake, togliendo fiducia ai piloti.
“Penso che ci sia stato un enorme passo avanti nelle parti in cui è stato riasfaltato. Penso comunque che il primo settore sia, a parte la curva 1 che è stata riasfaltata, su curva 3, 4, 5, 6 e 7 c’è ancora un bel po' di lavoro da fare perché ci sono tanti avvallamenti”, ha spiegato Leclerc.
Elementi che durante la corsa hanno avuto un peso specifico meno importante sulle performance della Rossa, tanto che Ferrari ha apportato pochissime modifiche d'assetto nella finestra post-sprint, proprio perché era convinta di aver trovato una buona finestra per la corsa. Come visto nella sprint, l’aver utilizzato pneumatici più duri ha fornito un supporto più efficace nella percorrenza dei curvoni, ma a ciò si aggiunge anche il fatto che, con velocità più basse in gara, si è ridotto anche l’effetto dello strisciamento sull’asfalto, rendendo più semplice per i piloti cercare e trovare il limite.
Le scintille provocate dal pattino che tocca l'asfalto
Foto di: Ferrari
Indubbiamente, la scommessa di Leclerc di preparare la prima curva alla partenza in modo tale da poter strappare la prima posizione a Verstappen e Norris ha pagato, soprattutto perché ha permesso di girare in aria libera su un tracciato dove la scia sporca ha un peso abbastanza importante. Tuttavia, l’elemento su cui è interessante posare l’attenzione è legato soprattutto al passo mantenuto dal Ferrarista sin dalle prime tornate, non solo perché di fatto si è rivelato impareggiabile per gli avversari, ma anche perché si contrappone all’approccio che si era visto nella sprint.
Se al sabato l’idea era quella di gestire le coperture nella prima parte di gara, specie considerando che vi erano pochi dati su quale avrebbe potuto essere l’usura, alla domenica si è visto un comportamento totalmente opposto. Mentre in tanti erano comunque preoccupati del rischio degrado, complici le calde temperature di Austin, sin dal primo giro Leclerc ha martellato sul cronometro, segnando tempi che, in realtà, hanno colto di sorpresa anche la Red Bull, che dopo la Safety Car non si aspettava un ritmo così aggressivo. Per tutto il primo stint, infatti, il monegasco è andato solo due volte sopra il passo dell'1:39.
La scelta di spingere sull’acceleratore sin da subito senza pensare troppo alla questione del degrado si è rivelata corretta, non solo perché il Ferrarista è riuscito subito a guadagnare un margine di sicurezza che gli ha poi permesso di gestire lo stint sulla hard, ma anche perché alla fine il degrado si è rivelato estremamente contenuto. L’evoluzione dell’asfalto, completamente nuovo in diversi tratti della pista, ha reso il consumo più delle previsioni, tanto che da una gara a due soste ipotizzata dalla maggior parte delle squadre, la quasi totalità dei piloti si è spostata verso una strategia con un solo pit stop.
Analizzando i dati della prima parte di gara, si può notare come vi sia stato un livellamento su quelli che erano i punti deboli della Ferrari sul giro secco, soprattutto da curva 5 in poi, dove si è passati dal doversi difendere e non perdere troppo tempo a poter ragionare su un GP all’attacco, anche con Sainz. Seppur sia vero che Red Bull, abbia pagato le scelte di setup post-sprint avendo reso l’auto più sottosterzante per proteggere l’asse posteriore, tanto da togliere fiducia a Verstappen in macchina, anche nei confronti della McLaren la SF-24 si è rivelata estremamente efficace nel veloce, per poi sfruttare i suoi punti di forza e fare la differenza nella fase di trazione nei tratti lenti, come all’inizio del terzo settore.
Confronto tra Leclerc e Verstappen in gara nel GP degli Stati Uniti 2024
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Un vantaggio che si è osservato soprattutto nello stint sulle medie più che in quello sulla hard, dove si è ridotto il vantaggio nei tratti lenti, anche perché la mescola più dura già dalle libere del venerdì aveva dimostrato di avere tanto supporto all’anteriore nelle curve veloci, ma di essere un pochino più limitante in fase di trazione.
A pesare, in realtà, sono stati anche altri due fattori: la necessità di incrementare il lift and coast per preservare carburante (forse perché non ci si aspettava una gara con un ritmo così rapido), specie con Sainz, sia il traffico dei doppiati, finendo nella scia dell’aria sporca. Anche per questo è stato fondamentale riuscire a conquistare già nel primo giro la testa della corsa, perché con due vetture davanti, pur avendo un passo più consistente, il rischio era quello di dover fare i conti con l’aria sporca e patire il surriscaldamento in alcuni punti critici, dovendo così fare ricorso all’undercut per avanzare in classifica. Ciò lo si è visto anche con lo spagnolo, con i tecnici del Cavallino che hanno letto molto bene il (non) degrado attaccato Verstappen al pit stop: girare in aria pulita ha poi permesso di estendere con entrambe le vetture e gestire fino alla fine.
Per quanto la doppietta sia arrivata in un momento cruciale della stagione, ma anche in una fase chiave dello sviluppo di questa vettura, giustamente Vasseur vuole mantenere un profilo basso, perché sa che con distacchi così compatti la griglia può cambiare valori da una gara all'altra. Tuttavia, la performance di Austin infonde un'iniezione di fuducia che fa da slancio all'ultima parte del mondiale.
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