F1 | Ceccarelli: "Consacrazione per Antonelli, ora Russell avrà pressione"
Il mental coach viareggiano analizza il successo del 19enne bolognese in Cina: "La self confidence si coltiva andando sul gradino più alto del podio, per cui la prima vittoria di Kimi contribuisce ad alzare l'asticella. Se George "deve" vincere con la Mercedes competitiva, il bolognese può sfidarlo con una meno pressione per spingerlo a sbagliare.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
Kimi Antonelli ha fatto l’impresa vincendo in Cina il suo primo GP. Per il mondo del paddock non è stata una sorpresa, mentre il resto del mondo ha accolto questo successo in maniera incredibile e straordinaria: titoli nei telegiornali, copertine dei giornali, chi non parla di Formula 1 ha cominciato a farlo.
In Italia abbiamo trovato un giovane che potrebbe riallacciare il filo con Nino Farina e Ciccio Ascari, gli unici piloti tricolori iridati. A Riccardo Ceccarelli, mental coach e titolare di Formula Medicine chiediamo quale impatto avrà sulla carriera di Antonelli questa splendida affermazione?
"Vincere un Gran Premio a 19 anni direi che è un qualcosa di assolutamente atipico, quindi è normale che abbia sollevato l'interesse del mondo mediatico, magari quello dei non addetti ai lavori, perché bene o male Kimi è una promessa del motosport da quando era bambino”.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
“Il bolognese, infatti, ha fatto bene in tutte le categorie dove ha corso tranne che in Formula 2, ma sappiamo che non aveva una macchina di primo piano. Poi è salito su una Formula 1 a 18 anni e ha avuto un po' di alti e bassi come è normale che sia per un ragazzino che si trova a guidare subito una monoposto di primo piano. È un giovane di talento, ma non è un robot per cui ha avuto bisogno di una normale fase di apprendimento. Questa vittoria, quindi, ha creato molto clamore ma non fra gli addetti ai lavori che se l’aspettavano”.
Il primo successo è arrivato collezionando pole position, vittoria e giro più veloce: il massimo che si potesse aspettare...
"Era qualcosa nell'aria, prima o poi avrebbe dovuto arrivare la prima affermazione. E possiamo dire che Kimi ha avuto anche quel minimo di fortuna del fatto che Russell in qualifica non si sia potuto esprimere al meglio perché ha avuto un problema tecnico. Tutto questo, ovviamente, nulla toglie al bolognese che ha fatto una bellissima qualifica. E poi a 19 anni puoi anche sentire la pressione nello scattare dalla pole position e, invece, lui l'ha gestita molto bene. Non ha sbagliato l’avvio ed è stato molto attento nei primi giri. Poi si è messo su un passo veloce e costante che anche Russell avrebbe fatto fatica ad avvicinarsi”.
La vittoria di Shanghai è una consacrazione?
“Questo successo è importante per Antonelli. I piloti di Formula 1, ma in generale gli atleti basano tutto sulla self-confidence e questa cresce quando si comincia a vincere. Certo, la vittoria è una consacrazione nel mondo delle corse, ma ha avuto la conferma che può vincere dei GP, che può battere Russell, che non ha niente da invidiare ai migliori. È un cambiamento di paradigma importante perché lo può sbloccare a raggiungere altre prestazioni di rilievo. E, in un mondiale che rischia di essere dominato dalla Mercedes, che ci sia almeno una lotta in famiglia può servire a tenere alta l’attenzione”.
George Russell, Mercedes
Foto di: Alex Bierens de Haan / Getty Images
Toto Wolff ha l’ambizione di vincere sia il titolo Costruttori che quello piloti. La sensazione è che George Russell “debba” conquistare il titolo iridato, mentre Kimi Antonelli “possa” ambire alla corona. Quali effetti potrà avere la sfida in casa?
“Sicuramente la pressione ce l'ha Russell perché Kimi ha il futuro davanti a lui. George non è certo un vecchio, però è in una fase della carriera dove ogni lasciata è persa. Non può farsi sfuggire l’occasione di avere la monoposto più competitiva e, quindi, non deve sbagliare. Kimi non ha nulla da perdere: se nelle prossime gare saprà sfidare Russell in qualifica e poi anche in gara sarà proprio George a soffrire di più. Non ha mai trovato un avversario che gli stava davanti e ora arriva un giovane che potrebbe soffiarti il mondiale. È evidente che sentirà una forte pressione: l’inglese è un pilota molto forte, ma può essere vulnerabile dal punto di vista psicologico, un po’ come fu Fernando Alonso con Lewis Hamilton quando arrivò alla McLaren”.
La storia cosa insegna?
"Fernando mostrò il suo lato debole quando si trovò inaspettatamente Hamilton al suo livello. E Lewis poi ci ha insegnato che non era affatto uno sprovveduto. Finora Russell ha sempre trattato Kimi come un fratellino minore. Ora il britannico deve cambiare il suo mindset, perché l'italiano è una minaccia concreta. Antonelli proverà a destabilizzare George...”.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Dom Gibbons / Formula 1 via Getty Images
Abbiamo parlato di Lewis Hamilton, un pilota che è arrivato nel 2026 dopo una stagione di crisi profonda e sembra essersi rilanciato dopo aver lottato e battuto Charles Leclerc...
"Dalla mia esperienza mi viene da dire che il pilota che ha vinto molto ed è arrivato a un’età non certo giovanissima, se si trova a guidare una macchina non competitiva con la quale è relegato al ruolo di comparsa, come è successi ad Hamilton l’anno scorso, è normale che ti vengano meno le motivazioni e la voglia di lottare”.
Dunque, Lewis non era “bollito”?
“La motivazione parte dal cervello e dovrebbe darti gli stimoli per dare sempre il massimo. Ma quando non sei in lotta per la vittoria, come sei sempre stato abituato, si placa, magari inconsciamente, quell’ardore che non ti permette di esprimere tutto il tuo potenziale. Ma nel momento che a questi piloti gli ridai una macchina competitiva ecco che si riaccende l’ambizione di voler vincere e scompare ogni forma di ruggine. Potrebbe essere l’anno della rinascita di Hamilton, ma dipenderà non tanto da lui quanto dalla rossa. Più crescerà la macchina, più crescerà la motivazione, e, quindi anche la prestazione di Lewis”.
Charles Leclerc e Lewis Hamilton in bagarre con le Ferrari
Foto di: James Sutton / Formula 1 / Formula Motorsport Ltd via Getty Images
Hai temuto un contatto nel momento in cui c'è stata la bagarre fra i due ferraristi?
“Assolutamente sì, l'ho temuto e magari succederà in futuro, come era accaduto ai piloti Mercedes a Barcellona nel 2016. Non era stato un caso isolato perché era successo in Red Bull anche tra Vettel e Webber, e come si è verificato tante volte tra due galletti dello stesso pollaio. I ferraristi si sono comportati da professionisti, e credo che vedremo altre sfide. E allora il problema sarà tutto di Fred Vasseur che cercherà di... anestetizzarli un po’ consapevole che i due terranno giù il piede...”.
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