F1 | Addio ad Andrea de Adamich: pilota, conduttore tv e imprenditore
Il triestino si è spento ad 84 anni a Varano de' Melegari. Era un paio di anni che non era più in perfetta forma: come pilota ha disputato 36 GP di F1, ma è con l'Alfa Romeo che si è tolto le maggiori soddisfazioni prima con la Giulia GTA e poi con la 33. E' stato un pilastro di Mediaset nel racconto dei GP e ha fondato la sua scuola di pilotaggio.
Andrea de Adamich
Foto di: Massimo Campi
L’ultima volta l’ho incontrato a Varano poco più di un paio di anni fa: è sceso dalla sua dimora sulla collina dietro all’autodromo parmense. Guidava la Maserati Granturismo ma procedeva lento, occhieggiando dentro i box per vedere se c’era qualche volto conosciuto. Quando mi ha visto, un colpo di clacson che valeva un saluto e poi l’invito a fare due chiacchiere nella splendida tenuta nel verde, per rivivere situazioni e racconti di una vita nelle corse. Prima come pilota, poi come commentatore tv e giornalista e, infine, anche come capacissimo imprenditore nella gestione del Centro Internazionale Guida Sicura e del tracciato ai piedi del suo eremo.
Non è difficile capire che sto parlando di Andrea de Adamich: poliedrico personaggio che ci ha lasciato all’età di 84 anni. Faceva fatica a camminare e ormai parlava lentamente, ma i ragionamenti erano lucidi come sempre. Intelligente, ficcante, con un carattere molto duro, durissimo, esigente con sé e con gli altri. È sempre riuscito a trasformare in oro quello che toccava.
Andrea de Adamich, March 711 Alfa Romeo, GP di Gran Bretagna del 1971
Foto di: Motorsport Images
Triestino, il debutto nelle corse lo aveva fatto alla Castell’Arquato-Vernasca con una Triumph TR3 nel 1962: “Siamo partiti da Levanto in tre – racconta Antonio Ghini – Andrea, Momo Moretti ed io. Eravamo amici da bambini e alle famiglie avevamo detto che andavamo da conoscenti e, invece, siamo andati a correre di nascosto”.
De Adamich era andato subito fortissimo e il trio si era meritato un “ingaggio” di 25 mila lire per andare dopo la Bobbio-Penice al Trofeo Erice in Sicilia: “Al sabato aveva ottenuto con la Triumph un tempo veloce quanto quello del vincitore dell’anno prima – prosegue Ghini – ma poi si è schiantato in gara facendo un brutto incidente. Era velocissimo, tecnico, ma aveva degli scatti di ira che gli hanno pregiudicato risultati più importanti. È stato un grande amico per una vita e mi spiace che ci siamo lasciati male nel periodo Covid per uno screzio”.
Nel 1963 si era messo alla prova in pista correndo con una Lola-Ford in Formula Junior attirando l’attenzione di Mario Angiolini che lo volle al Jolly Club. Campione italiano di F3 nel 1965, entrò in Autodelta, la squadra corse dell’Alfa Romeo.
Per due anni (1966 e 1967) è stato campione europeo turismo della Divisione 2 con una Giulia GTA, mentre nel 1968 con le monoposto si era aggiudicato la XVII Temporada Argentina al volante di una Ferrari Dino 166 V6.
“Oggi rivelo un particolare – racconta un affranto Guido Schittone, per anni collega di Andrea nella squadra di Italia 1 che seguiva i GP di F1 – da piccolo era il mio idolo, mi ero innamorato di lui come pilota. Non aveva i soldi per andare nel Circus e vinse la Temporada. Ricordo che scriveva una colonna su Autosprint nella quale raccontava la sua esperienza sudamericana e nelle medie dovevamo tenere una sorta di diario che io cominciavo sempre con ‘Caro Andrea’. Credo di essergli stato simpatico, sapeva che lo rispettavo tantissimo e mi ha insegnato tantissimo”.
