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F1 | Una McLaren da pole beffata dall'evoluzione della pista

Il miglior tempo di giornata è rimasto quello realizzato in SQ2 da Norris con le gomme medie, ma poi l'evoluzione della pista si è stabilizzata in SQ3 e non tutti hanno saputo reagire nel modo giusto: a pagare il prezzo più alto sono le McLaren, che scatteranno solo sesta e nona nella Sprint dopo aver mostrato un gran potenziale.

Lando Norris, McLaren MCL38

Sembrava tutto apparecchiato per la pole position di Lando Norris. Dopo la SQ2 prevedere una prima fila tutta McLaren sarebbe stata una puntata tutt’altro che azzardata. Dieci minuti dopo il verdetto: Piastri sesto, e Norris (il più veloce sia in SQ1 che SQ2) solo in nona posizione. Lando non si è nascosto, ammettendo di aver commesso un errore che ha compromesso il suo venerdì pomeriggio, ma in generale nella sessione SQ3 qualcosa è cambiato.

Non è un caso che Verstappen, appena informato via-radio della pole position, abbia risposto “Ma come è possibile? Cosa è successo agli altri?”. Il campione del mondo ha completato un buon giro, ma non privo di sbavature e soprattutto non al ritmo atteso. Il miglior tempo delle qualifiche è rimasto il crono ottenuto da Norris in Q2 (1’25”597 con gomme medie), un giro più veloce rispetto a quello che ha ottenuto Verstappen in Q3 con le soft (1’27”641).

Una delle variabili impreviste è stata l’evoluzione della pista. Dai primi giri della sessione FP1 disputata in tarda mattinata fino al primo run della SQ2 c’è stato una progressiva gommatura dell’asfalto che ha permesso di abbassare i tempi sul giro. Era logico attendersi un crescendo di performance fino alla SQ3, favorita anche dall’utilizzo delle soft, invece l’asfalto si è stabilizzato in pochissimo tempo. Le prime avvisaglie sono arrivate negli ultimi giri della SQ2, la conferma definitiva nella sessione conclusiva.

“È stata una SQ3 davvero strana – ha commentato Oscar Piastri, uno dei piloti più delusi - la pista è cambiata, tutti pensavamo che con le soft ci sarebbe stata una resa migliore, ma per quanto mi riguarda il giro è stato terribile, già nelle prime curve ho avuto una brutta sensazione, ed è stato così fino alla fine. È strano pensare che il miglior tempo finale sia stato quello di Lando in Q2”.

Lando Norris, McLaren MCL38

Lando Norris, McLaren MCL38

Foto di: Alexander Trienitz

Tra i piloti scesi in pista per l’ultimo turno di qualifica c’è stato chi ha avuto un approccio un po' troppo prudente nel primo settore temendo di arrivare nelle ultime curve con le temperature fuori dalla finestra di utilizzo, ed in questo caso a mancare è stato il picco di grip. Ma c’è stato anche chi ha spinto troppo nel primo settore, compromettendo la performance nella seconda parte della pista.

A confermare ancora di più uno scenario complesso c’è il caso Aston Martin, con Stroll risultato più veloce (con soft usate) rispetto ad Alonso sceso in pista con un set nuovo. “È stata una sessione complicata – ha confermato Fernando – quando si cambia mescola non è semplice leggere il grip perfetto nell’unico giro a disposizione. Comunque, era uguale per tutti”.

Il format del weekend Sprint, con soli 60 minuti di prove libere (a Miami in realtà soli 45, a causa della bandiera rossa innescata da Leclerc) costringe squadre e piloti a scelte alla cieca. Dal caos è emerso in modo brillante Daniel Ricciardo, il più contento al termine delle qualifiche, ma senza riferimenti precisi diventa un incubo per gli ingegneri ed i piloti programmare i run di qualifica ed il temuto out-lap in cui bisogna portare in temperatura gli pneumatici.

Il prezzo maggiore ieri lo ha pagato la McLaren, ma non solo. Tra i dieci piloti della top-10 solo cinque hanno migliorato il crono della SQ2, e solo due sono riusciti ad abbassare i tempi in modo consistente: Verstappen, più veloce di 0”360 e Leclerc di 0”228. Non è un caso che la prima fila sia andata a loro.

Oscar Piastri, McLaren MCL30

Oscar Piastri, McLaren MCL30

Foto di: Erik Junius

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