F1 | Permane esclusivo: "La forza di Racing Bulls è che siamo una famiglia"
E' l'ennesimo tecnico che è stato nominato team principal. Alan vanta 36 stagioni in F1 ma è sempre disposto ad imparare in un ruolo a cui mai aveva ambito. A Faenza si è subito trovato bene grazie a un management unito che spinge nella stessa direzione. L'obiettivo? E' ottenere ottimi risultati come il terzo posto di Zandvoort.
Alan Permane, team principal RB F1 Team
Foto di: Red Bull Content Pool
Dal 1° gennaio 2023 nove delle dieci squadre attualmente in Formula 1 hanno cambiato team principal. In appena due anni e mezzo, la gestione quotidiana delle squadre è passata nelle mani di figure che hanno molto in comune, una solida formazione tecnica ed una lunga esperienza vissuta in pista. L’ultimo ad unirsi a questa lista è Alan Permane, è al timone della Racing Bulls dallo scorso mese di luglio, data in cui è stato promosso nel suo nuovo incarico dopo il passaggio di Laurent Mekies in Red Bull.
Ha trascorso 36 dei suoi 58 anni in Formula 1, una carriera iniziata come ingegnere ‘junior’ della Benetton Formula e culminata oggi nella guida delle ottocento persone che operano tra Faenza e Milton Keynes. Il suo bagaglio d’esperienza (e di esperienze) lo ha reso una delle figure più rispettate del paddock. Per 34 anni è rimasto lontano dai riflettori, poi, due anni fa, la scelta di lasciare l’Inghilterra per trasferirsi a Faenza affrontando una nuova sfida, professionale e di vita, ed un ruolo che lo porterà sempre più spesso davanti ai microfoni. Lo ha fatto con Motorsport.com, una chiacchierata andata ben oltre i tempi concordati e dalla quale è emersa una persona con una profonda conoscenza del motorsport ma soprattutto con un ‘vissuto’ a tutto campo e sempre in prima linea.
Isack Hadjar, Racing Bulls Team
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
Hai trascorso ben 36 anni nel paddock di Formula 1. Quando hai iniziato questo percorso immaginavi di arrivare al ruolo che ricopri oggi?
“No, mai! Lo dico con grande sincerità, non ci ho mai pensato. Sono sempre stato una persona da pista, un tecnico, per molti anni ho ricoperto il ruolo di ingegnere di pista, poi sono diventato responsabile degli ingegneri di pista e successivamente direttore sportivo. Negli ultimi vent’anni mi sono occupato di questo, e dallo scorso anno, con l’arrivo in Racing Bulls, sono passato ad un ruolo più gestionale, ma sempre nell’area tecnica, legato all’attività in pista come Racing Director. Ma dove sono oggi, nel ruolo di Team Principal… proprio no, non l’avevo mai considerato. È stata una grande sorpresa”.
Quando hai ricevuto l'offerta per il ruolo da team principal, hai avuto dubbi o ti sei sentito subito pronto ad affrontare questa nuova sfida?
“Credo di poter contare su una lunga esperienza in pista e, più in generale, su un lungo percorso nel motorsport. Detto questo, ho ancora molto da imparare, non pretendo di sapere tutto, ma è molto stimolante, mi piacciono le sfide e posso dire che mi sto anche divertendo. Sento una grande responsabilità: a Faenza ci sono 550 persone, a Milton Keynes 250, quindi il senso di responsabilità nei confronti di questo gruppo è enorme. Allo stesso tempo, però, sono orgoglioso e grato a chi mi ha offerto questa opportunità, da Oliver Mintzlaff a Helmut Marko e naturalmente anche a Laurent (Mekies)”.
Alan Permane con Laurent Mekies: il francese ha spinto molto per la promozione dell'inglese
Foto di: Peter Fox / Getty Images
Proprio Mekies ha spinto molto per la tua candidatura...
“Sì, mi ha dato una spinta importante. Ci conosciamo da molti anni, dai tempi in cui lui era in Ferrari e io in Renault, abbiamo lavorato molto insieme sul fronte sportivo. E poi, ovviamente, abbiamo lavorato in Racing Bulls insieme per 18 mesi”.
Prima del ruolo da team principal c’era già stato un grosso cambiamento nella tua vita. Dopo oltre trent’anni trascorsi nella stessa squadra sei arrivato a Faenza. Come sono stati gli inizi?
