F1 | Dati: McLaren forte in ingresso, Ferrari soffre le curve lunghe
McLaren contro Ferrari. La sfida si ripropone anche a San Paolo, con una MCL38 competitiva su più fronti e che ha fatto dell'equilibrio aero-meccanico il suo punto di forza. La squadra di Woking è infatti capace di forzare in inserimento mantenendo buone velocità di percorrenza. La Rossa è vicina, ma soffre le curve lunghe e quelle più veloci.
Interlagos è spesso sinonimo di imprevedibilità, soprattutto a causa dell’incertezza che caratterizza la tappa brasiliana sul fronte del meteo, con la pioggia che, secondo le ultime previsioni, potrebbe essere protagonista anche durante questo weekend. Tuttavia, sul fronte delle performance, il tracciato di San Paolo però ora sta rispettato le aspettative della vigilia, con una McLaren che ha confermato il ruolo di favorita centrando l’intera prima fila nella sprint qualifying.
Sebbene Andrea Stella l’avesse definita in un certo senso l’incognita di questa ultima parte di mondiale, individuando altri circuiti potenzialmente più adatti a esaltare le caratteristiche migliori della MCL38, in casa Ferrari si riteneva che alcuni aspetti di Interlagos potessero mettere maggiormente in difficoltà la SF-24 rispetto agli ultimi due appuntamenti.
Ad Austin e Città del Messico, così come a Singapore e Baku, altre piste dove la monoposto di Maranello ha ben figurato, non vi sono tante curve lunghe che tendono a evidenziare i limiti dell’anteriore, invece ben presenti a San Paolo. Tuttavia, questo non è l’unico tema che ha permesso alla McLaren di imporsi nelle qualifiche brevi del venerdì, perché come in altre tappe del mondiale è emerso soprattutto il buon equilibro complessivo che garantisce la MCL38.
Lando Norris, McLaren MCL38
Foto di: Steven Tee / Motorsport Images
McLaren equilibrata, Ferrari conferma i noti punti deboli
Osservando ad esempio il confronto telemetrico tra il giro di Oscar Piastri, poleman di giornata, e quello di Charles Leclerc, domani terzo sulla griglia di partenza, il primo aspetto che risalta è la capacità della vettura di Woking di riuscire a portare tanta velocità in curva, sia inserimento, rimanendo però competitiva anche in fase di percorrenza.
La staccata di curva otto rappresenta un tratto cruciale per la ricerca del tempo, perché i piloti arrivano dalla sequenza ad alta velocità di curva sette cercando di raddrizzare la vettura quanto più rapidamente possibile, per poi prepararsi all’inserimento nella frenata successiva. Tuttavia, buona parte della fase di decelerazione avviene in ciò che si definisce “combinata”, ovvero andando sul pedale del freno mentre la vettura è impegnata nella rotazione, aspetto che mette particolarmente in crisi l’avantreno. Su questo fronte, i progressi compiuto dalla McLaren nel corso dell’ultimo anno sono evidenti.
Se il meteo è di fatto l’incognita principale del weekend, dall’altra parte alcuni elementi ripercorrono temi già incontrati durante il corso della stagione, come la generale carenza di competitività sulle curve molto veloci della monoposto del Cavallino. Ciò si è riproposto anche ad Interlagos, come si può anche evidenziare da curva sei e sette. L’aspetto interessante risiede soprattutto nella differenza di approccio rispetto ai piloti McLaren: il monegasco riesce ad anticipare la fase di ritorno sul gas senza mai chiudere totalmente l’acceleratore, motivo per il quale poi emergono i 7 km/h di vantaggio in termini di picco puro in curva sei.
Dall’altra parte, però, Leclerc non è in grado di spalancare totalmente il gas in modo progressivo, arrivando dopo le McLaren, che hanno sì ritardato il ritorno sull’acceleratore, ma sono state più lineari, guadagnando in curva sette e, di conseguenza, sul breve allungo che poi porta alla staccata della otto.
Confronto telemetrico Piastri - Leclerc Sprint Quali Brasile 2024
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Altrettanto interessante è il comportamento alla prima chicane, dove emerge una differenza ancora una volta a favore della McLaren. Durante le libere Ferrari ha cercato di rivedere l’approccio con i suoi piloti, soprattutto nel modo in cui si portava la fase di frenata in curva 1 andando poi ad inficiare la preparazione di curva 2. Su questo fronte, la MCL38 si è dimostrata estremamente efficace, non solo perché è riuscita a portare maggior velocità in inserimento e percorrenza, ma anche perché i due piloti hanno comunque sfoderato un’ottima accelerazione in uscita verso curva 4, giugendo infatti con un picco di 3 km/h in più.
