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F1 | Dal disastro al dominio: com'è nato il "miracolo" della McLaren

Dal rischio fallimento nel 2020 al trionfo mondiale del 2025. Cinque anni in cui Zak Brown ha tenuto la barra dritta assumendosi la responsabilità di scelte che hanno cambiato il destino della squadra. Su tutte, quella di puntare su Andrea Stella.

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren, Andrea Stella, McLaren, Zak Brown, McLaren

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren, Andrea Stella, McLaren, Zak Brown, McLaren

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Novembre 2016. La McLaren è reduce da una stagione disastrosa, Fernando Alonso e Jenson Button hanno concluso al campionato senza mai riuscire a salire sul podio, i migliori risultati ottenuti sono due quinti posti. Accade qualcosa di impensabile, la persona che ha fondato la squadra portandola e mantenendola in vetta al mondo per tre decadi viene accompagnata all’uscita: l’era Ron Dennis è terminata. È una notizia shock per la Formula 1, e non è da meno quella che segue poco dopo, ovvero il nome di chi prenderà il posto di Dennis. Zakary Challen "Zak" Brown nel paddock è conosciuto solo da chi opera nel settore marketing e commerciale, ovviamente è persona gradita e stimata da Bernie Ecclestone, ma poco prima che il quarantaseienne di Los Angeles diventi operativo nella sede di Woking, ‘Mr. E’ scommette che non durerà più di due stagioni.

C’è un retroscena ancora più succoso che coinvolge Brown nel mese di novembre del 2016. Insieme alla chiamata della McLaren, il manager statunitense (che fino a quel momento dirigeva una società di sponsorizzazioni da lui fondata) riceve un’offerta anche da Liberty Media reduce dall’acquisizione dei diritti commerciali della Formula 1. Brown avrebbe sopra di sé solo Chase Carey, e si occuperebbe di aspetti quasi completamente commerciali, ovvero il suo pane quotidiano. Poi arriva una telefonata. È Mohammed bin Essa Al Khalifa, membro della famiglia reale e del fondo sovrano del Bahrein, che detiene una quota azionaria della McLaren. Informano Brown che Dennis è in uscita e gli offrono il controllo di McLaren Racing: piena libertà d’azione. La scelta arriva di conseguenza.

Stoffel Vandoorne, McLaren MCL32

Stoffel Vandoorne, McLaren MCL32

Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

La McLaren è una squadra in declino. I bilanci dicono che la società perde 125 milioni all’anno, in pista i risultati mancano da tempo (l’ultimo successo è datato Brasile 2012) e in questo scenario sono proliferati molti conflitti interni. L’arrivo di Brown viene giudicato come una soluzione a breve termine. Nella sua autobiografia lo stesso Brown descrive così il suo arrivo a Woking: “Quando arrivo trovo una situazione caotica. Le sponsorizzazioni sono ai minimi storici, la prestazione in pista è ai minimi storici, il morale è ai minimi storici. Le dinamiche politiche all'interno della squadra sono complesse e spinose. Notevoli risorse e investimenti vengono destinati allo sviluppo dell'attività automobilistica, sembra davvero che nella scuderia di Formula 1 manchi una supervisione. Ci sono così tante distrazioni nel consiglio che nessuno è concentrato al cento per cento sulla squadra. È fondamentalmente in declino”.

La prima sfida: ritrovare la solidità finanziaria

La McLaren fresca vincitrice dei campionati del mondo piloti e costruttori parte da lontano. Una delle prime decisioni di Brown è tornare alla colorazione ‘papaya’, il primissimo passo per ritrovare un’identità smarrita. Ma il percorso verso il ritorno al vertice è lungo. I primi tre anni sul fronte finanziario sono molto impegnativi, in una parte dell’azionariato c’è chi ha un atteggiamento molto pessimista, mentre Brown spinge per finanziare investimenti, ad iniziare da una nuova galleria del vento. Viene ristrutturato l’intero team di leadership della squadra, ma soprattutto Brown è tra i primi e più forti sostenitori di una rivoluzione epocale per la Formula 1: l’introduzione del budget cap. “In precedenza, era una gara a chi poteva permettersi di spendere più soldi – commenterà anni dopo Brown – ma era come assistere ad una partita di calcio tra una squadra con 11 calciatori contro un’altra con 9. Non aveva senso”.

