F1 | Retroscena Russell: ecco perché ha scelto di fare un pit stop
George è stato vittima della sua stessa scelta: il maggiore consumo di gomma (ha percorso 34 giri con le hard contro i 18 di Hamilton) ha causato il calo di peso di 1,5 kg che lo ha portato alla squalifica. Interessante è scoprire come l'inglese sia arrivato a prendere in gara una decisione che non era stata discussa nel briefing pre GP.
George Russell, Mercedes-AMG F1 Team
Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images
Alle 17:50, circa due ore dopo la bandiera a scacchi che ha decretato George Russell vincitore del Gran Premio del Belgio, una mail inviata dai commissari tecnici ha informato che in sede di verifiche tecniche la monoposto numero 63 era risultata 1,5 kg sotto il limite minimo imposto dal regolamento, 798 kg.
La prassi prevede che la segnalazione fatta dal delegato tecnico Jo Bauer venga inoltrata al collegio dei commissari sportivi, ai quali spetta la verifica che non ci siano circostanze attenuanti previste dall’articolo 35.3 del regolamento sportivo: “salvo il caso in cui la carenza di peso sia dovuta alla perdita accidentale di un componente della vettura”. Non era il caso di Russell.
George Russell davanti a Lewis Hamilton: poi l'esclusione del vincitore per la W15 sotto peso
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Ma come è possibile che i tecnici della Mercedes abbiano compiuto un errore così grossolano? Il paradosso è che a privare Russell di quello che sarebbe stato il suo secondo successo stagionale è stata la decisione che lo aveva portato alla vittoria.
“Probabilmente la sosta unica ci ha condannato – ha ammesso Toto Wolff – ma questa non è una scusa, abbiamo sbagliato”. Russell ha percorso 34 giri con un set di gomme hard, quasi il doppio di quelli completati da Hamilton. I 126 km in più coperti da Russell hanno usurato maggiormente gli pneumatici, e la strategia con una sola sosta non era nei radar delle squadre prima del via, quindi difficilmente questo scenario è stato valutato nei calcoli del peso fatto degli ingegneri.
C’è anche un altro aspetto che ha giocato contro Russell: a Spa i piloti non completano il giro d’onore. Subito dopo aver tagliato il traguardo entrano in pit-lane alla curva Source percorrendo la corsia box in senso opposto a quello di marcia per arrestare le monoposto sotto il podio.
Solitamente nel giro d’onore i piloti percorrono volutamente traiettorie diverse da quelle di gara transitando dove si depositano i ‘murble’, ovvero pezzi di gomma che si staccano dagli pneumatici. Si stima che le parti di gomma raccolte nel giro d’onore aumentino il peso di uno pneumatico posteriore di 400 grammi, 300 per gli anteriori. Un peso complessivo che, abbinato all’usura naturale dovuta ai 18 giri percorsi in più, ha molto probabilmente condannato Russell.
Totto Wolff, Mercedes
Foto di: Erik Junius
“Ci sono ovviamente tanti aspetti positivi legati alla gara di George – ha concluso Wolff - ma per lui è un duro colpo perdere una vittoria per di più su una pista sulla quale tutti sognano di poter vincere. Perdere una doppietta è frustrante e non possiamo che scusarci con George. Lewis è stato il più veloce tra tutti coloro che hanno fatto due soste ed è un vincitore meritevole".
"Avevamo una monoposto che oggi è stata il punto di riferimento con due strategie diverse. Solo pochi mesi fa, sarebbe stato inconcepibile. Andremo in vacanza con il trend positivo di tre vittorie nelle ultime quattro gare, cercheremo di tornare in pista dopo la pausa con l'obiettivo di mantenere questo trend positivo”.
Come è maturata la scelta della sosta singola
Prima della partenza nessuno dei top team ha considerato la possibilità di poter completare i 44 giri di gara in programma con un solo pit-stop, l’analisi dei dati raccolti venerdì indicavano la corsa con pit-stop singolo più lenta di circa otto secondi. Russell ha completato il primo pit-stop al decimo giro (montando un set di gomme hard) mantenendo la sesta posizione, diventata poi quinta dopo la prima sosta di Sainz.
Quando sono iniziate le seconde soste, inaugurate da Leclerc, Russell ha dato un input cruciale alla squadra, chiedendo in quale posizione avrebbe terminato la corsa se fosse entrato in pit-lane per la seconda sosta. La risposta è stata “quinto posto”, e la stessa identica indicazione è arrivata quando George ha chiesto cosa sarebbe accaduto se fosse rimasto in pista senza effettuare un secondo cambio gomme. Secondo le simulazioni della Mercedes (basata sui dati del venerdì) Russell, restando in pista, non avrebbe avuto comunque nulla da perdere. A quel punto George ha proseguito.
George Russell, Mercedes-AMG F1: la gioia del podio è durata poco...
Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images
Quando gli avversari diretti hanno completato il secondo pit stop, Russell è sfilato in testa (giro 31) e da quel momento ha avuto anche i benefici che derivano dal poter girare in aria pulita.
“Ad un certo punto mi sono chiesto se non stessi dimenticando qualcosa – ha ammesso George – vedevo che giro dopo giro i miei tempi miglioravano, e per quanto Oscar e Lewis stessero guadagnando terreno, la mia performance era buona”. Russell ha centrato un ‘all in’, ma ci sono ovviamente anche delle valutazioni tecniche dietro la sua scommessa che almeno sotto la bandiera a scacchi è stata vincente.
I dati raccolti nei long-run di venerdì non hanno trovato riscontri su un asfalto più caldo di 12 gradi su cui si è disputata la gara. La temperatura ha avuto un peso, ma c’è anche da sottolineare che nessuna squadra prima della gara aveva finito un long-run con pneumatici hard.
Solo la Red Bull (ma nella sessione FP1 con pista non gommata) aveva completato dei giri con gomme ‘bianche’, tutte le altre squadre avevano preferito conservare le hard in vista della gara avendone a disposizione solo due treni. E proprio in gara è emerso che il temuto graining non era una minaccia come nelle previsioni, i primi segnali sono arrivati quando alcuni piloti hanno chiesto di poter allungare il proprio stint, messaggi in controtendenza rispetto a ciò che si ascolta di solito nei team-radio.
“Sia al termine del primo che del secondo stint quando mi sono fermato avevo ancora gomma”, ha sottolineato Hamilton, ma nel caso di Lewis la seconda sosta è stata imposta dal dove rispondere al tentativo di undercut da parte di Leclerc e Piastri.
La gara di Hamilton è stata impeccabile sia per la determinazione mostrata al via nei confronti di Perez che per l’intensità del ritmo confermata in tutti i 44 giri percorsi. In pista è stato battuto per cinque decimi Russell, poi, tre ore dopo la bandiera a scacchi è arrivata la notizia dell’esclusione di Russell che ha garantito a Hamilton la sua vittoria n. 105 in Formula 1.
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