F1 | Red Bull: radiatori sagomati per l'aerodinamica delle pance
La monoposto di Adrian Newey che ha vinto sedici GP su diciassette in questa stagione continua a stupire: la RB19 non ha un segreto tecnico che la rende imbattibile, ma ha una serie di soluzioni estreme che combinate generano una superiorità indiscutibile. L'ultima trovata che si è potuta apprezzare in Qatar è l'inusuale forma dei radiatori che è stata pensata per favorire un packaging inedito dell'impianto di raffreddamento.
Il segreto? Tanti lo cercano, ma non nessuno lo trova, perché non esiste. La Red Bull ha una monoposto dominante: la RB19 è l’espressione più alta di una vettura a effetto suolo moderna. In diciassette GP ne ha vinti sedici: 14 con Max Verstappen e 2 con Sergio Perez, lasciando solo Singapore alla Ferrari di Carlos Sainz. La creazione di Adrian Newey rappresenta l’eccellenza ovunque la sia guardi, sia dal punto aerodinamico che telaistico o meccanico.
Red Bull Racing RB19
Photo by: Giorgio Piola
Nell’ultimo GP del Qatar era emerso palese quanto la Red Bull abbia dimostrato una superiorità nella gestione delle gomme: nel momento in cui la direzione gara aveva imposto degli stint di 18 giri al massimo, che hanno portato di fatto all’obbligo di tre pit stop per concludere il GP, si è visto che la RB19 ha pagato l’impossibilità di allungare i run per fare una grande differenza, con la McLaren che è rimasta vicina più del solito alla vettura di Milton Keynes.
Ma questa caratteristica è frutto di una serie di scelte che il “genio” inglese ha fatto in fase di progetto. E l’effetto combinato ha portato a un rendimento della RB19 stupefacente (almeno con il tre volte campione del mondo, visto che il pilota messicano l’ha trovata spesso difficile da sfruttare e da mettere a punto).
Confronto del raffreddamento del telaio della Red Bull Racing RB19
Photo by: Giorgio Piola
Il telaio rispetto a quello della RB18 che era squadrato è diventato ovale nella culla inferiore, migliorando l’efficienza aerodinamica e la portata di flusso verso i canali Venturi. Il lavoro certosino aveva portato anche a un risparmio di peso sulla scocca. Ma l’aspetto che ha colpito la curiosità è un aspetto certamente marginale che Newey non ha trascurato: rinfrescare i piloti nell’abitacolo. Adrian aveva definito due soluzioni diverse con una presa più piccola in alto e una doppia più grande in basso ed è facile intuire quale sia stata usata a Lusail nell’appuntamento che ha messo in seria difficoltà fisica diversi piloti sia per la temperatura (32 gradi), sia per l’umidità (80%).
Ovviamente la vettura è stata costantemente aggiornata nell’arco della stagione e il grosso del lavoro è stato dedicato alla ricerca aerodinamica. Abbiamo visto cambiare la forma delle pance con una graduale chiusura delle bocche dei radiatori frutto di un allungamento del vassoio inferiore che ha permesso anche di aumentare la portata d’aria verso il fondo.
Il marciapiede è stato rivisto, così come il diffusore posteriore: nei disegni di Giorgio Piola è possibile osservare l’evoluzione dell’estrattore. Nella versione monegasca c’era la parete esterna con un raccordo alla superficie superiore curvilinea, mentre a Doha è stato scelto un disegno squadrato. È cambiata la portata e la qualità del flusso per cui agli occhi più attenti non sono sfuggiti nemmeno i deviatori di flusso arcuati.
Il diffusore della Red Bull RB19 al GP di Monaco
Photo by: Giorgio Piola
Il diffusore della Red Bull RB19 al GP del Qatar
Photo by: Giorgio Piola
Ma c’è un altro aspetto molto interessante che si è potuto scoprire solo per l’incidente che in Qatar ha coinvolto la RB19 di Sergio Perez durante la Sprint Race. I tecnici di Pierre Waché sono stati costretti a sostituire il telaio del pilota messicano perché nel “triello” innescato da Esteban Ocon con l’Alpine, la Haas di Nico Hulkenberg era rimasta chiusa in un sandwich, era stata devastata la fiancata destra, tanto da sfondare i radiatori.
L’incidente ha permesso di scoprire una parte inedita dell’impianto di raffreddamento: il radiatore, infatti, è stato disegnato e costruito per essere adeguatamente impaccato nella fiancata della RB19. Non si tratta di un elemento squadrato o ovale, come se ne son visti molti, ma ha una complessa forma tridimensionale con una vistosa zona arcuata. Il disegno di Giorgio Piola evidenzia il radiatore colpito e, quindi, è maggiormente piegato rispetto alla linea rossa tratteggiata del disegno originale, ma l’inusualità delle forme e la difficoltà di costruzione testimoniano l’accuratezza con cui Newey delibera un progetto estremizzando certe soluzioni, pur senza mettere a repentaglio l’affidabilità dei sistemi.
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