F1 | Antonelli tra Monaco e Barcellona: “Ho spiegato a Bono come si risponde a una gufata”
Dalla cena di gala con la principessa Charlène al trofeo tenuto nel letto dopo la vittoria di Monaco. Kimi racconta i giorni successivi al successo nel Principato e svela un curioso retroscena sul suo ingegnere Peter Bonnington: “Ora fa gli scongiuri anche lui”.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
“La cena di gala? È stata bella! Ero seduto vicino alla principessa, ed è stata molto simpatica. Mi ha raccontato molte cose, tra cui la sua esperienza nel nuoto che l’ha portata fino ai Giochi Olimpici di Sydney”. Kimi Antonelli è arrivato nel paddock di Barcellona ancora avvolto dall’eco del successo monegasco. Il tempo di rifiatare per un giorno e poi di nuovo in viaggio verso la Spagna.
“Ho avuto modo di rivedere la gara e mi sono accorto solo dopo che, quando sono salito sul podio, sono andato dritto verso il gradino del vincitore ignorando la presenza della famiglia reale. Onestamente non me ne ero reso conto, ero decisamente euforico in quel momento. La sera mi sono scusato con il Principe e lui mi ha sorriso dicendo che non c’era alcun problema”.
Uno degli aspetti che continua a colpire di Antonelli è la velocità con cui riesce a voltare pagina. Le celebrazioni durano poche ore, poi l’attenzione si sposta immediatamente sull’appuntamento successivo. È stato così anche dopo la vittoria di Monaco. “Ogni weekend rappresenta una sfida diversa – ha spiegato – qui a Barcellona farà molto caldo e, inoltre, rispetto allo scorso anno avremo a disposizione una gamma di pneumatici più morbida di uno step. Mi aspetto una gara a due soste e credo che sarà molto interessante”.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images
La Mercedes ha portato un importante pacchetto di aggiornamenti a Montreal, ma il fine settimana canadese, condizionato da temperature molto basse, si è rivelato poco indicativo per una valutazione tecnica approfondita. Anche Monaco rappresenta un caso a sé, motivo per cui Barcellona diventa un banco di prova importante per comprendere meglio le gerarchie attuali.
“Torneremo a condizioni più ordinarie – ha sottolineato Antonelli – il degrado sarà elevato e ci sarà molta più gestione rispetto agli ultimi due weekend”. Lo sguardo di Kimi è già rivolto alla sfida che inizierà domani, ma le domande su Monaco continuano inevitabilmente ad arrivare. Antonelli ha ammesso che nei 78 giri percorsi domenica scorsa non è stato semplice rallentare come gli veniva richiesto dal muretto Mercedes.
“Volevano che gestissi maggiormente le gomme, ma quando abbassi l’intensità di guida e il livello di concentrazione il rischio è quello di rilassarsi troppo e commettere un errore. Mi è capitato di tirare un po’ il fiato e poco dopo sono andato lungo alla chicane del Porto. Da quel momento mi sono detto che dovevo restare concentrato. La squadra voleva anche che costruissi un margine di sicurezza sufficiente per affrontare un eventuale pit stop in caso di necessità, quindi passavamo da richieste di aumentare il ritmo a momenti in cui mi veniva chiesto di rallentare. Alla fine... sì, lo ammetto, la sgommata alla Rascasse prima della bandiera a scacchi l’ho fatta di proposito, ma ho scelto il punto perfetto per farlo!”.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Antonelli si sta godendo fino in fondo questo momento della sua carriera. Lunedì mattina si è svegliato con il trofeo nel letto (dopo aver chiesto a Toto Wolff di poter tenere con sé l’originale) e non ha nascosto il proprio entusiasmo. “Tutti i trofei con il numero uno sono bellissimi, ma devo dire che quello di Monaco è davvero speciale”. La giornata è poi proseguita sulla barca di Wolff, prima di tornare al lavoro in vista del weekend di Barcellona insieme al suo fidato ingegnere Peter Bonnington. Ed è proprio parlando di ‘Bono’ che Kimi ha svelato un curioso retroscena legato a una delle sue abitudini più note.
“Ho dovuto spiegargli che quando mi vede fare un gesto strano con la mano destra è perché fa parte di uno scongiuro – ha raccontato ridendo – e la sua reazione è stata di grande sorpresa. Gli ho spiegato che quando qualcuno ci tira una gufata bisogna reagire subito, e posso confermare che ha iniziato a farlo anche lui!”.
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