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Analisi
Formula 1 GP di Las Vegas

F1 | McLaren a due facce: gli errori hanno nascosto il potenziale

Il Gran Premio di Las Vegas era uno di quegli appuntamenti in cui McLaren sapeva che avrebbe mostrato qualche segnale di difficoltà in più rispetto ad altre tappe del mondiale, dati i suoi lunghi rettilinei e le tante curve lente. Tuttavia, a pesare su un potenziale che è poi parzialmente emerso in gara sono stati anche i tanti errori commessi durante il fine settima, come l'errata valutazione della strategia in qualifica e gli incidenti durante la corsa. Ripercorriamo il weekend della squadra britannica.

Oscar Piastri, McLaren MCL60

Il weekend di Las Vegas è stato uno di quelli che hanno riservato più ombre che luci in casa McLaren, un fine settimana sostanzialmente a due facce. Il risultato finale in realtà non lascia trasparire il vero passo mostrato dalla MCL60, perché vi sono più elementi che hanno pesato negativamente sulle prestazioni della monoposto di Woking.

Alla vigilia, indubbiamente la scuderia britannica non si aspettava di eccellere a Las Vegas come in altre tappe del mondiale, soprattutto perché le peculiarità della pista statunitense non si sposano particolarmente bene con le caratteristiche dell’auto. Infatti, nel corso del campionato la MCL60 ha dimostrato di avere qualcosa in più nei tracciati con tante curve veloci e su quelli a medio e alto carico, mostrando invece qualche difficoltà in più su quei circuiti dove si tende a scaricare la monoposto, data una piattaforma aerodinamica non ancora ben sviluppata per quelle condizioni.

Con i suoi numerosi rettilinei e le tante curve lente, seppur tendenzialmente con un raggio ridotto, Las Vegas rappresentava una delle sfide più probanti per la monoposto di Woking. Non a caso, già nella prima sessione di libere gli ingegneri non erano rimasti soddisfatti del comportamento dell’auto, rimarcando come vi fosse del lavoro da fare anche nella gestione degli pneumatici.

“Nella prima sessione abbiamo visto che effettivamente la vettura non era particolarmente competitiva, quindi abbiamo fatto delle modifiche che abbiamo testato in FP3 ed eravamo più competitivi”, ha raccontato Andrea Stella, sottolineando come il team abbia avuto anche problemi nello scegliere la configurazione più adatta sul piano del raffreddamento, con differenti soluzioni testate durante le libere, in particolare nella zona delle branchie lungo il cofano motore.

Nelle libere sono state testate diverse configurazione sul raffreddamento, ma solo in un secondo momento si è trovato l'equilibrio ideale

Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images

Nelle libere sono state testate diverse configurazione sul raffreddamento, ma solo in un secondo momento si è trovato l'equilibrio ideale

La scelta delle ali

Sapendo di essere un po’ deficitaria in termini di velocità di punta, un tema che si era già riproposto in altri appuntamenti del mondiale, McLaren si è presentata a Las Vegas con alcune piccole novità tecniche, ovvero un nuovo flap del DRS e una configurazione della beam wing più scarica.

Tuttavia, solo il nuovo flap è poi stato effettivamente montato sulla vettura, che presentava comunque un’ala posteriore molto simile a quella di Monza per concetti generali, mentre l’altra opzione riguardo alla beam wing è stata lasciata nel garage per garantire maggior supporto al posteriore dato l’asfalto scivoloso, riducendo il rischio di innescare il graining. In effetti, durante la terza sessione di libere Lando Norris aveva testato anche un’ala posteriore più carica, anche se poi si è scelto di scartarla in vista delle qualifiche.

“In termini di aggiornamenti, avevamo solo un nuovo flap. Avevamo un’altra opzione per girare ancora più scarichi con la beam wing, ma non l’abbiamo usata, perché abbiamo pensato che dovevamo avere un po’ di carico sulla vettura a causa del poco grip dell’asfalto. Ma sappiamo che questi aggiornamenti non cambiavano il comportamento della macchina in merito a come risponde a questo livello di carico”, ha raccontato il Team Principal, aggiungendo come all’interno della squadra è noto come la MCL60 soffra più di altre scuderie con questa configurazione aerodinamica. Infatti, quando si ha un pacchetto scarico, cambia il mondo anche in cui l’ala anteriore interagisce e direziona il flusso verso il resto della vettura: un tema su cui McLaren sta lavorando in vista della prossima stagione, ma su cui non è riuscita a intervenire in maniera significativa già quest’anno.

