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MotoGP | Taramasso: "Non è stata Michelin a chiedere di accorciare il GP del Brasile"

Il responsabile del fornitore unico di pneumatici della MotoGP ha chiarito che l'azienda francese non ha nulla a che vedere con la decisione della Direzione Gara di ridurre da 31 a 23 la distanza della gara lunga di Goiana, che è stata dettata esclusivamente dalle condizioni dell'asfalto alle curva 11 e 12, che si stava letteralmente sfaldando.

Piero Taramasso, responsabile Michelin MotoGP

Piero Taramasso, responsabile Michelin MotoGP

Foto di: Michelin Sport

Tra alluvioni prima del weekend, una voragine che si è aperta sul rettilineo di partenza nella giornata di sabato e l'asfalto che si stava letteralmente sfaldando tra le curve 11 e 12 alla domenica, il ritorno della MotoGP in Brasile rischia di essere ricordato a lungo, ma per i motivi sbagliati, perché il rinnovato Autodromo di Goiania ha mostrato dei grossi limiti strutturali, sicuramente non in linea con gli standard richiesti da un campionato di questa importanza.

Il problema che si è creato domenica ha generato decisamente scompiglio sulla griglia di partenza, perché ad appena sei minuti dal via del giro di formazione è arrivata la notizia che la distanza della gara lunga sarebbe stata ridotta da 31 a soli 23 giri. Una decisione che ha preso alla sprovvista team e piloti, che non hanno avuto tempo per reagire, e che in un primo momento era stata imputata ad una richiesta della Michelin. Successivamente, anche la direzione gara ha confermato che il problema era legato alle condizioni della pista, ma anche il fornitore unico di pneumatici ha chiarito la sua estraneità a quanto acceduto. Un concetto che il responsabile Piero Taramasso ha ribadito parlando anche con Motorsport.com.

"Quando è arrivata questa decisione a cinque minuti dalla partenza, tanta gente ci ha chiesto se fosse stata una cosa che veniva da noi, perché in passato è successo che i fornitori di pneumatici avessero chiesto di accorciare le gare o di obbligare il cambio moto, ma noi sapevamo che le soluzioni che avevamo portato a Goiania non avrebbero avuto problemi a finire la corsa. Anzi, siamo stati sorpresi, perché non sapevamo neanche che ci fosse questo problema con l'asfalto alle curve 11 e 12. Per questo abbiamo voluto chiarire anche nel comunicato stampa che abbiamo fatto domenica che non è stata una decisione nostra", ha spiegato Taramasso.

L' asfalto della pista di Goiânia dopo la MotoGP

L' asfalto della pista di Goiânia dopo la MotoGP

Foto di: Guilherme Longo

Un problema come quello che si era generato alle curva 11 e 12 può incidere anche sull'usura degli pneumatici?
"Quando la pista è rovinata in quel modo, può accentuare chiaramente l'usura ed anche alzare la temperatura degli pneumatici. Abbiamo visto poi che i piloti hanno avuto approcci differenti: c'era chi cercava di girare intorno a queste buche che si erano create e chi invece ci passava comunque, sollevando in alcuni casi delle pietruzze che finivano per colpire chi seguiva. Fortunatamente, non abbiamo notato nessuna anomalia nelle gomme alla fine della gara, ma i piloti ci hanno detto che quando passavano in quel tratto avevano la sensazione di perdere sia l'anteriore che il posteriore".

Alla luce di tutto questo, non sarebbe stato meglio ritardare la partenza e concedere ai team di rimettere mano alle moto prima di dare il via alla corsa?
"Sì, senza dubbio sarebbe stato meglio fermare tutto e posticipare la partenza, mettendo al corrente tutti i piloti ed i team, che come noi non hanno saputo niente fino all'ultimo secondo. In questo modo si sarebbero potute fare anche delle valutazioni differenti sia a livello di scelte per la gomma posteriore che a livello di pressioni, ma avrebbero potuto anche ridurre la quantità di benzina nel serbatoio. Diciamo che oggi è tutto talmente spinto al limite che questi sono tutti parametri che pesano quando riduci di 8 giri una gara di 31. Tra l'altro, avendo accorciato la gara, non ci sarebbero stati neppure problemi di timing ritardando il via di qualche minuto".