“È stato un bel cambiamento. Sono stato in una squadra per 34 anni, un team dove ho mosso i primi passi e nel quale ho avuto la possibilità di crescere, passando da una posizione molto junior ad una senior. Non conoscevo altre realtà, quindi all’inizio il pensiero di dovermi inserire in un altro team è stato uno shock. In realtà poi le cose sono andate molto bene, arrivare a Faenza è stato fantastico, mi sono sentito parte della famiglia molto rapidamente. Anzi, di più famiglie: quella di Faenza, quella di Milton Keynes e la grande famiglia Red Bull. Si, posso dire che è stato un grande cambiamento”.
Cosa ti ha sorpreso quando sei arrivato a Faenza?
“Mi ha colpito il gruppo dirigente, persone estremamente valide che si sostengono a vicenda. Oltre a fare il loro lavoro e prendersi cura della squadra, sono davvero uniti. Mi ritengo molto fortunato, sono entrato in squadra con il ruolo di direttore sportivo e mi sono sentito subito parte del team, sono stati molto accoglienti. Ora, nel ruolo di team principal, sento davvero il loro supporto, ed è un aspetto fondamentale che ha reso possibile questo cambiamento. Non dico che il percorso sarà facile, ma avere il supporto di un gruppo di persone così valido è molto, molto importante. E ovviamente è fondamentale la figura di Peter: anche lui mi ha sempre sostenuto in modo incredibile”.
Peter Bayer e Alan Permane sono i vertici della Racing Bulls
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
C'è un motivo per cui negli ultimi cinque anni abbiamo visto arrivare nel ruolo di team principal molte persone con un background tecnico? Come lo spieghi?
“Non vedo un motivo chiaro, ma sono grato di questo cambiamento. Se osserviamo cosa è avvenuto e sta avvenendo nel paddock, credo che Andrea (Stella) stia facendo un lavoro fantastico. La mia sensazione, ma è solo una sensazione, è che oggi un team di Formula 1 sia cresciuto a tal punto da rendere difficile la gestione completa da parte di una sola persona. C’è una divisione abbastanza netta tra gli aspetti commerciali e quelli tecnici, quindi non mi sorprende che al vertice di una squadra ci siano due figure che si occupano di settori differenti. Da noi sembra funzionare bene, direi altrettanto alla McLaren, e non è da escludere che un modello con un team principal ed un amministratore delegato diventi sempre più comune”.
Un anno fa Laurent Mekies disse che una delle sfide di Racing Bulls era quella di trovare la giusta comunicazione tra Milton Keynes e Faenza. Ora sembra che questa sfida sia stata vinta, è corretto?
“Oggi tutti lavorano in buone condizioni. Non credo mi sarebbe piaciuto vedere come avremmo potuto fare dieci anni fa, ma dopo il COVID gli strumenti di comunicazione hanno subito un'enorme accelerazione, oggi è decisamente tutto più facile. Abbiamo anche incentivato i contatti fisici tra i due centri, ci sono persone che vengono dal Regno Unito a Faenza per qualche giorno e viceversa. È un modo per permettere a chi lavora a distanza di conoscersi meglio. Ci sono stati anche dei giovani provenienti da Milton Keynes che hanno deciso di restare a Faenza a tempo pieno, si sono trasferiti qui con le loro famiglie perché volevano venire in Italia e calarsi nello stile di vita italiano”.
Non è vero che gli ingegneri del Regno Unito sono restii a trasferirsi in Italia?
“Da quello che vedo, non è così. Questa è una squadra italiana, la stragrande maggioranza dei dipendenti è italiana, ma ci sono anche inglesi. Abbiamo avuto un progettista molto esperto del settore compositi che è arrivato qui tre o quattro mesi fa dal Regno Unito e ha deciso di trasferirsi con moglie e due figli che frequentano le scuole locali. Non c’è una barriera, tutt’altro, ci sono due nuclei operativi e cerchiamo di sfruttare gli aspetti positivi di questo modello. È importante per noi avere una sede nel Regno Unito perché è lì che si trovano la maggior parte dei team di Formula 1, avere in Inghilterra il nostro reparto aerodinamico è fondamentale, funziona e si integra molto bene con Faenza”.
Liam Lawson, Racing Bulls Team
Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images
La scorsa stagione Racing Bulls ha chiuso il campionato con 46 punti, quest’anno siete già a quota 72. Ti aspettavi questo salto in avanti?