Confronto telemetrico del GP di Las Vegas delle velocità sulla Strip tra Leclerc, Norris e Verstappen

Photo by: Gianluca D'Alessandro

Confronto telemetrico del GP di Las Vegas delle velocità sulla Strip tra Leclerc, Norris e Verstappen

Come si può notare anche dalle telemetrie, si nota che con la configurazione scelta dalla McLaren, il guadagno tra DRS chiuso e aperto è sensibilmente inferiore rispetto ad altre monoposto, come Ferrari o Red Bull.

L’errore strategico in qualifica

Tuttavia, la brutta prestazione in qualifica non è dovuta principalmente alle prestazioni pure della vettura, ma alle scelte strategiche che si sono poi rivelate errate. Nel corso della stagione, McLaren ha sempre ben figurato con basse temperature, soprattutto per la sua capacità di portare rapidamente in temperature le coperture, come si era visto in Spagna e in Olanda. Tuttavia, data la necessità di dover essere più gentile con le gomme per contenere il degrado negli scenari più caldi, i vari aggiornamenti portati durante l’anno hanno influenzato questa peculiarità della monoposto, tanto che a Las Vegas inizialmente la MLC60 ha faticato su questo piano.

Dato il poco degrado riscontrato durante e libere e il miglioramento dei tempi notato una volta che la gomma era entrata in temperatura, per la Q1 McLaren ha optato per un approccio particolare, scegliendo di effettuare la manche con un singolo set di gomme soft. “Nelle FP3, abbiamo visto con Oscar che in realtà il terzo giro era più veloce e ha fatto un quarto giro in cui era veloce come il terzo. Quindi, ci siamo convinti che le gomme avrebbero potuto ripetere il tempo sul giro e questo era il piano per la Q1. Stavamo valutando anche di rientrare ai box per un secondo set, ma i piloti erano entrambi contenti e le gomme erano in buone condizioni, per cui siamo rimasti sullo stesso set”, ha raccontato Andrea Stella.

Lando Norris, McLaren MCL60

Photo by: Jake Grant / Motorsport Images

Lando Norris, McLaren MCL60

Una scelta che, tuttavia, non si è rivelata quella corretta, in parte perché gli pneumatici hanno accusato segnali di fatica non riscontrati nelle libere, in parte perché tra errori e traffico i piloti non sono riusciti a mettere insieme un giro con la vettura scarica. Infatti, per seguire questa strategia e continuare a girare in sequenza senza tornare ai box, McLaren era scesa in pista con un buon quantitativo di carburante. "Nel momento in cui abbiamo iniziato il terzo giro [in Q1], ci siamo resi conto che le gomme si stavano spegnendo, ma ormai era troppo tardi per rientrare ai box. Dalle libere, e anche durante la sessione, non c'era nulla che indicasse che montare un secondo set fosse la soluzione migliore. Abbiamo danneggiato parecchio le gomme, cosa che non avevamo riscontrato durante le libere”.

“Quindi, il motivo principale per cui siamo stati eliminati in Q1 non è sicuramente la prestazione della vettura, perché grazie al lavoro svolto durante la notte, le prestazioni sono migliorate, bensì le scelte in termini di utilizzo degli pneumatici in Q1 e l'esecuzione del piano non sono state ideali". In sostanza, il risultato delle qualifiche non rappresentava il vero potenziale della vettura, dato che il team credeva comunque di avere una monoposto in grado di poter lottare per la Q3.

Il recupero in gara

Partendo dalle ultime file, McLaren era ben consapevole che si sarebbe trattato di una gara totalmente in rimonta. Proprio per questo il team ha scelto di differenziare la strategia, optando per due differenti tattiche di gara: se Lando Norris ha preso il via sulla media, al contrario Oscar Piastri è stato uno dei pochi a prendere il via sulla hard.