Spotando l'attenzion a curva 4, si apre un altro tema da analizzare, quello dei rimpianti. Sebbene Piastri abbia fatto la differenza nel momento decisivo portando a casa la pole, al contempo Norris ha pagato gli errori sul finale, sprecando un potenziale che gli avrebbe permesso di partire davanti al compagno di casacca. Sebbene già i riferimenti dell’australiano siano interessanti, il vantaggio di Norris in certi tratti della pista, proprio come la frenata di curva 4 dove era in grado di staccare molto tardi e portare tanta velocità in percorrenza, era tangibile, ma aver mancato il secondo tentativo ha pesato sulle sue ambizioni.
Alla fine delle qualifiche, Charles Leclerc non ha nascosto che, per quanto non si voglia dar per vinto, le McLaren al momento sono le grandi favorite del weekend, grazie al loro equilibrio complessivo sul fronte aerodinamico, portando anche una nuova ala a medio carico, e quello meccanico, assorbendo le asperità. Dall’altra parte, dopo i due exploit tra Austin e Messico, Ferrari è tornata a soffrire quelle debolezze già incontrate durante l’anno, dove però si evidenziano piccoli progressi. Le curve ad alta velocità, così come quelle molto lunghe, mettono però ancora un po’ in difficoltà la SF-24 sul giro secco.
Charles Leclerc, Ferrari SF-24
Foto di: Steven Tee / Motorsport Images
A ciò bisogna aggiungere un altro tema chiave, quello delle gomme, soprattutto in ottica sprint. Durante la giornata del venerdì, le temperature sono cambiate in maniera significativa, passando dagli oltre 50°C della FP1 per quanto concerne l’asfalto ai poco più di 30°C della qualifica, scesa a picco con l’arrivo dei nuvoloni. L’incognita pioggia è sempre alla portata, ma è chiaro che con oscillazioni così importanti, per i team stessi diventi molto difficile individuare e centrare la finestra corretta, aspetto menzionato anche da Sainz a fine qualifica. Ferrari crede di avere una vettura più improntata sulla gestione della gomma che sulla performance pura: nella FP1 ha provato stint che sembravano più adatti alla sprint che alla gara domenicale, ma con un passo in realtà competitivo.
Red Bull: che sofferenza sui dossi
Temperature, meteo, ma anche nuovo asfalto. Sul tracciato di Interlagos per quest’anno è stato posato un nuovo asfalto che, però, paradossalmente ha reso il manto stradale molto più sconnesso rispetto al passato. La pista brasiliana è sempre stata molto critica da questo punto di vista, ma i lavori per questa stagione sembrano aver ulteriormente peggiorato il problema. Qualcosa di inaspettato per le squadre, che hanno dovuto rivedere i setup in corso d’opera, alzando la vettura come nel caso di Mercedes e Red Bull.
La squadra di Brackley ha già dimostrato negli ultimi due GP quanto stia puntando su assetti più radenti possibile al suolo, tanto che i piloti si sono lamentati in più occasioni durante le libere di quanto l’auto toccasse il terreno, mentre per quanto riguarda la Red Bull, si tratta di un elemento sempre poco gradito che mal si sposa con le caratteristiche della RB20.
Confronto telemetrico Piastri - Max Sprint Quali Brasile 2024
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Gli elementi di forza della monoposto di Milton Keynes, così come quelli critici, sono gli stessi già visti nel corso della stagione: da una parte una grande efficacia nelle curve più rapide, soprattutto alla 6 e la 7, dove Verstappen riesce a passare con un vantaggio di ben 10 km/h, a conferma della bontà della piattaforma aerodinamica della RB20 in quei tratti.
Dall’altra parte, però, quando si tratta di far andare a lavorare l’anteriore e spingere sull’avantreno, allora emergono nuovamente i problemi di bilanciamento che hanno caratterizzato gran parte del campionato in casa Red Bull. Al di là dei picchi, in curva 8 e 9 l’olandese non può permettersi di forzare l’inserimento a causa del sottosterzo in percorrenza, così come in curva 4, dove il margine con Norris è addirittura più ampio di quello con Piastri.
Aspetti che compensano negativamente quanto di buono fatto nelle curve veloci, a cui si aggiunge anche questa abitudine della RB20 nel soffrire le sconnessioni, con un saltellamento che toglie fiducia. Red Bull sembra aver scelto anche un assetto più carico degli avversari, con l’idea di provare a gestire le gomme in gara o nel caso la pioggia faccia la sua comparsa a Interlagos. È infatti interessante menzionare come la squadra di Milton Keynes sia stata tra quelle più attive nella FP1 nella ricerca del passo gara, imbarcando tanta benzina a bordo per uno stint molto lungo, indubbiamente proiettato più alla gara che alla sprint.
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