F1 | Aston Martin, non è solo questione di PU: problemi anche di carico e bilanciamento
Sin dal via della stagione 2026 Honda è nell'occhio del ciclone per i problemi denotati dalla power unit, ma i problemi di Aston Martin derivano anche dalla AMR26: secondo i piloti manca carico aerodinamico e il bilanciamento è deficitario.
Fernando Alonso, Aston Martin Racing
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
Non è un periodo semplice per Koji Watanabe. Il presidente di HRC (Honda Racing Corporation) da ormai due mesi sta incassando critiche legate alla mancanza di competitività e di affidabilità della power unit che equipaggia l’Aston Martin. La squadra inglese puntava ad un 2026 con traguardi di alto profilo. Un rodaggio iniziale era stato messo in conto, ma già dai test precampionato è stato chiaro che le difficoltà legate al progetto Honda avrebbero ridimensionato drasticamente le ambizioni della vigilia.
Nel weekend di Melbourne Adrian Newey ha criticato pubblicamente la Honda; successivamente alcune dichiarazioni sono rientrate come fraintendimenti, ma i problemi restano. Parlando oggi a Suzuka, Watanabe ha ridimensionato quelle che erano apparse criticità sul fronte delle relazioni tra le parti. “Il rapporto tra Aston Martin e Honda è piuttosto buono. Il team di sviluppo Honda, gestito da Tetsushi Kakuda, e quello Aston Martin, rappresentano da Enrico Cardile, lavorano a stretto contatto. Anche io e il signor Stroll, così come io e Adrian Newey, abbiamo un ottimo rapporto, quindi non ho preoccupazioni a riguardo”.
Watanabe ha poi fatto il punto sulla situazione attuale della power unit. “Come sapete, in questo momento stiamo faticando e ci siano diverse ragioni. La prima è che il nuovo regolamento si è rivelato per noi un passo piuttosto impegnativo. La seconda è che abbiamo interrotto le attività in Formula 1 alla fine del 2021, annunciando poi il ritorno nel 2023, quindi c'è stato un periodo in cui la nostra attività è stata piuttosto limitata. Ci è voluto un po' di tempo per ricostruire l'organizzazione e riavviare lo sviluppo, e questo ha causato un ritardo nella partenza del progetto rispetto alla concorrenza”.
Lance Stroll, Aston Martin Racing
Foto di: Rudy Carezzevoli / Getty Images
L’agenda Honda: vibrazioni, affidabilità e performance
“Nel nostro stabilimento in Giappone – ha proseguito Watanabe - gli ingegneri di Aston Martin collaborano intensamente con quelli Honda. Credo che la cosa più importante sia continuare a progredire passo dopo passo”. La priorità, emersa chiaramente nei test disputati in Bahrain, è il problema di vibrazioni, che ha condizionato il comportamento della monoposto e messo a dura prova le scorte dei pacchi batterie. Nei test al banco prova le vibrazioni sono sempre state a livelli accettabili, ma una volta integrata la power unit nel telaio, sono diventate molto più intense.
“Ci siamo concentrati su come risolvere questo problema – ha confermato Watanabe – soprattutto per quanto riguarda la zona della batteria. Ma per trovare una soluzione definitiva non basta intervenire solo sulla power unit, stiamo lavorando a stretto contatto con Aston Martin per individuare soluzioni anche sul fronte telaio. Aston Martin e Honda non sono solo costruttore e motorista, ma due realtà che stanno lavorando a stretto contatto come un'unica squadra”.
“Qui a Suzuka abbiamo anche migliorato la gestione dell'energia per incrementare le prestazioni – ha concluso Watanabe – ma con il regolamento attuale non è semplice migliorare la performance. Per questo al momento ci stiamo concentrando sull'affidabilità e, nel rispetto del regolamento, vedremo cosa sarà possibile fare sul fronte prestazionale”.
Fernando Alonso, Aston Martin Racing
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
I PROBLEMI SONO DAVVERO DOVUTI SOLO ALLA POWER UNIT?
Al termine della prima giornata di attività in pista a Suzuka, Alonso e Stroll non sono andati oltre la diciannovesima e ventunesima posizione, con la Cadillac di Sergio Perez a sandwich. Alle loro spalle solo Arvid Lindblad, ma esclusivamente perché il pilota della Racing Bulls non è sceso in pista. Il gap dell’Aston Martin vetta si è confermato di tre secondi e mezzo, ed inizia a sorgere il dubbio che non sia solo una questione di power unit.
È vero che un motore che produce vibrazioni visibili anche ad occhio nudo nelle immagini onboard di Alonso e Stroll non è certo d’aiuto, così come il deficit di potenza. Ma lo stesso Stroll, parlando oggi al termine di una giornata difficile, non ha nascosto altre criticità. “Alcuni tratti di questa pista accentuano i nostri punti deboli, le sezioni ad altra velocità non piacciono molto alla nostra monoposto. Credo sia una combinazione di bilanciamento e deportanza”.
Non ci sono dubbi su quale sia la priorità in termini di criticità, ma in uno quadro complessivamente problematico è passato in secondo piano il rendimento della monoposto. Anche questo, oggi, rappresenta un punto interrogativo. Come ci si augura sull’asse Sakura-Silverstone, con il progressivo miglioramento della power unit (la Honda punta molto sull’ADUO) emergerà anche il reale potenziale della AMR26, rimasta finora un ‘oggetto’ indubbiamente interessante ma altrettanto misterioso.
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