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F1 | Red Bull: l'addio di Marko è il prosieguo di una metamorfosi che sta ridisegnado il team

Red Bull sta vivendo una metamorfosi profonda che ne tocca le radici: dopo l’uscita di Horner, l'addio di Marko segna un altro passo nel processo di cambiamento che sta attravesando la squadra sotto la direzione di Mintzlaff, il quale ha voluto rivedere ruoli e responsabilità. L'austriaco, spesso senza filtri, era una figura fuori dagli schemi.

Pierre Wache, Chief Engineer of Performance Engineering at Red Bull Racing,Laurent Mekies, Red Bull Racing Team Team Principal,Helmut Marko

Nella lunga lista di piloti passati dal mondo Red Bull, c’è un filo conduttore che li accomuna: Helmut Marko. Una figura capace, negli anni, di scovare talenti straordinari, alcuni diventati campioni del mondo, altri approdati con successo altrove. Non sono mancati, però, anche i colpi a vuoto. L’addio annunciato ieri si inserisce in una strategia più ampia, che sta portando il team di Milton Keynes a cambiare pelle.

Il 2025 ha rappresentato un anno di svolta non solo per il team, ma per l’intero ecosistema Red Bull. Un anno di rivoluzioni che ha trovato il suo punto culminante nell’addio di Christian Horner, dopo vent’anni alla guida della squadra. Una separazione che ha aperto la strada a una profonda riorganizzazione di ruoli, compiti e responsabilità, segnando l’abbandono definitivo del modello precedente.

Se già l’addio di Horner e l’arrivo di Laurent Mekies avevano già impresso una linfa nuova al team, la separazione da Marko aggiunge un ulteriore tassello al mosaico del cambiamento. Un segnale chiaro di come la squadra stia ridefinendo la propria identità sotto la regia di Oliver Mintzlaff, nuovo responsabile dei programmi sportivi Red Bull dopo la scomparsa di Dietrich Mateschitz.

Helmut Marko, Red Bull Racing

Helmut Marko, Red Bull Racing

Foto di: Peter Fox / Getty Images

Horner e Marko erano parte integrante e fondante del progetto che, circa vent’anni fa, Dietrich Mateschitz aveva portato alla luce, trasformandolo in una delle sfide più ambiziose: condurre un’azienda nata dalle lattine a diventare campione del mondo di F1. Un obiettivo raggiunto, ma che dopo la scomparsa di Mateschitz ha iniziato a vacillare, travolto da lotte di potere.

Secondo la versione ufficiale, Helmut Marko andrà in pensione: una scelta naturale, avendo raggiunto gli 82 anni. Ma non è un segreto che, nel corso di questa stagione, il consulente austriaco avesse più volte manifestato il desiderio di continuare, restando al fianco di Max Verstappen nella rincorsa di altri titoli mondiali. 

Non è un segreto che la posizione di Helmut Marko fosse traballante già da tempo, ben prima dell’addio ufficializzato questa settimana. Già lo scorso anno, infatti, Max Verstappen si era schierato apertamente quando circolava l’ipotesi di una separazione dal consulente austriaco, arrivando persino a minacciare la rottura del contratto pur di difenderne la presenza al suo fianco.

Max Verstappen, Red Bull Racing, Helmut Marko, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing, Helmut Marko, Red Bull Racing

Foto di: Mark Thompson / Getty Images

Una posizione vacillante e non è difficile ipotizzare che le sue uscite a vuoto abbiano contribuito a incrinarla. L’ultima, contro Andrea Kimi Antonelli, accusato in Qatar di aver lasciato volontariamente strada a Lando Norris, quando in realtà si trattava di un semplice errore, ha pesato in una decisione nell'aria da tempo e che aveva alle spalle già altri episodi simili, ma consolidatasi solo di recente.

Marko è sempre stato diretto, senza schemi. In un mondo le parole hanno sempre più peso, lui era privo di filtri, senza intermediari, sempre pronto a rilasciare dichiarazioni, persino prima dei piloti al termine di una sessione. È evidente, però, che alcune accuse lanciate a vuoto e certe parole rivolte alla scuderia non siano state accolte di buon grado. Inoltre, Marko aveva un certo grado di libertà e importanza nella scelta sui piloti, alla costante ricerca del prossimo Verstappen.

In questa fase della rivoluzione Red Bull, la casa madre austriaca ha ripreso un controllo più diretto sulle operazioni di F1. È evidente che alcuni “rami secchi”, figure di potere consolidate negli anni passati, siano ora oggetto di potatura, con l’obiettivo di riportare stabilità nei due team sotto il marchio. Non è un caso che molte delle responsabilità di Horner siano state redistribuite, che Laurent Mekies non disponga di un controllo totale sulle attività collegate al team e che settori cruciali, come marketing e pubbliche relazioni, siano tornati sotto la gestione centrale in Austria.

Oliver Mintzlaff, Managing director Red Bull GmbH, Christian Horner, Team Principal, Red Bull Racing, Dr. Helmut Marko, Consultant, Red Bull Racing

Oliver Mintzlaff, Managing director Red Bull GmbH, Christian Horner, Team Principal, Red Bull Racing, Dr. Helmut Marko, Consultant, Red Bull Racing

Foto di: Red Bull Content Pool

Con Mekies si è voluto riportare un ingegnere al comando e, soprattutto, garantire alla squadra una guida capace di concentrare gli sforzi sulla pista, lasciando da parte il rumore esterno - o meglio, interno - al team. “Credo che sia un gruppo straordinario. Un gruppo straordinario che non si arrende mai, che vuole soltanto fare puro racing. Tutto ciò che abbiamo fatto insieme è stato concentrarci esclusivamente sulle corse. E basta”, ha raccontato Mekies ad Abu Dhabi.

“Direi che il compito è proteggere il gruppo in modo che possa concentrarsi su ciò in cui è così bravo: avere discussioni tecniche, facili o difficili, ma farlo in un ambiente dove si possono affrontare anche le conversazioni più complicate, perché l’unico obiettivo è rendere la macchina più veloce. Penso che il gruppo sia molto unito e ora abbia un’atmosfera fantastica”.

L’addio di Marko rientra nella politica di rivoluzione avviata dalla Red Bull. Resta da capire come il team riorganizzerà la propria struttura senza il consulente e chi prenderà in mano il programma junior, con altri cambiamenti che potrebbero profilarsi all’orizzonte. Marko ha scritto pagine della storia della squadra, contribuendo alla crescita di due dei piloti più vincenti di sempre. Ma nel nuovo corso della Red Bull non c’era più spazio per una figura tanto influente quanto fuori dagli schemi.

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