Il confronto con gli avversari si prospetta a parità di budget, ma in McLaren latitano anche le risorse concesse dal nuovo regolamento finanziario. Nel 2020 la situazione in pista migliora, Carlos Sainz e Lando Norris riassaggiano il podio, ma allo stesso tempo nel dipartimento finanziario l’aria è tesissima. C’è la proiezione del fallimento nell’arco di pochi mesi, Brown spinge disperatamente per rilanciare la squadra, senza investimenti tornare al vertice è impossibile. “In quel periodo c’era una parte di me che lottava per la sopravvivenza della squadra – ammetterà Brown – e un’altra che mostrava un atteggiamento audace in pubblico, trasmettendo positività e provando a convincere Daniel Ricciardo ad unirsi a noi, visto che Carlos ci aveva comunicato che sarebbe passato in Ferrari”.

Carlos Sainz Jr., McLaren MCL35

Carlos Sainz Jr., McLaren MCL35

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Poi arrivano alcuni degli investitori. Alla fine del 2020 viene comunicata la cessione di una partecipazione di minoranza a MSP Sports Capital, poi nell'aprile 2021 viene venduta la proprietà del McLaren Technology Centre ad una società di investimento con garanzia di affitto. La squadra torna a respirare, il futuro può essere pianificato e si torna a parlare solo di performance e risultati.

La ristrutturazione tecnica: pieni poteri ad Andrea Stella

Nel 2021 la squadra è in trend positivo, arriva la vittoria nel Gran Premio d’Italia con Daniel Ricciardo e quattro podi con Lando Norris. Ma la stagione successiva c’è una battuta d’arresto, la traiettoria ascendente si ferma. L’accordo di fornitura ottenuto dalla Mercedes è un passo avanti, la galleria del vento in fase di completamento, così come il nuovo simulatore, ma qualcosa si è inceppato. Sotto la guida del nuovo team principal Andreas Seidl, lasciano la squadra Pat Fry e Gil de Ferran, mentre Pete Prodromou viene assegnato a un nuovo ruolo.

Brown interviene, il 2022 è compromesso, ma ad inizio estate si gettano le basi del progetto 2023. Chiede ad Andrea Stella di guidare la squadra, e non è la prima volta. “Provo di nuovo a convincerlo – rivela Brown – gli dico che ho davvero bisogno di lui”. Stella accetta, rimette Prodromou a capo del dipartimento aerodinamico e richiama Gil de Ferran. Arriverà anche Rob Marshall, ma solo nel gennaio del 2024, di fatto la monoposto che debutterà nel Gran Premio d’Austria nel 2023 (gara che segnerà una svolta per la squadra) è frutto delle stesse persone che operavano nel team in precedenza. A cambiare è stata la leadership.

Rob Marshall, capo progettista della scuderia McLaren F1 e Jonathan Wheatley, responsabile della scuderia Red Bull Racing

Rob Marshall, capo progettista della scuderia McLaren F1 e Jonathan Wheatley, responsabile della scuderia Red Bull Racing

Foto di: Alastair Staley / Motorsport Images

Stella comunica a Brown che l’inizio della stagione 2023 sarà difficile, ma che da Spielberg le cose cambieranno. In Austria gli aggiornamenti arrivano solo per Norris, e Lando si conferma quarto in qualifica e gara. Sette giorni dopo, a Silverstone, Norris è secondo, davanti alla new-entry della squadra, l’esordiente Oscar Piastri. Una McLaren sarà presente sul podio in sei delle dodici gare successive al Gran Premio di Gran Bretagna. Per la prima vittoria la squadra dovrà attendere il 2024, a Miami, da lì sarà una lunga rincorsa che porterà alla conquista del titolo mondiale Costruttori, con sei successi (quattro per Norris, due per Piastri).

Le vittorie di tappa diventeranno quattordici nel mondiale concluso poche settimane fa, con il doppio titolo e la consacrazione della McLaren come squadra di riferimento. Un percorso fatto di performance ma anche di un’etica di squadra che ha prevalso sul pensiero comune che senza una prima ed una seconda guida il mondiale piloti non sarebbe arrivato. Hanno avuto ragione loro, Brown e Stella, alla prima esperienza nei rispettivi ruoli ma guidati da una propria e convinta visione. Sono arrivati i risultati in pista e, con essi, anche quelli finanziari. Oggi la McLaren è passata dai 30 milioni di sponsorizzazioni del 2017 a 300, tornando ad essere una realtà solida nel mondo della Formula 1 e a poter pianificare un futuro che si prospetta estremamente impegnativo ma con tutto ciò che serve per poter puntare a restare al vertice.

Lando Norris, McLaren, Andrea Stella, McLaren, Zak Brown, McLaren

Lando Norris, McLaren, Andrea Stella, McLaren, Zak Brown, McLaren

Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images

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