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F1 | Stella: "In McLaren ho portato buon senso e trasmetto ciò che ho imparato nella Ferrari vincente"

Il team principal, uno dei maggiori fautori della grande stagione McLaren in cui ha colto entrambi i titoli iridati di F1, si racconta e spiega cosa abbia portato a Woking dalla sua esperienza passata in Ferrari.

Lando Norris, McLaren, Andrea Stella, McLaren, Zak Brown, McLaren

Lando Norris, McLaren, Andrea Stella, McLaren, Zak Brown, McLaren

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Il 2025 resterà agli annali della Formula 1 per la clamorosa rimonta di Max Verstappen e per il modo in cui la McLaren è tornata a vincere. Il Mondiale Costruttori è arrivato con sei gare d’anticipo; quello Piloti si è deciso all’ultimo appuntamento della stagione, con appena due punti di scarto. "Meno dello 0,5 per cento", sottolinea Andrea Stella. Ma la McLaren non ha semplicemente vinto: ha vinto a modo suo. Ed è proprio questo l’aspetto che fa sorridere di più il Team principal, grande artefice del successo Papaya.

Come si costruisce una squadra vincente, l’ingegnere umbro lo ha imparato a Maranello. "Sono arrivato in Formula 1 con la Ferrari all’inizio degli anni Duemila, in un periodo di grandi successi. Lì ho capito molto presto cosa sia possibile fare con la squadra giusta. Quel riferimento mi è rimasto e cerco di trasmetterlo ogni giorno a tutto il mio team".

Un metodo di lavoro, prima ancora che una filosofia, che Stella ha portato con sé in ogni fase della sua carriera: dal suo arrivo in McLaren nel 2015 — quando scelse di seguire Fernando Alonso lasciando la scuderia italiana — fino a dirigere la squadra di Woking.

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images

Cosa rende Andrea Stella più orgoglioso di questa stagione straordinaria?
"Si può vincere e si può perdere. Il modo, invece, è interamente sotto il tuo controllo. È questo l’aspetto che rende me, come team principal, e tutto il team davvero orgogliosi. Dando a entrambi i piloti pari opportunità, alla fine abbiamo avuto ragione".

Cosa ha portato personalmente a Woking? Il "genio italiano"?
"Direi piuttosto il buon senso: l’importanza delle relazioni umane, una visione chiara della performance e una filosofia pratica volta a proteggere il team".

Cosa rende oggi McLaren così speciale?
"Un gruppo unito. I valori, la storia ed un reparto tecnico come non ne avevo mai visto in 26 anni di Formula 1. Con Zak Brown abbiamo ridistribuito le risorse tecniche esistenti: era come un puzzle con pezzi che non combaciavano. Abbiamo messo tutto sul tavolo, riorganizzato e reso il sistema più solido. Poi abbiamo inserito figure chiave come Rob Marshall, che ha portato esperienza, competenze e, soprattutto, il coraggio di osare".

Quanto è appagante conquistare il titolo con entrambi i piloti in lotta per il Mondiale?
"Il successo è il frutto di un percorso molto lungo. Ventiquattro gare trasformano il campionato in una maratona: restare costanti, uniti e fedeli ai nostri valori è stato impegnativo quanto essenziale. Volevamo mandare un messaggio. Vincere 16 titoli mondiali significa molto, ma volevamo dimostrare che certi valori contano ancora: che si può costruire una cultura basata sul progresso, non sul rimpianto. Abbiamo lavorato come una squadra e come squadra abbiamo vinto: i piloti, gli ingegneri, il personale in pista e l’incredibile reparto tecnico in Inghilterra".

Il valore del gruppo...
"Oggi nessuno può disegnare da solo la geometria di una monoposto: i tempi sono cambiati. I valori sono fondamentali se vuoi costruire qualcosa che duri. C’è una canzone di Niccolò Fabi che dice che costruire significa rinunciare alla perfezione. È quello che abbiamo fatto, mettendo al centro l’interesse collettivo. È facile cercare colpe nei momenti difficili, puntare il dito. Noi non l’abbiamo fatto — nemmeno i piloti. Con Zak abbiamo costruito un team che condivide la stessa filosofia: si può vincere rispettando tutti, dentro e fuori dalla pista".

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images

Anche i piloti hanno abbracciato la filosofia McLaren. Quanto è stato difficile?
"Il livello in Formula 1 è incredibilmente alto. Questa generazione cresce con la telemetria già sui kart. Lando ha battuto un quattro volte campione del mondo: è cresciuto enormemente, come persona e come pilota. Si impara a vincere solo vincendo. Le battaglie continue con il compagno di squadra e con un mastino come Max Verstappen o ti fanno crescere in fretta o ti schiacciano. La vera svolta di Lando è arrivata l’anno scorso, con duelli cruciali come quello in Austria. Lì ha iniziato a credere davvero di poter lottare con Verstappen e batterlo. Ha imparato anche ad isolarsi dal rumore esterno. Abbiamo fatto cambiamenti tecnici proprio per aiutarlo a concentrarsi sulla guida". 

E Piastri?
"Sappiamo che Oscar diventerà campione del mondo. Ci è già andato molto vicino. La sua crescita è stata impressionante: ha superato momenti difficili — dalla squalifica di Las Vegas agli errori strategici in Qatar — senza mai cercare colpe o puntare il dito. Tornerà ancora più forte".

Il 2026 è già iniziato. Cosa dobbiamo aspettarci?
"I risultati di oggi nascono dal lavoro di tutta la squadra. Sono fiducioso per la qualità tecnica del nostro reparto corse — lo stesso gruppo che ha costruito una macchina capace di vincere il titolo Costruttori per due anni consecutivi".

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