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Per il mental coach di Formula Medicine Lando Norris è stato meritevole del titolo mondiale, ma va riconosciuto a Verstappen il merito di aver tenuto aperto un mondiale fino alla fine. L'olandese si è dimostrato un campione capace di vincere anche senza la monoposto migliore. Lando con il titolo sarà meno vulnerabile dal punto di vista emotivo.

Lando Norris, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing

Lando Norris, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

L’aveva pronosticato: l’esito del mondiale sarebbe andato nella direzione di Lando Norris, anche se Max Verstappen, vincendo il GP di Abu Dhabi, ci ha provato fino alla fine a essere una spina nel fianco dell’inglese. Riccardo Ceccarelli non aveva dubbi sull’esito della stagione 2025, ma il mental coach di Formula Medicine riconosce un grande merito all’olandese quattro volte campione del mondo...  
“Sì, alla fine la stagione ci propone... due vincitori. C'è un pilota, Lando Norris, che ha vinto il suo primo mondiale per due punti, al quale ovviamente va il nostro applauso, e poi c’è Max Verstappen che ha fatto una rimonta incredibile, e il quinto mondiale l'ha sfiorato. L’olandese ha dato, soprattutto, una grande dimostrazione di maturità”. 

Verstappen è stato capace di conquistare il massimo da quanto aveva a disposizione... 
“Non ha mai mostrato un segno di pressione. È arrivato all'ultima gara nella consapevolezza di potercela fare: ha espresso il suo massimo, senza avere l’obbligo di dover portare a casa il quinto titolo perché non dipendeva solo dalla sua capacità. E dopo la corsa che ha chiuso un mondiale perso per due punti, era sorridente: quando era nella saletta in attesa della premiazione scherzava con Oscar Piastri e quando è arrivato Lando Norris gli ha fatto i complimenti. Era una persona serena che sapeva di aver fatto il massimo”. 

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Erik Junius

Eppure, un Verstappen sconfitto in altri momenti avrebbe avuto altre reazioni... 
"Se non ha vinto non è certo per colpa sua. Ma è interessante mettere in evidenza come un campione moderno riesca a essere forte grazie alla focalizzazione su sé stesso. È importante l'autogiudizio, l'autostima e l'autoconsapevolezza. Credo che uno come Verstappen si sia gratificato perché ha molta self confidence: quando vince i GP è contento, quando costruisce belle prestazioni è sodisfatto, senza rimpianti. L’aver perso non è stato un dramma perché la sua considerazione nel mondo delle corse non cambia se ha conquistato quattro mondiali invece di cinque. Anzi è un segno di grande maturità. Verstappen è stato lo scalatore che in parete deve concentrarsi nel fare un passo alla volta senza commettere errori. Sa di aver dato il suo meglio con i mezzi a disposizione e se c’è chi è arrivato due punti avanti a lui non ci poteva fare nulla”. 
  
"Questo Verstappen difficilmente tira gli altri piloti nella polemica, difficilmente cerca giustificazioni esterne, a meno che qualcuno non lo coinvolga in questo, e allora risponde a tono, ma altrimenti lui non va mai cercare delle scuse. Non ha pensato un momento di aver perso il titolo per colpa dell’errore commesso da Kimi Antonelli in Qatar o per il contatto del giovane italiano che lo ha messo ko in Austria: Max, in realtà, è il primo amico di Antonelli. Lo stima, gli vuole bene, e l'ha perdonato per l’errore commesso, per cui non è andato a cercare una scusa per spiegare la sconfitta”. 

Per alcuni Max era considerato un bravo pilota che aveva vinto quattro titoli perché disponeva della monoposto migliore: quest’anno Verstappen ha dato la dimostrazione di saper vincere più gran premi di chi è diventato campione del mondo con una macchina che sulla carta era inferiore. Il grande pubblico lo ha promosso fra i grandi dell'automobilismo... 
“Sì, è così. A me piace parlare con gli ex piloti di Formula 1 che incontro nel paddock, tanti sono miei amici, altri con cui ho lavorato ed è bello osservare come i piloti si annusino tra di loro e sanno valutare gli avversari. Sono anni che mi dicono che Verstappen è uno dei più forti piloti di Formula 1 di tutti i tempi. Poi magari c'è un pubblico un po' meno esperto che lo ha anche criticato per certi atteggiamenti iniziali, ma che ora lo ha pienamente rivalutato riconoscendo a Max la capacità di ottenere il 110% della sua macchina. Se non ha conquistato il titolo, ne è uscito moralmente più forte di prima nell'opinione pubblica”. 

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Jakub Porzycki / NurPhoto via Getty Images

Lando Norris ha avuto la capacità di battere Super Max... 
 “Certo e di fronte a chi porta a casa il mondiale ci si toglie il cappello. Ci sarà chi andrà dicendo che Norris può essere stato avvantaggiato, non considerandolo il vero vincitore, ma Lando si è meritato l’iride: è sempre stato veloce con qualsiasi compagno di squadra. È un ragazzo che ha lavorato molto su se stesso: l’ho conosciuto da vicino e aveva un atteggiamento un po' anacronistico perché si comportava quasi come un gentleman driver, perché è una persona perbene, rispettosa, onesta, in contrasto con la figura del pilota che deve essere anche un bastardo, un cinico, un egocentrico. Questo essere sensibile lo ha fatto maturare più lentamente. C’è voluto più tempo per capire che certi atteggiamenti vanno messi da parte, tirando fuori un po’ più di “cattiveria”. Ha cominciato anche Lando a focalizzarsi di più su sé stesso e meno sui contenuti esterni. Ha commesso meno errori, e quando ne ha commesso uno come in Canada ha imparato molto da quell’esperienza”. 

“Norris è entrato nell'ottica del pilota moderno, della persona intelligente che sa restare umile, mantenendo sempre i piedi per terra, pur essendo consapevole di disporre della migliore macchina in circolazione, per cui avrà modo di crescere ancora”. 

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Di solito i piloti che diventano campioni del mondo trovano una maggiore consapevolezza dei propri mezzi ed è pensabile che non vedremo più il Norris “debole” dal punto di vista emotivo. Avrà una corazza che lo renderà più forte? 
“Sì sono d'accordo perché è inutile girarci intorno, la self confidence viene dalle vittorie, viene dai risultati. E questo vale per qualsiasi atleta. Da titolati si affrontano le difficoltà con più serenità, facendo ricorso al mental economy training, puntando sulla pulizia mentale, sul togliersi i pensieri inutili, i dubbi, le ansie e la paura di sbagliare. E l'unica certificazione per crescere sono i risultati: l’unico problema è che la self confidence potrebbe portare alla presunzione, ma non è nel carattere di Lando. Lo rivedremo al via del mondiale 2026 con più consapevolezza, ma mantenendo i piedi per terra”. 

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