F1 | Doppio pit stop: due soste nei primi giri per chi scatta dietro?
La variazione regolamentare che è stata decisa per il GP di Monaco fa discutere squadre e piloti. Nonostante le simulazioni fatte, le strategie non sono affatto chiare e potrebbero cambiare in funzione del degrado delle gomme che sarà rilevato domani nelle libere. Per ora si sentono le considerazioni più diverse con soluzioni che fra le più strane.
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images
Come era facilmente prevedibile, nella vigilia del weekend nel Principato tengono banco le opinioni sul doppio pit stop obbligatorio introdotto dalla FIA per la gara monegasca. Nel paddock ci sono molte teorie. “Chi scatterà nella retrovie potrebbe fermarsi al termine del primo e del secondo giro, completando in sequenza le due soste”, oppure, “in caso di safety car chi non ha ancora completato alcuna sosta ne farà due consecutive”. Al di là dei possibili scenari che possono anche essere affascinanti, c’è un timore più concreto, ed è il traffico in pit lane.
Le strategie sui due pit stop obbligatori non sono ancora chiare
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
Ci sono diversi aspetti che preoccupano soprattutto i top-team. Le posizioni delle squadre (stilate seguendo l’ordine della classifica Costruttori 2024) vedono McLaren come prima squadra all’ingresso della corsia box, seguita da Ferrari fino a Sauber, che occupa gli ultimi box prima dell’uscita dalla pit lane.
In uno scenario di safety car, nel quale tutte le monoposto rientrano in pit senza ampi margini tra loro, chi si trova nelle prime posizioni rischia grosso. Se alle sue spalle il gruppo non dovesse risultare sgranato, rischia di dover attendere a lungo prima di poter ripartire dopo il cambio gomme. Soprattutto a Monaco, nulla sarà tollerato in materia di unsafe release considerando le dimensioni ridotte della pit lane e la situazione di pericolo che una manovra azzardata può innescare.
A Monte Carlo squadre e piloti sono consapevoli che l’unica opportunità per poter portare a termine un sorpasso è una grande differenza in termini di usura degli pneumatici, la differenza in termini di laptime per potere azzardare un attacco è di circa tre secondi. L’unica reale chance per guadagnare posizioni sarà quella di sfruttare la strategia, non solo intesa come la chiamata in pit lane.
Alex Albon, Williams
Foto di: Jayce Illman / Getty Images
“Ci si può aiutare tra compagni di squadra – ha commentato Albon – un esempio in merito è quanto fatto dalla Haas lo scorso anno a Jeddah, quando Magnussen rallentò parecchio per avvantaggiare Hulkenberg. Credo che un doppio pit stop possa offrire maggiori possibilità di poter innescare questo tipo di situazioni”.
Quanto detto da Albon è stato verificato anche dagli ingegneri che si occupano delle strategie. La doppia sosta obbligatoria comporta una quantità così ampia di variabili da rendere impossibile un’analisi completa di tutti gli scenari.
L’approccio sarà quello di navigare a vista, preparandosi a reagire in caso di safety car o virtual, ma difficilmente prima di metà gara gli strateghi delle squadre potranno avere chiaro l’intero svolgimento della corsa. La mescola C4 (hard in questo weekend) permette di completare i 78 giri in programma, ma c’è anche chi è convinto che anche la C5 potrebbe confermarsi gomma da gara, e questa probabilmente è una delle poche certezze.
Un altro punto riguarda la possibilità che le squadre possano differenziare le strategie sulle due monoposto, ed in alcuni casi più estremi sacrificare uno dei due piloti. “Per un team nella seconda parte della griglia potrebbe essere un jolly da giocare – ha confessato un ingegnere di un top team – è abbastanza chiaro che una safety car potrebbe risultare determinante ai fini del risultato finale, e avere due piloti su differenti strategie raddoppia la possibilità di cogliere un’opportunità. Non c’è poco in ballo, chi indovinerà tutto rischia di fare un colpaccio che può dare il senso alla stagione”.
Oscar Piastri sulla McLaren: anche a Monaco la gomma rossa sarà la C6
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
A completare uno scenario zeppo di punti interrogativi c’è anche la mescola C6. Ad Imola il compound più morbido della gamma Pirelli ha fatto sorgere qualche dubbio in merito alla tenuta nel giro di qualifica, e la conferma è arrivata in Q3 con gli exploit delle due Aston Martin e di George Russell con un set di C5.
Anche a Monte Carlo non è da escludere che la C6 possa uscire dalla finestra ideale di temperatura nella seconda metà del giro, ma allo stesso tempo il grip che garantisce è maggiore, rappresentando un vantaggio in trazione in uscita dalla Saint Devote e nel passaggio al Casinò. Le prime risposte arriveranno nelle sessioni di prove libere in programma domani, ma difficilmente tutti i punti interrogativi saranno spuntati prima delle qualifiche di sabato...
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