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F1 | Ecco cosa spinge Verstappen a correre al Ring: il piacere della guida

L'olandese, quattro volte campione del mondo di F1, ha voluto prendere l'abilitazione a correre sul Nordschleife con una Porsche 718 Cayman GT4 depotenziata che usano tutti i rookie: Max prepara la partecipazione alla 24 Ore con una GT, ma l'obiettivo è disputare le gare Endurance solo per passione. Roba d'altri tempi...

#980 Lionspeed GP, Porsche Cayman GT4 - Max Verstappen

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Foto di: Jan Brucke/VLN

Un pilota di Formula 1 che decide di trascorrere un fine settimana libero su una vettura Gran Turismo è già in sé una notizia, se poi quel pilota è Max Verstappen l’eco mediatico è assicurato. In un periodo storico in cui tutte le news vengono lette, digerite ed accantonate nell’arco di una giornata, vale la pena soffermarsi sui tanti significati legati alla presenza di Verstappen sul Nurburgring Nordschleife, il tracciato più iconico al mondo.

Vedere un top driver di Formula 1 impegnato in scenari diversi dal ‘circus’ è roba rara. Ormai da molti anni una grossa parte dei piloti che riescono a garantirsi un ingresso nel paddock più desiderato al mondo staccano la spina con il mondo esterno. Gli impegni sono tanti, vero, ma uno degli aspetti evidenziati da Verstappen è che quando c’è il desiderio di fare qualcosa, alla fine il tempo si trova.

Max Verstappen al Nurburgring con la Porsche Cayman GT4

Max Verstappen al Nurburgring con la Porsche Cayman GT4

Foto di: Jan Brucke/VLN

Ci sono diversi aspetti sorprendenti in questa storia, ad iniziare dal protagonista, che non è solo un pilota di Formula 1 in attività, ma il numero uno indiscusso. Verstappen non sta cercando risultati eclatanti, volesse guidare un hypercar o una LMDh non dovrebbe che alzare il telefono. Non è ciò che cerca, a spingerlo è il puro piacere di guida, che sia una Formula 1 o una GT3, categoria d’ingresso nel mondo endurance.

Non ha scelto scorciatoie, venerdì e sabato ha indossato i panni dell’alunno sostenendo un esame teorico, con tanto di istruttori che hanno spiegato (come da prassi) anche le traiettorie da seguire. Superato l’impegno in aula, Max ha poi completato 14 giri del Nordschleife partecipando alla settima tappa del campionato NLS7, una serie che si disputa interamente sul vecchio Nurburgring.

Lui, star assoluta del campionato mondiale di Formula 1, è sceso in pista con una Porsche 718 Cayman GT4 depotenziata da 425 a 300 cavalli (come è prassi per coloro che disputano la prima gara sulla Nordschleife) e un adesivo “Permit B” applicato sul posteriore della sua vettura, roba da foglio rosa.

Terminata la corsa è arrivata l’automatica promozione allo status di “Permit A”, il lasciapassare per poter correre sul Nurburgring. “C'è un solo circuito come il Nordschleife – ha commentato Max - è una pista impegnativa, abbiamo visto che su un giro così lungo può capitare di trovare settori bagnati ed altri asciutti, ma sono proprio queste difficoltà a rendere questo tracciato così speciale. Correre qui per 24 ore con una GT3 sarebbe fantastico”.

Per prepararsi Max tornerà in pista sul Nurburgring anche il weekend dopo Baku. Nei piani di Verstappen non c’è solo il desiderio di disputare la 24 ore del Nurburgring. Il progetto è più ampio e senza limiti di tempo, l’obiettivo finale è quello di partecipare a tutte le grandi classiche endurance, da Le Mans a Daytona, senza che ci siano di mezzo operazioni commerciali significative per un pilota del suo status.

Per dar forma al programma il primo ostacolo che Verstappen ha dovuto superare è stato il nullaosta della Red Bull. Nessun top driver di Formula 1 può cimentarsi in altre categorie, i contratti sono rigidissimi e senza l’autorizzazione della squadra anche una corsa su un kart può potenzialmente essere motivo di contese. Una stretta ulteriore avvenne nel 2011 dopo l’incidente di Robert Kubica nel Rally della Ronde di Andora.

Max Verstappen, Red Bull Racing, vittorioso nel GP d'Italia a Monza

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Foto di: Mark Sutton / Formula 1 via Getty Images

Lo status che Verstappen si è conquistato in Red Bull è unico anche in questo, a lui è concessa una libertà che nessun altro pilota di Formula 1 potrebbe ottenere, soprattutto se si tratta di correre in altre categoria a stagione in corso. Ma probabilmente non molti altri colleghi di Max sarebbero interessati a scendere in pista con una GT3, dedicando tempo ad una preparazione indispensabile se si punta a far bene.

E su questo Verstappen non conosce mezze misure, se affronta una sfida vuole farlo al meglio delle sue (enormi) capacità, conscio di doversi confrontare con specialisti di categorie a lui sconosciute. È uno dei grandi timori che spesso hanno frenato piloti di Formula 1 davanti alla possibilità di cimentarsi in scenari diversi, il rischio di ritrovarsi alle spalle di nomi sconosciuti al grande pubblico li ha fatti desistere. Non Verstappen, la sfida (soprattutto con sé stesso) è alla base di ciò che fa, sia in Formula 1 che fuori.

Quanto visto lo scorso fine settimana è il primo capitolo di una storia straordinaria che propone il pilota più quotato al mondo al centro di un motorsport che erroneamente viene definito ‘minore’.
“Mi sono divertito, ma su questa pista credo sia sempre così – ha commentato – ho completato stint trafficati con vetture più veloci e più lente, ho guidato sotto la pioggia, sull'asciutto e in situazioni intermedie, capendo dove c'è più e meno grip. È stato molto bello iniziare a familiarizzare con questa magnifica pista”.

È un messaggio fortissimo quello di Verstappen, che sfata tanti luoghi comuni. Storie come questa sembravano appartenere ad un passato ormai lontano, se solo qualche mese fa si fosse ipotizzato qualcosa di simile nel paddock di Formula 1 i commenti sarebbe stati ironici: "oggi queste cose sono impensabili". Ci ha pensato Max Verstappen, solo lui avrebbe potuto farlo...

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