Brabec ci crede: "La Dakar è alti rischi, grandi ricompense. Il mio motto è 'Affondare non è un'opzione'"
Ricky Brabec, pilota del team ufficiale Honda HRC, va alla caccia del terzo successo della carriera alla Dakar. Il suo fisico presenta segni delle tante ferite riportate negli anni, ma è sintomo di una resilienza rara: "Affondare non è un'opzione", dice il suo motto.
Ricky Brabec, Honda
Foto di: Honda
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Nessuno torna uguale dalla Dakar e l’americano ha conosciuto tutti i volti della Dakar, una corsa estrema che non perdona il minimo errore. Primo americano a vincere il rally in sella alla Honda ufficiale del team Honda HRC Monster Energy, Ricky Brabec ci riprova ancora.
Il 3 gennaio scatterà per la sua undicesima Dakar. Davanti a lui due settimane implacabili di gara: quasi 8.000 chilometri, di cui 4.900 cronometrati, attraverso deserti, piste veloci, altopiani rocciosi e un livello di competizione altissimo.
Dopo il terzo posto nel World Rally-Raid Championship 2025 (W2RC), alle spalle di Daniel Sanders e del compagno di squadra Honda Tosha Schareina, Ricky a 34 anni si trova negli anni della maturità. Insieme allo spagnolo Schareina è la punta di diamante dell’armata giapponese che dovrà vedersela con Daniel Sanders, vincitore della scorsa Dakar e campione del mondo W2RC.
Questa sarà la tua undicesima Dakar. Come ti senti?
"Sono carico e felice del team e della moto. Il mio obiettivo è vincere. L’ho già fatto due volte e si può fare anche una terza. Ma il livello oggi è altissimo. Tutti i piloti hanno fatto un bel salto in avanti: più veloci, più forti, e devi evolvere anche tu. Sono salito sul podio del Mondiale, ho lottato tutto l’anno e mi sento fiducioso".
Come vedi la concorrenza?
"La categoria RallyGP è fortissima. La Dakar sarà una battaglia totale: spingeremo tutti al massimo. Non so quanto si possa andare ancora più forte, credo siamo già al limite. Si corre sempre al massimo, ogni giorno, tutto il giorno. Il road book è complicato, le note arrivano velocissime. Il mio obiettivo è curare ogni dettaglio della mia guida".
Hai solo 34 anni, ma come vedi la nuova generazione?
"Cerco di imparare da loro. I giovani hanno grandi attributi: vanno molto più forte di quanto io voglia andare. Lo capsico, si è giovani una volta sola. Quando cadi, più sei vecchio e più tempo ci metti a rialzarti. Io sono caduto diverse volte in carriera e ho avuto infortuni importanti, e non voglio più farlo".
Dove trovi ogni anno la motivazione?
"La mia formula è molto naturale: più mi diverto, più vado forte. Quindi cerco semplicemente di divertirmi ogni singolo giorno".
Ricky Brabec, Honda
Foto di: Honda
Senti ancora le farfalle nello stomaco prima della partenza?
"Non più come una volta, sono più rilassato. Vai forte, ma non è come il motocross, dove sei gomito a gomito alla prima curva. Qui hai tempo per scaldarti ed entrare nel ritmo. Ma se hai un tempo da rispettare e devi spingere, allora sì, le farfalle arrivano".
Qual è l’ultimo pensiero quando indossi il casco e chiudi la visiera?
"Essere prudente e arrivare al traguardo della tappa. Questo è l’obiettivo di ogni giorno".
Vincere la Dakar è enorme, ripetersi ancora di più. Come affronti questa nuova sfida?
"So cosa serve, ma non esiste una ricetta per vincere la Dakar. Serve un grande team e una moto forte. Alla fine conta chi è più solido, chi dorme meglio la notte e chi sbaglia meno. Basta perdere una curva o commettere un errore di navigazione e la giornata è finita. È una corsa sprint ogni singolo giorno".
Si riesce a staccare la spina?
"La Dakar è durissima fisicamente, ma mentalmente lo è ancora di più. A fine giornata il cervello non si spegne mai: pensi alla tappa successiva, a cosa migliorare, alla strategia. Non esiste un giorno di relax, perché nel momento in cui molli un attimo, gli altri stanno spingendo al 110%. Ogni giorno si vince o si perde per pochi secondi".
Le cicatrici sul tuo corpo raccontano la durezza del rally.
“Il rally è così: alta velocità, alti rischi, grandi ricompense. Mi sono rotto il collo tre volte, le spalle, le clavicole, alcune dita dei piedi. L’anno scorso mi sono rotto una gamba".
Come convivi con il dolore?
"È difficile, ma il mio motto è 'sinking is not an option': affondare non è un’opzione, devi nuotare e non mollare mai".
Cos’è la Dakar per te?
"È una parte di me. Il giorno in cui non potrò andarci, sentirò che mi manca un pezzo".
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