“Quando i regolamenti sono stabili cerchi di estrarre il massimo alla macchina sperando di mettere in pista un buon progetto. Non c’erano particolari aspettative, e sono convinto che sia così per tutti: non credo che la McLaren si aspettasse di vincere il Campionato del Mondo Costruttori dopo 18 gare. Da parte nostra abbiamo realizzato una buona monoposto, un'auto da corsa davvero bella. In molti dicono che il valore aggiunto della nostra macchina sia la facilità di guida e, probabilmente, è così”.
Forse perché quando Lawson è tornato in Racing Bulls ha ritrovato la performance che in Red Bull sembrava persa…
“Forse. Ma sappiamo di aver raggiunto un obiettivo importante con questa macchina, ed è la facilità di gestione. Non voglio sminuire il lavoro degli ingegneri, ma conosciamo la strada da seguire per ottenere il massimo delle performance che questa monoposto può garantire. Lo scorso anno non eravamo in questa situazione, oggi, invece, possiamo mettere la vettura in una finestra che dà ai piloti molta fiducia garantendo allo stesso tempo garantisce una buona performance grazie ad un buon carico aerodinamico".
"Questi due fattori si traducono in buoni tempi. Non è frequente sentire un pilota dire che la macchina in una curva è perfetta, nei miei tanti anni trascorsi in Formula 1 mi è capitato di ascoltare piloti che dopo aver ottenuto la pole position lamentavano come la monoposto non si comportasse come avrebbero voluto in alcune curve”.
Liam Lawson, Racing Bulls Team
Foto di: James Sutton / LAT Images via Getty Images
Che impatto ha avuto sulla squadra la partenza improvvisa di Tsuonda? Il ruolo della Racing Bulls è anche quello di preparare i piloti al passaggio in Red Bull, ma in termini di pianificazione della stagione, cosa ha comportato perdere il pilota più esperto dopo soli due weekend di gara?
“Questa squadra sa come prendersi cura dei giovani piloti, ed è ciò che abbiamo fatto con Isack. Non aveva esperienza al volante di una Formula 1, credo che abbia guidato la Red Bull ad Abu Dhabi l'anno scorso, un test nel quale ci aveva molto sorpresi ed Helmut Marko ha riconosciuto in lui un potenziale reale. Quando Liam è tornato da noi dopo sole due gare, sapevamo che c’era del lavoro da fare, e ho apprezzato molto l’approccio con cui si è posto. So bene che il desiderio dei nostri piloti è quello di vincere un mondiale con la Red Bull, e nel caso di Liam stiamo lavorando insieme affinché quel sogno sia ancora raggiungibile".
"Se guardiamo ai suoi risultati, vediamo che ci sono volute quattro o cinque gare per trovare la giusta confidenza con una macchina che non aveva mai guidato in precedenza. Inoltre si è trovato di fronte un compagno di squadra che ha tutto per essere valutato come il miglior esordiente della stagione. Credo che Liam abbia un talento eccezionale, ha lavorato molto con i suoi ingegneri e con tutto il team, arrivando a quello che finora è stato il suo picco nelle qualifiche di Baku, concluse con un terzo posto in condizioni rese molto complicate dall’arrivo della pioggia. Il giorno dopo si è confermato con un ottimo quinto posto in gara”.
Sei stato parte di tanti successi nella tua carriera: vittorie, titoli mondiali. Ma quanto è stato speciale il terzo posto conquistato da Hadjar a Zandvoort, il tuo primo podio da team principal?
“Incredibile, lo dico con sincerità: una sensazione unica, probabilmente perché dal mio ruolo guardo la squadra nel suo insieme. Non lo considero di certo il ‘mio podio’, tutt’altro: è un risultato che premia tutta la squadra. Ma vedere nel box la gioia negli occhi di ogni singola persona è stato fantastico. Poi, il lunedì, siamo tornati a Faenza tutti insieme, io, Isack e gli ingegneri, ed abbiamo festeggiato con un bicchiere di Prosecco. Vedere i volti delle persone ti trasmette l’orgoglio di fare parte di questo gruppo, ma non voglio che sia ritenuto un mio successo. Ero nel ruolo di team principal da sole tre gare, quindi il merito è di coloro che lavorano qui, e vedere la loro gioia è stato emozionante”.
Isack Hadjar, Racing Bulls Team
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
Si è detto molto di Hadjar. Quali credi siano le sue qualità migliori?
