F1 | Dentro i dati della rimonta di Max: dove ha fatto la differenza
Una rimonta da leggenda. A Interlagos Verstappen ha ricordato non solo che è tre volte campione del mondo, ma soprattutto perché ha conquistato tre mondiali. Una vittoria costruita su diversi elementi: addentriamoci nei dati per comprendere le scelte strategiche adottate durante la gara e dove l'olandese ha fatto la differenza sui rivali.
Max Verstappen ha iniziato il fine settimana del GP di San Paolo ricordando che è tre volte campione del mondo, ma ha finito il weekend ricordando perché è tre volte campione del mondo. Una piccola, ma di fatto sostanziale differenza, perché quei sessantanove giri sotto la pioggia a Interlagos hanno visto una guida da Campione con la lettera maiuscola, dando vita non solo a una delle rimonte più belle degli ultimi anni, ma anche a una performance che lo stesso Max ricorderà a lungo.
Una vittoria che ha un significato doppio, non solo perché il pilota della Red Bull mancava dal gradino più alto del podio dallo scorso 23 giugno, quando vinse il GP di Spagna, ma anche perché grazie a questo successo ha messo una seria ipoteca sul quarto titolo iridato, non solo per una questione di punteggio.
Dopo una qualifica che lo aveva visto ottenere solamente la 17esima casella, in parte per la penalità di cinque posizioni per la sostituzione del motore, in parte per l’uscita di Lance Stroll nei minuti finali della Q2 che non gli aveva permesso di migliorare il tempo, serviva inventarsi qualcosa di speciale, tenendo anche a mente che Lando Norris partiva dalla pole.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Red Bull Content Pool
Così è stato dalla partenza, con un mix di aggressività e coraggio all’esterno di curva 3 che gli ha permesso di scalare la classifica e riportarsi in top 10, dando slancio alla rimonta. Con il gruppo rimasto compatto dietro Yuki Tsunoda, che nelle prime fasi della gara aveva conservato il terzo posto, giro dopo giro il tre volte iridato ha guadagnato posizione su posizione, fino ad arrivare alle spalle di Charles Leclerc dopo 14 passaggi. L’aspetto interessante è che, al di là dell’essere rimasto poi bloccato nel traffico, già in queste tornate si era intravisto il potenziale di Verstappen a pista libera dato che, nei pochi giri in aria relativamente pulita per andare a chiudere sul Ferrarista dopo aver sorpassato Liam Lawson, era subito sceso sotto il riferimento dell’1’24”.
Un tempo che non era solo il giro più rapido del GP fino a quel momento, ma anche almeno mezzo secondo più rapido di tutto il resto della griglia. Sono stati proprio quei giri che hanno permesso al pilota di Hasselt di richiudere un distacco di quasi 3 secondi da Leclerc nello spazio di pochissime tornate, per quanto chiaramente il Ferrarista si trovasse a sua volta nel traffico. Per dare un riferimento più interessante, è utile osservare il confronto con George Russell in testa alla corsa che, per quanto sotto pressione da parte di Norris, non aveva alcun pilota di fronte a sé che potesse creare una nuvola d’acqua o danneggiarlo con la scia sporca.
Verstappen ha dimostrato di poter fare la differenza nelle zone ad alta velocità della pista, quelle dove Red Bull si era dimostrata competitiva anche in condizioni di asciutto, ma anche nelle staccate, potendo portare maggior velocità nella fase di decelerazione. Un tema che si può apprezzare in particolare nel secondo settore, dove il tre volte iridato riusciva ad avere picchi anche di 10 km/h superiori alla Mercedes e, in parte, anche della stessa McLaren.
Confronto telemetrico Verstappen-Russell giro 12 Brasile
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Niente cambio gomme: scelta condivisa, ma soprattutto sua
Dopo aver tentato il sorpasso più volte su Leclerc senza successo, a cambiare gli scenari è stato l’arrivo della pioggia dopo circa 25 tornate, perché ha ribaltato totalmente la corsa. Mentre davanti George Russell, in quel momento in testa al Gran Premio, e Lando Norris e Yuki Tsunoda si sono fermati per sostituire gli pneumatici, scelta che poi hanno pagato a caro prezzo, al contrario Max Verstappen ed Esteban Ocon hanno optato per il rimanere in pista.
