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F1 | Mercedes: la finestra ristretta porta al limite i piloti

Ad Austin Mercedes non è riuscita a fare il salto avanti che sperava. Dal punto di vista della guida per i piloti, quello statunitense è stata una delle tappe più difficili della stagione, soprattutto per i fenomeni di saltellamento che hanno portato a commettere errori nelle curve veloci. La W15 continua ad avere una finestra troppo ristretta.

Lewis Hamilton, Mercedes F1 W15

In lotta per la pole position al venerdì pomeriggio e alla ricerca di una rimonta dal fondo alla domenica. Il fine settimana della Mercedes non è propriamente di quelli da incorniciare, soprattutto perché arriva in un weekend dove la Stella aveva portato tante novità aerodinamiche con cui sperava di fare un salto in avanti sul piano della performance.

Tuttavia, l’appuntamento statunitense non è stato in crescendo, ma ha seguito il percorso opposto, con un calo che l’ha portata a lottare solo per la terza fila in qualifica con George Russell, mentre con Lewis Hamilton si è registrata una clamorosa eliminazione in Q1. A pesare è stato però anche l’incidente con Russell, il quale ha danneggiato pesantemente la vettura, costringendo i meccanici non solo a lavorare sulla monoposto durante la nottata per ultimare le riparazioni, dovendo così partire dai box, ma anche a tornare sul vecchio pacchetto, dato che non vi era un kit di scorta aggiuntivo.

In gara l’inglese è poi riuscito a rimontare fino al sesto posto davanti alla Red Bull di Sergio Perez, anche grazie a una buona strategia: la scelta di partire sulla hard, come hanno dimostrato anche Liam Lawson e Franco Colapinto in top ten, si è rivelata molto efficace per come si è evoluta la corsa grazie al basso degrado, permettendo di limitare i danni. Tuttavia, dall’altra parte si è evidenziato un mesto molto amaro per Lewis Hamilton, fermo nella ghiaia dopo aver perso la vettura in testacoda al secondo giro, proprio nello stesso punto dove il giorno precedente era andato a sbattere Russell.

Le scintille provocate dal pattino che tocca l'asfalto nelle curve veloci sulla Mercedes

Le scintille provocate dal pattino che tocca l'asfalto nelle curve veloci sulla Mercedes

Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images

“Finire sesto davanti a una Red Bull è davvero fantastico. Ovviamente ci si interroga sempre su quello che sarebbe potuto essere, ma al momento abbiamo a che fare con una vettura difficile”, ha spiegato Russell. “Lewis [Hamilton] non commette mai errori e oggi ha avuto la stessa identica situazione che è capitata a me ieri. Questa è la bestia con cui abbiamo a che fare in questo momento”.

Ed è proprio da qui che ripartire il weekend Mercedes, da quel testacoda di Hamilton che lo ha portato a concludere mestamente la sua gara dopo pochi chilometri. Secondo il sette volte iridato, il pacchetto portato ad Austin, evoluzione del fondo bocciato a Spa, avrebbe reintrodotto del bouncing, elemento che sarebbe alla base anche dei due incidenti nel corso del weekend. Curva 19 è una delle più difficili della pista statunitense, perché si entra con tanta velocità cercando di resistere al sottosterzo: nel momento in cui entra in gioco il saltellamento, il rischio di perdere all’improvviso la vettura è concreto.

Andando a ripercorrere il fine settimana, sin dalle prime sessioni di libere si è vista una Mercedes molto difficile da guidare sugli avvallamenti, specie nella sequenza veloce del primo settore, dove entrambi i piloti hanno rischiato di perdere la vettura, con Hamilton finito addirittura in testacoda. Proprio in quella occasione si è visto bene quanto la vettura toccasse l’asfalto e quanto soffrisse sugli avvallamenti, per cui non sorprendono le difficoltà nell’affrontare quel tratto evidenziate già nelle libere.

L'aspetto di fondo, però, è che queste difficoltà generali in termini di guida non sono evidenti solo con il nuovo pacchetto, ma hanno rappresentato un tema per tutto l’anno. Toto Wolff ha voluto sottolineare come, a differenza di quanto avvenuto a Spa, i primi dati non mostrano un problema fondamentale con il nuovo pacchetto di aggiornamenti, motivo per il quale dovrebbe essere mantenuto anche la prossima settimana in Messico.

Dettaglio tecnico della Mercedes W15

Dettaglio tecnico della Mercedes W15

Foto di: Andreas Beil

“Non credo che ci sia un problema fondamentale nell'aggiornamento, anzi. Il mio pensiero è che ci sia più interazione sull'aerodinamica e sulla meccanica. Quindi continueremo con l'aggiornamento, non ha senso non farlo, perché c'è molto, molto tempo che non abbiamo ancora estratto ma, d'altra parte, è necessario essere molto aperti. George ha guidato l'aggiornamento di luglio poi in gara perché non avevamo il fondo di scorta, e sembrava piuttosto competitivo”, ha detto Wolff a fine gara.

Il tema di fondo, però, è che questa Mercedes, anche ad Austin, ha dimostrato ancora una volta di avere una finestra di utilizzo estremamente ridotta, un problema che in realtà si porta dietro non solo da quest’anno, ma già dagli anni passati. Quando si avvicina alle condizioni ideali, la vettura riesce ad esprimersi e tirare fuori un buon potenziale, ma quando si esce fuori da quella finestra, allora la monoposto fatica ad essere competitiva, specie con il caldo, tanto che al sabato, quando vi sono state temperature piuttosto calde, Russell ha faticato con il degrado termico dell’anteriore sinistra.

Questo aspetto se ne lega a un altro, quello della difficoltà dei piloti nell’estrarre il meglio dal pacchetto proprio dal punto di vista della guida, qualcosa che non è legato solo ai singoli aggiornamenti, bensì al DNA della W15. Spesso la monoposto di Brackley ha dimostrato di essere nervosa e imprevedibile, per cui per i piloti non diventa solamente difficile guidarla al massimo del suo potenziale, ma anche capire e comprenderne il comportamento.

La speranza della Mercedes era che questo pacchetto potesse aiutare ad ampliare la finestra della W15 e renderla più facile, più onesta, anche per i piloti. Sicuramente avere più tempo a disposizione durante le libere per effettuare dei test specifici in Messico potrebbe aiutare a trovare una finestra a livello di set-up più efficace, ma Austin rimane un weekend in cui sono emersi più dubbi che certezze: “È chiaro che l'incoerenza che abbiamo con le auto a effetto suolo da due anni e mezzo è un problema che dobbiamo risolvere. Ma non credo che siamo lontani. Penso che sia un passo avanti per capire meglio”, ha aggiunto Wolff, sottolineando come in generale lo sviluppo negli ultimi due anni e mezzo sia stata come un’altalena, di cui Hamilton si è spesso lamentato.

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