“Iniziamo col dire che è veloce, perché se in Formula 1 non hai quella dote non hai nulla. Isack è molto veloce e si adatta rapidamente. Porto un esempio recente: non era mai stato a Singapore, quindi poco prima dell’inizio della sessione FP1 gli ho detto di prendersi il tempo necessario per familiarizzare con la pista, ricordandogli che avevamo a disposizione tre sessioni e che non c’era bisogno di forzare. Eppure, dopo pochi giri era già li davanti. Un altro aspetto che mi piace molto di Isack è che ascolta. È consapevole di non avere ancora una grande esperienza, sa di essere un rookie, e per questo è molto aperto ai consigli, il suo approccio è quello di chi vuole imparare da chi ha già vissuto certe situazioni. Assimila le informazioni e le converte in prestazione, e questo fa di lui un esordiente davvero impressionante”.
Quanto è cruciale la sua presenza nel team in vista della prossima stagione?
“Non sappiamo ancora cosa accadrà. Se sarà con noi saremo ovviamente contenti; se sarà promosso, saremo molto orgogliosi del lavoro fatto. Ma non è spetta a me prendere queste decisioni, non posso dire altro al riguardo, se non che il nostro compito è quello di preparare al meglio i giovani piloti per il passo successivo”.
Credi che Isack sia pronto per affrontare una possibile chiamata della Red Bull?
“Devo pesare le parole, perché non sta a me dire se è pronto o meno. Credo che un pilota sia costantemente in un processo di apprendimento, nell’arco di tutta la carriera non smetterà mai di imparare. Quest’anno abbiamo visto come persino un sette volte campione del mondo continui a migliorarsi, gara dopo gara, per questo credo che sia difficile stabilire quanto un pilota sia davvero ‘pronto’. Posso dire che Isack è molto veloce, ha voglia di crescere, è tenace e molto forte mentalmente. Aggiungo che il giorno in cui cambierà squadra avrà il massimo supporto”.
Alan Permane festeggia il podio di Isack Hadjar con la squadra Racing Bulls a Zandvoort
Foto di: Clive Rose / Getty Images
Uno degli aspetti che colpisce osservando la vostra stagione è il miglioramento delle performance avvenuto a campionato in corso. È merito del programma di sviluppo?
“Sì, abbiamo seguito un percorso di aggiornamenti molto efficace. Ma allo stesso tempo ci sono stati dei cambiamenti nel team, abbiamo iniziato la stagione con Yuki nel ruolo di pilota di riferimento, poiché Isack era ai suoi primi passi. Poi dopo due gare è arrivato Liam, anche lui molto giovane, e ci è voluto un po' di tempo per trovare il giusto affiatamento. Fino a Monaco non avevamo ottenuto risultati significativi, ma da quel momento in poi siamo entrati in una fase differente, confermata subito la settimana successiva a Barcellona e poi in Austria".
"In generale abbiamo avuto una buona macchina su quasi tutte le piste, siamo arrivati molto spesso in Q3 grazie ad una gestione corretta delle gomme. L'assetto aerodinamico funziona bene, ha una finestra di lavoro molto ampia e si sposa bene con quello meccanico. Quando abbiamo introdotto gli aggiornamenti siamo stati molto attenti a non stravolgere il DNA della monoposto, non volevamo rischiare di compromettere le qualità di base del progetto”.
Nelle ultime stagioni avete utilizzato componenti sviluppate da Red Bull nel campionato precedente. Cosa accadrà nel 2026, quando inizierete tutti da zero?
“Utilizziamo le parti che il regolamento consente di condividere, e sarà così anche il prossimo anno, useremo le stesse sospensioni anteriori e posteriori e ovviamente il cambio prodotto dalla Red Bull per la loro monoposto 2026. Per noi è un vero privilegio, sono questi i benefici del rapporto che abbiamo”.
Sul vostro legame con Red Bull in passato non sono mancati malumori da parte di alcuni avversari. Ma nel 2025 ci sono stati addetti ai lavori che avrebbero voluto vedere Verstappen al volante di una Racing Bulls. Sembra che siate riusciti ad affermare una vostra identità di squadra.
“Credo sia una testimonianza di come questa squadra stia crescendo. Ora la gente ci vede come una realtà indipendente, e questo è stato possibile grazie ad un grande lavoro. Detto questo, il regolamento è chiaro e rigido su ciò che è permesso fare e ci siamo sempre attenuti alle linee guida, ma è bello aver dimostrato sul campo che la nostra monoposto ha una sua identità. Abbiamo già i nostri prossimi obiettivi, vogliamo essere sempre più competitivi, mantenere questo DNA che ora ci viene riconosciuto".