Andrea de Adamich dal 1991 è stato a capo della scuola di guida sicura
Foto di: ACI Sport
Ci sono state tre fasi nella vita di Andrea: il pilota, il commentatore tv ed anima di Grand Prix e l’imprenditore. In F1 era arrivato nel 1967 nel GP di Spagna non valido per il mondiale con una Ferrari: un quarto posto per cominciare. Dopo il secondo posto in F2 a Vallelunga con una rossa diventa terzo pilota del Cavallino nel 1968. Alla prima uscita di Kyalami ebbe un brutto incidente dopo essersi qualificato settimo, seguito da un altro botto terribile a Brands Hatch alla Race of Champions, gara non valida per l’iride. Patisce gravi conseguenze al collo e resta fuori buona parte della stagione.
Nel 1967 fu coinvolto da Carlo Chiti nell’avventura con la 33: al fianco di grandi specialisti dell’endurance era spesso finito sul podio, vincendo la 200 Miglia di Buenos Aires e, quindi, la 1000 Km di Brands Hatcg e la 6 Ore di Watkins Glen. Nel 1974 con la 33 TT12 aveva contribuito al secondo posto nel mondiale dietro alla Matra con tre terzi posti e il secondo all’Osterreichring.
Watch: De Adamich: “Scheckter dopo il crash di Silverstone non mi ha mai parlato”
Nel 1970, intanto, era tornato in F1 portando in dote un motore Alfa Romeo alla McLaren, facendo tornare il Biscione nel Circus. Seguì la deludente esperienza con la March. Nel 1972 con la Surtees TS9B aveva centrato un prestigioso quarto posto a Jarama, ripetendosi l’anno dopo a Spa-Francorchamps, prima dell’incidente nel GP di Gran Bretagna: a seguito di una terribile carambola causata da Jody Scheckter, Andrea era rimasto intrappolato nella sua Brabham BT42 riportando numerose ferite e fratture alle gambe.
Arturo Merzario è stato un acerrimo avversario del triestino: “Era velocissimo fino al crash di Silverstone – ricorda il comasco – non era svenuto dopo l’impatto e ha vissuto tutto il salvataggio collaborando con i soccorritori. È inevitabile che ti rimanga qualcosa addosso, tenuto conto che all’epoca le F1 si incendiavano come cerini. Pilota molto tecnico era un carattere coriaceo e persona molto autorevole: riusciva ad allacciare ottimi rapporti con i responsabili delle squadre ottenendo spesso alcuni vantaggi. Nella prima metà degli Anni ‘70 eravamo i due piloti nostrani più in vista: io alla Ferrari e lui all’Alfa Romeo. Ricordo che mi ‘rubò’ un titolo italiano assoluto andando a correre una gara in salita e si assicurò il titolo per mezzo punto. Oggi lo ricordo con affetto".
Watch: De Adamich: "Ferrari mi volle dopo aver battuto Giunti a Vallelunga"
Da commentatore Tv ha cambiato il paradigma delle dirette di F1: con De Adamich si è usciti dall’era dei “cavalieri del rischio” entrando nella nuova fase più tecnologica e certamente meno epica, ma più vera. La sua conoscenza, frutto di una preparazione quasi maniacale, aveva reso protagonista il centesimo di secondo nella scansione dei GP.
Davide Amaduzzi, Franco Nugnes e Andrea de Adamich
Foto di: Franco Nugnes
Senza togliere niente a Giampaolo Dallara, indiscusso conte di Varano de’ Melegari, non sorprenda il fatto che Andrea era considerato il sindaco del paese parmense. Una curiosità che non è passata inosservata a chi ha avuto il privilegio di andarlo a trovare: prima del campo scuola di golf adibito per la figlia più piccola, si poteva osservare una vera postazione antiaerea! Sposato con Sofia Spanou dal 2010, dopo il lungo matrimonio con Donatella, ha avuto tre figli: Gordon e Cora hanno anche corso e vinto nel campionato Turismo.
Alla famiglia vadano le condoglianze della redazione di Motorsport.com. I funerali saranno celebrati sabato alle 14 nella chiesa di Varano.
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