Una decisione che, nel caso dell’olandese, è stata condivisa con il muretto, ma che in realtà è arrivata da un suo input: nel momento più intenso dell’acquazzone, dato che gli era stato comunicato che la pioggia sarebbe diminuita nelle tornate successive, è stato lo stesso portacolori della Red Bull a suggerire di rimanere fuori, anche quando la pista sarebbe stata da gomme full wet. Scelta avallata dal team, che lo ha seguito nelle sue indicazioni, mentre ad esempio con Sergio Perez, ben più indietro in classifica si è deciso di tentare la carta degli pneumatici da bagnato pesante non avendo molto da perdere.
Andando ad osservare i tempi, in effetti quella è stata la fase in cui Verstappen ha faticato di più durante tutta la gara, non solo nei confronti di chi precedentemente aveva montato proprio la full wet, ma anche contro chi si era fermato per una intermedia nuova. Allo stesso modo, pure il confronto con Ocon, che era rimasto in pista con intermedie usate, volge a favore del francese, ma qui pesa anche la considerazione che, lottando per il titolo, l’olandese è stato molto cauto, soprattutto sugli allunghi per evitare l'aquaplaning.
Max Verstappen, Red Bull Racing RB20
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
La bandiera rossa causata dall’incidente di Franco Colapinto ha indubbiamente svoltato la situazione, permettendo così anche ai primi tre di cambiare gomme in pit lane senza perdere la posizione, specie perché il precedente ingresso della Safety Car aveva compattato il gruppo. Senza la bandiera rossa, Max avrebbe avuto il vantaggio della track position su una pista su cui, senza DRS, si è rivelato comunque difficile sorpassare dietro la nuvola d'acqua, ma una gomma con circa 30 giri alle spalle.
Una scelta complessa, ma che ha un suo senso. Da una parte c’è chi ha giocato sul sicuro, come Mercedes e McLaren, con quest’ultima che ha deciso di fermarsi per montare una intermedia nuova in considerazione del fatto che girare con gomma usata su una pista molto bagnata avrebbe potuto causare un incidente, perdendo punti vitali per il mondiale costruttori.
Dall’altra c’è chi ha osato di più, tenendo a mente che, in caso di pioggia intensa, come quella che si è abbattuta sopra Interlagos, la direzione gara tende a far uscire la vettura di sicurezza o la bandiera rossa, specie se tanti piloti sono ancora su intermedie. Inoltre, come visto anche in mattinata, un incidente era sempre dietro l’angolo: non è un caso che anche lo stesso Russell, in realtà, non si sarebbe voluto fermare per il pit stop o, al massimo, sarebbe rientrato per montare la full wet.
Max Verstappen, Red Bull Racing RB20, 1° posizione, prende la bandiera a scacchi
Foto di: Lubomir Asenov / Motorsport Images
Una superiorità che ricorda Suzuka 2022
Se dopo la ripartenza Verstappen non è riuscito a sopravanzare subito Ocon, mantenendo un ritmo che Christian Horner ha ritenuto conservativo: “La gara è ripresa credo troppo presto. Max ha scelto un approccio conservativo e Ocon ha allungato, stava iniziando ad avvicinarsi e poi c’è stata un'altra Safety Car. E poi la successiva ripartenza, la sua manovra di frenata alla curva 1 è stata eccezionale”.
È proprio la ripartenza dopo l’incidente di Sainz che ha messo in mostra il “cannibalismo” di Verstappen, con una mossa decisa, perché sapeva che quella era la sua opportunità migliore di andare in testa. Da quel momento in poi, Verstappen ha iniziato a segnare giri record su giri record, tanto da estendere il vantaggio sul francese dell’Alpine a 20 secondi in meno di 30 passaggi, abbastanza da spingere il suo muretto a chiedergli più volte di rallentare il ritmo e portare la vittoria a casa.
Una superiorità che, con i dovuti paragoni, ricorda quella che si era vista a Suzuka 2022 nella gara ridotta dopo la bandiera rossa: un ritmo impressionante con una fiducia nella vettura incredibile, soprattutto in quelle zone accennate precedentemente, ovvero nei tratti più rapidi e nelle staccate. Certo, contro l’Alpine in questo caso il carico aerodinamico aggiuntivo ha aiutato, ma forse l’indicazione migliore è quella che ha dato Lando Norris al termine della gara: “Se Max fosse partito davanti, ci avrebbe doppiato”.
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