"Ci attende una nuova sfida regolamentare e proveremo a trasferire sul progetto 2026 ciò che abbiamo imparato lavorando sulla monoposto 2025. Mi riferisco al modo in cui utilizziamo la deportanza, a come la macchina reagisce alle diverse altezze, tutte quelle sensibilità che sono davvero importanti per gli aerodinamici. Sappiamo che parte delle nostre prestazioni è strettamente legate alla facilità di guida e di messa a punto, speriamo di mantenere queste qualità anche la prossima stagione”.
Red Bull Ford Powertrains
Foto di: Red Bull Content Pool
Che aspettative hai sulla prima power unit realizzata dalla Red Bull?
“È una domanda difficile. Tutto quello che posso dire oggi è che, parlando con chi lavora al progetto, percepisco molta fiducia: credono di aver raggiunto i loro obiettivi. La Red Bull sta affrontando questo progetto con grande coraggio: è un passo verso un mondo nuovo, supportata da un partner di eccellenza come Ford. Non voglio fare previsioni sulle aspettative: dovremo attendere. Ma i feedback che arrivano sono positivi e, come sempre, dovremo verificare se ci saranno differenze tra i banchi prova e la pista. Una prima risposta arriverà a gennaio.”
Si parla molto di quale sarà l’elemento chiave dei nuovi progetti che vedremo in pista il prossimo anno. Oltre alla power unit, ci sono chiari focus su peso, pneumatici e carburanti. Quale sarà la sfida più importante?
“Ci saranno molte nuove variabili, ma alla fine credo che il carico aerodinamico rimarrà l’aspetto più cruciale. Raggiungere il peso minimo sarà una sfida dura: all’inizio non sarà semplice arrivare al valore obiettivo. Ricordo che all’inizio dell’attuale generazione di monoposto solo la Sauber aveva raggiunto il peso minimo e si confermò molto competitiva, tutte le altre monoposto avevano almeno dieci chili in più. La differenza tra peso e carico aerodinamico è che nel primo caso hai più margini per risolvere il problema”.
Considerando la tua lunga esperienza in Formula 1, ritieni che il nuovo regolamento 2026 si confermerà il più grande in termini di cambiamento?
“Anche nel 2014 abbiamo vissuto una grande svolta con l’introduzione delle power unit ibride. È stato un cambiamento enorme, senza dubbio, ma anche ciò che ci aspetta non sarà da meno. Ma lo affronteremo, la Formula 1 dispone di ingegneri di grande talento e risorse notevoli, sono certo che vedremo delle monoposto interessanti e delle belle gare”.
Credi che anche per i piloti sarà una grande cambiamento in termini di guida?
“È ancora presto per avere un quadro chiaro, abbiamo un modello nel simulatore ma i piloti non hanno ancora guidato abbastanza per avere un’idea attendibile”.
L'ingresso della Racing Bulls a Faenza
Foto di: Racing Bulls
La stagione sta per concludersi. Nella classifica Costruttori siete sesti, ma quattro squadre sono racchiuse in soli dodici punti. C’è un obiettivo chiaro?
“Il nostro obiettivo è la perfezione nel lavoro in pista. Dai piloti agli ingegneri, me incluso, strategie e pit stop: tutto deve essere curato nei dettagli. Quando tutti i pezzi funzionano insieme, possiamo ottenere risultati importanti. Lo abbiamo visto a Zandvoort: dal giro di qualifica alla gestione delle soste, tutto il pacchetto è stato impeccabile. Non parlo di puntare al sesto posto finale, ma di restare concentrati su ogni weekend. Se ci riusciremo, avremo buone possibilità di ottenere ottimi risultati”.
Sui valori in campo sarà davvero tutto sa scoprire nei primi test in pista o emergeranno segnali prima?
“Non credo che nessuno oggi abbia idea di cosa stanno facendo gli avversari, e penso che non saranno neanche i test a darci un quadro reale, per quello dovremo attendere le qualifiche di Melbourne. Ma è bello così: l’attesa dei primi verdetti sarà emozionante. Noi siamo impazienti di scoprire dove ci posizioneremo, posso confessarvi che non vedo l’ora”.
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