I commissari assistono Lando Norris, McLaren MCL60, dopo il suo incidente

Photo by: Jake Grant / Motorsport Images

I commissari assistono Lando Norris, McLaren MCL60, dopo il suo incidente

L’inglese è stato suo malgrado coinvolto in un brutto incidente alla ripartenza nel corso del terzo giro, quando ha perso il controllo della sua MCL60 mentre stava cercando di affrontare in pieno e a gomme fredde un dosso che si trovava nella veloce curva 11. Dopo essere passato dal centro medico a causa del violento impatto contro le barriere, Norris è stato trasportato in un ospedale vicino per dei controlli precauzionali, venendo poi dimesso fortunatamente senza conseguenze.

Altrettanto sfortunata è stata la corsa dell’australiano, compromessa anche da un contatto con Lewis Hamilton che lo ha portato ad anticipare sensibilmente il pit stop, non potendo così sfruttare quel set di hard quanto avrebbe voluto. Ben consapevole che sarebbe stato impossibile finire la corsa con un treno di gomme medie Piastri è stato costretto a montare il secondo set a disposizione di coperture a banda bianca: l’ingresso della Safety Car ha poi cambiato i piani, perché ha permesso a tutti coloro che si trovavano su una strategia diversa di trarne un sensibile vantaggio. Ad esempio, le due Alpine, che avevano preso il via con la media, a quel punto si erano ritrovate in una situazione in cui avevano già smarcato la regola della doppia mescola, potendo quindi tirare fino alla bandiera a scacchi. A beneficiarne è stato soprattutto Esteban Ocon, il quale ha poi ben gestito il graining conquistando un ottimo quarto posto.

"Penso che il tempismo della Safety Car sia stato praticamente perfetto per i ragazzi che sono rimasti sulle medie all'inizio. Se si guarda a [Esteban] Ocon, per lui ha funzionato alla perfezione, mentre io avrei voluto che la regola dell'utilizzo di due mescole non esistesse, perché sarei andato fino alla fine con le dure e credo che avessimo il passo per mantenere la quarta posizione, quindi è stato un peccato. Ma il ritmo della vettura è stato davvero una bella sorpresa”, ha spiegato Piastri, che infatti a meno di una decina di giri dal termine è poi stato costretto a rientrare ai box per montare la media e rispettare la regola della doppia mescola, il che lo ha fatto precipitare dal quarto al decimo posto.

Oscar Piastri, McLaren MCL60

Photo by: Erik Junius

Oscar Piastri, McLaren MCL60

Complessivamente, per quanto il passo non fosse alla pari rispetto a quello mostrato da Ferrari e Red Bull, indubbiamente più rapide, nei momenti in cui Piastri ha potuto girare in aria libera ha in realtà mostrato un buon ritmo che, in una gara lineare, indubbiamente gli avrebbe dato l’opportunità di conquistare un buon piazzamento a punti. Se si osservano i primi dieci giri successivi alla Safety Car, in cui l’australiano disponeva di pneumatici con già una decina di tornate alle spalle e che avevano già affrontato il ciclo termico, Piastri si trovava a soli tre secondi da Perez. Un gap ampio ma non eccessivo, che è poi aumentato nel momento in cui Verstappen è passato in testa abbassando ulteriormente il ritmo.

Proprio per questo in casa McLaren c’è un certo sentimento di rammarico: “È deludente, è davvero un enorme peccato, perché Oscar è stato assolutamente brillante. Sapevamo che la vettura era più veloce delle qualifiche, ma in qualche modo oggi è stata una sorpresa per quanto riguarda la nostra velocità. È un peccato che, avendo iniziato la gara con le gomme dure, poi abbiamo dovuto rientrare ai box prima del dovuto a causa del contatto con Hamilton”, ha aggiunto Stella.

“Non era certo un layout favorevole per la nostra macchina. Certamente Oscar, e sono sicuro che sarebbe stato lo stesso per Lando, sembrava usare molto bene le gomme dure. Infatti, anche all'inizio della gara e nelle ripartenze, riusciva a tenere il passo di vetture che avevano mescole potenzialmente più veloci ed era in grado di tenere il passo di tutti i piloti delle medie”.

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