Archiviati gli aspetti peggiori, parliamo di quelli sportivi: in Brasile abbiamo visto la prima vittoria stagionale in una Sprint di Marc Marquez al sabato e la seconda consecutiva dell'Aprilia e di Marco Bezzecchi alla domenica. Nell'anteprima ci avevi spiegato che avete potuto preparare la gara solo con le simulazioni: sono state affidabili?
"Il weekend ha confermato le nostre simulazioni, perché Goiania si è effettivamente rivelato un circuito complicato sia per le gomme anteriori che per le gomme posteriori. Anche a livello di velocità, tempi sul giro e sollecitazioni abbiamo ritrovato i valori che avevamo previsto. In generale possiamo dire che c'era poca usura sulle gomme, come spesso accade sulle piste nuove, che di solito hanno tanto grip e quindi generano poco spinning. Dunque, l'aspetto da curare maggiormente è stata la gestione delle temperature, che sono state piuttosto elevate sia sabato che domenica. Soprattutto domenica, quando la temperatura dell'asfalto è arrivata a toccare i 57 gradi. Quindi condizioni difficili, estreme, che però sono state gestite bene dai team e dai piloti, anche grazie alle gomme che hanno funzionato bene".

Essendo un circuito completamente inedito, avevate portato tre soluzioni sia per l'anteriore che per il posteriore, tutte asimmetriche. Alla fine però i piloti si sono indirizzati verso due opzioni posteriori e non hanno avuto dubbi sulla dura anteriore...
"Al posteriore, la soft e la media hanno fatto bene il loro lavoro. Venerdì si è visto subito che la pista era molto sporca e la poiggia non ha aiutato, quindi non ci sono mai state delle condizioni ideali per spingere. Infatti i tempi sono stati attorno all'1'20"-1'21", quando dalle nostre simulazioni si sarebbe dovuti stare sull'1'17". Il sabato è andata già un po' meglio, perché la pista era asciutta e cominciava a gommarsi. Il grosso problema era che appena uscivi dalla traiettoria la pista era ancora molto sporca, quindi abbiamo visto tante cadute e anche tanti giri abortiti. Dopo la Sprint però era già abbastanza chiaro che entrambe le gomme avrebbero potuto fare la gara lunga. All'anteriore invece si sono indirizzati tutti verso la dura, perché era l'opzione che offriva un po' più di sostegno ed anche un po' più di tenuta sul lato destro, che era quello di cui avevano bisogno i piloti su una pista con un layout così asimmetrico".

Jorge Martin, Aprilia Racing Team, Fabio Di Giannantonio, VR46 Racing Team, Marc Marquez, Ducati Team

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Foto di: Evaristo Sa / AFP via Getty Images

Cosa ha fatto la differenza nella scelta tra la media e la soft posteriore?
"La prestazione pura era molto simile tra le due opzioni, erano vicine come soluzioni, solo che la media garantiva un po' più di stabilità e soprattutto dava un equilibrio più neutro alla moto. E quindi questo equilibrio più neutro aiutava anche a sollecitare meno l'anteriore, dando l'opportunità di gestirlo un po' di più. La soft invece, con il suo extra-grip, spingeva un po' di più sull'anteriore, quindi con quella bisognava fare un pochino in più di attenzione".

Pedro Acosta è uno di quelli che hanno azzardato la soft nella gara lunga e sembra averlo pagato nella seconda parte della gara...
"Sì, è vero, il suo ritmo è calato. Ho visto i tempi e pensavo che fosse legato alle gomme, invece credo che alla fine non avrebbe fatto meglio se fosse partito con la media. Come dicevo prima, le performance erano piuttosto simili, era più una questione di feeling. Inoltre, in generale c'è stato poco degrado, infatti i tempi sono stati molto costanti in entrambe le gare, proprio perché l'asfalto offriva un buon grip e quindi non c'era tanto pattinamento. Alla fine, è quello che genera l'usura".

Il trend di queste prime gare ha visto le Aprilia brillare soprattutto alla domenica, quando solitamente si passa dalla gomma soft a quella media al posteriore. Pensi che la chiave sia nella maggior stabilità che offre quest'ultima?
"Penso che non sia un fattore di gomma, credo che la loro moto abbia fatto uno step e che anche come squadra riescano ad interpretare al meglio i dati della Sprint e a tradurli nelle modifiche più adatte alla moto in vista della gara di domenica. Credo che sia proprio una questione di capacità di reazione del team, che non è legata alla tipologia della gomma".

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