Dakar | Peterhansel: "L'obiettivo è arrivare in fondo, magari vincendo la classe Stock"
Mr. Dakar ha raccontato a Motorsport.com il suo ritorno al rally raid più celebre al mondo: dalla scelta di dire sì al progetto Defender agli obiettivi, passando poi da come sarà chiamato a guidare la vettura Stock preparata da Land Rover assieme a Prodrive.
Stéphane Peterhansel, Defender Rally
Foto di: A.S.O.
Dakar 2026 | Defender Land Rover
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Yanbu- Non ha esitato troppo Stephane Peterhansel alla proposta di Land Rover di unirsi al nuovo progetto Defender al debutto sulla Dakar 2026 nella categoria Stock. Amante del rally, prima ancora di essere un pilota professionista, Mr. Dakar ha accettato con entusiasmo. In occasione della presentazione a Yanbu, alla vigilia della 48esima edizione della Dakar, è lui, insieme alla macchina, il grande protagonista.
Ti è mancato il rally?
“Avevo bisogno di una pausa dopo 35 Dakar. Lo scorso anno ho seguito la gara tutti i giorni, perché ci sono tutti i miei amici a correre, ma non mi mancava. Diverso è il discorso dell’adrenalina, per questo mi sono tenuto allenato. Ho corso tanto in moto, per mantenere alto quel livello di eccitazione che ti danno le corse: Le Touquet in Francia, ho preso parte all’Africa Eco race per quattro giorni, enduro in Italia …. la lista è lunga”.
Quanto tempo ha preso per decidere di far parte del progetto?
“Pochissimo! Amo la Dakar e il brand Defender è sempre stato iconico – è un binomio vincente. Non ho esitato perché ho trovato grande motivazione, un progetto solido, un partner importante come Prodrive. E’ stato fatto tutto al meglio”.
Hai seguito lo sviluppo sin dall’inizio...
“Abbiamo iniziato i test nel mese di maggio. Prima in Galles, poi nel sud della Francia, in Marocco e infine a Dubai. Non abbiamo trovato troppe difficoltà. Ci siamo concentrati soprattutto sulla messa a punto”.
Come cambia l’approccio?
“Il piacere di guida è lo stesso, trattandosi di una vettura Stock, però, ti devi ricordare che è molto più fragile rispetto ai prototipi T1+ con cui ho corso negli ultimi anni. Lo sforzo è quindi più mentale: frenarsi a livello di velocità pura, perché sappiamo che possiamo essere veloci. Occorre preservare di più la macchina”.
Con quale obiettivo prendi il via? c’è chi scommette in un risultato importante a livello della generale.
“La priorità è finire come team. Sappiamo per esperienza che un anno non è sufficiente per puntare ai risultati che contano. Mi ricordo con Peugeot, è stata dura all’inizio. Quindi la priorità è fare bene come squadra, poi si tratta sempre di una competizione per cui chiaramente vorremmo essere i primi della nostra categoria”.
Hai vinto ben 14 volte la Dakar, un record imbattuto. Quale il segreto?
“Non c’è mai un uomo solo dietro una vittoria. C’è un team, un progetto, un mezzo, una strategia e tanto tanto lavoro”.
Quale la vittoria più bella?
“La prima in moto nel 1991. Era già un sogno partecipare, vincere la corsa in Africa è stato bellissimo”.
Guardando alla corsa delle auto nella Ultimate, questo potrebbe essere l’anno buono per Sebastien Loeb. Come lo vedi?
“Ho parlato a lungo con lui anche questa mattina. Lo vedo bene, forte, concentrato. Mi piacerebbe vederlo vincere quest’anno, per lui e per Edouard (Boulanger), il mio ex-copilota e compagno di tante avventure”.
Di cosa avete parlato?
“Fondamentalmente dell’ approccio alla corsa. E’ un fatto mentale, oltre che meccanico. La velocità è nel nostro DNA, lo sforzo spesso è frenarsi. Andare più piano, attaccare solo quando serve e non per recuperare i pochi minuti persi il giorno prima. Io ho fatto click quando ho compreso che per vincere la Dakar non importa vincere tutte le tappe”.
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