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MotoGP | Inside Ducati: un GP difficile in Brasile. "Feeling disastroso"

Il video dietro le quinte di Ducati mostra un fine settimana pieno di dubbi per Márquez, con problemi di ‘feeling’, cadute in qualifica e una vittoria nella Sprint che ha mascherato il risultato finale.

Marc Marquez, Ducati Team

Ci sono weekend che iniziano con un sorriso e finiscono con una smorfia. E poi ci sono quelli di Marc Márquez, dove in appena tre giorni troviamo di tutto: l’ossessione per il dettaglio, la frustrazione, l’istinto e, alla fine, quel colpo di genio che cambia tutto. L’ultimo episodio di ‘Inside Ducati’ ne è di nuovo il miglior ritratto.

Già giovedì offriva un’immagine diversa. Niente bicicletta. Niente routine. Nel ritorno della MotoGP in Brasile, sul nuovo Autódromo Internacional Ayrton Senna de Goiana, Marc Márquez camminava sul tracciato con un taccuino in mano, accompagnato da un ingegnere, annotando ogni dosso, ogni riferimento, ogni dubbio.

«Non mi piace camminare, ma è necessario su una pista nuova", diceva con naturalezza. Perché se c’è una cosa che descrive bene che tipo è l’otto volte Campione è questa: non lasciare nulla al caso.

 

Venerdì: acqua, dubbi… e scherzi tra fratelli

Il venerdì ha iniziato a disegnare la vera sfida del weekend. La pista, ancora umida dopo la pioggia, complicava il grip. E Márquez lo ha capito in fretta: "È vero che quando sono in piega massima, la moto soffriva un po' di acquaplaning, perché le gomme si scaldavano molto e, quando toccavano l’acqua, si scomponeva".

Ma "Inside" ha regalato anche uno di quei momenti che umanizzano il paddock. Alex Márquez che si lamenta dell’odore dei suoi vestiti dopo aver usato l’ammorbidente… e Marc, senza perdere l’occasione: "Ora sa cosa significa vivere da solo".

Risate. Normalità. E di nuovo al lavoro.

Poi, già con tono serio, conversazione con Pecco Bagnaia sulle condizioni. Il piemontese convinto: la curva 5 era pericolosa. Márquez, più cauto, concordava sulla difficoltà. Il weekend cominciava ad evere le sue difficoltà.

Sabato: caos, caduta… e salvataggio

La qualifica è stata un piccolo terremoto dentro al box Ducati. Prima Bagnaia a terra. Poi Márquez. Due spaventi, due corse contro il tempo. Marc è arrivato ai box, si è seduto, ha chiesto calma… e ha ammesso il suo errore: era entrato troppo forte.

Nonostante questo, ha reagito. È tornato in pista e ha strappato una prima fila che sapeva di vittoria parziale: "L’abbiamo salvata, prima fila".

Ma l’espressione nel parco chiuso non era di piena soddisfazione. Tardozzi lo ha capito all’istante e ha provato a tranquillizzarlo. C’era margine. Mancavano due gare.

Il problema, però, era chiaro: "Disastroso il feeling con la seconda moto".

Il suo ingegnere incalzava: "La moto o le gomme?". Márquez, sincero: "Non lo so. Con la prima moto il feeling era impressionante".

E c’era ancora un’altra lettura. La pole di Fabio Di Giannantonio non era casuale: "Loro arrivavano dalla Q1 e su un circuito nuovo è sempre un vantaggio". Analisi pura. Fredda. Precisa.

Sprint: quando compare il predatore

E poi è arrivato il sabato pomeriggio. La Sprint. Il momento in cui Márquez smette di analizzare… e comincia ad attaccare. Vittoria. Combattuta. Costruita. Di quelle che si fanno giro dopo giro.

Dal muretto lo vedevano chiaro: "Lunga, eh…".

"Lunga, lunga, c’è stato un momento in cui pensavo di non prenderlo", rispondeva Marc scendendo dalla moto, con ancora l’adrenalina addosso. Il duello con Di Giannantonio è stato anche uno scontro di stili: "State guidando in modo molto diverso", gli faceva notare il suo ingegnere. "Il nostro stile di guida era totalmente opposto", confermava Márquez.

E poi, l’immagine ormai abituale: abbraccio con Gigi Dall’Igna. La complicità di chi sa che, anche quando tutto sembra andare storto, ha il leader che trova sempre la strada. "Passo dopo passo, siamo più vicini", riferendosi al fatto che aveva superato le due Aprilia.

Domenica: tensione, caos… e un finale a mani vuote

La domenica è iniziata storta ancora prima che si spegnesse il semaforo. Problemi con le pressioni delle gomme dalla parte di Bagnaia, tensione massima nel box e un Tardozzi sopraffatto: "Me l’hanno detto a 5 minuti dall’inizio…".

La gara ha finito per confermare i dubbi di Pecco, che è finito a terra: "La moto si comportava in modo molto strano, non potevo fare nulla, ero in balìa di ciò che faceva la moto".

Márquez, dal canto suo, ha tagliato il traguardo quarto. Senza brillare. Senza quell’istinto affilato del sabato: "Fin dall’inizio, mi sentivo come in Qualifica".

Lo stesso problema. Lo stesso ‘feeling’ perduto.

‘Inside Ducati’ lascia una conclusione chiara: la Casa di Borgo Panigale non è ancora la macchina perfetta di altri anni, e Bagnaia è ancora lontano dalla sua versione migliore. Ma nel frattempo Marc Márquez ha già fatto quello che sa fare meglio: guidare dall’interno, sopravvivere al caos… e ricordare a tutti che, quando fiuta un’opportunità, resta il più pericoloso.

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