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F1 | Newey: “Problemi Red Bull? Ero preoccupato da tempo, altri no”

La Red Bull ha vissuto un 2024 a due facce e, per certi versi, molto complesso. Adrian Newey ha spiegato che era consapevole dei problemi e che si era detto preoccupato da tempo, ancor prima di lasciare il team. Timori non condivisi da altri ingegneri Red Bull che poi hanno scelto di proseguire sulla medesima direzione, anche per "inesperienza".

Adrian Newey, Chief Technology Officer, Red Bull Racing

Oltre alla crescita della McLaren, poi capace di portare a casa l’alloro iridato per il mondiale costruttori, uno dei temi della stagione 2024 è stata l’involuzione della Red Bull che, dopo un inizio di campionato nuovamente da dominatrice, è arrivata a fine mondiale con più dubbi che certezze.

Il dominio di inizio stagione può rappresentare un paradosso nella percezione del potenziale della RB20, perché nemmeno Red Bull si aspettava un margine così ampio sui rivali. Tuttavia, dall’altra parte le altre squadre avevano intrapreso percorsi differenti: McLaren era in ritardo con lo sviluppo invernale, mentre Ferrari e Mercedes avevano rivoluzionato il concept, per cui era necessario un periodo di adattamento.

La crescita degli avversari è concisa anche con le difficoltà vissute dalla squadra di Milton Keynes, che non è realmente riuscita a compiere dei progressi durante la stagione, girando piuttosto attorno a quelli che erano i problemi per capirne le cause.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Foto di: Red Bull Content Pool

Newey aveva intravisto i segnali, altri no

Inizialmente Red Bull si aspettava che i rivali fossero più vicini rispetto al 2023, ma quando lo scenario a inizio 2024 è stato quello di un altro dominio e, dato l’ampio vantaggio sugli avversari, non si è prestata subito la giusta attenzione ad alcuni aspetti critici che si è poi portata dietro per gran parte dell’anno.

Tuttavia, in una lunga intervista concessa a Michael Schmidt, stimato giornalista della testata tedesca Auto Motor und Sport, Adrian Newey ha sottolineato come quelle criticità si fossero viste già nel 2023 e che, nonostante le sue raccomandazioni, il problema non fu affrontato nella maniera corretta.

Sebbene la RB19 avesse dominato anche l’ultima parte di campionato, le crescenti difficoltà di Sergio Perez nel raccogliere risultati di spicco furono un vero e proprio campanello d’allarme per Newey. Delle criticità che si sono poi ripresentate nel 2024 e, nonostante abbia lasciato il team per dirigersi verso una nuova avventura in Aston Martin, l’ingegnere britannico ha provato a dare il suo punto di vista.

Adrian Newey, Chief Technology Officer di Red Bull Racing

Adrian Newey, Chief Technology Officer di Red Bull Racing

Foto di: Alexander Trienitz

“Credo che la Red Bull, da quello che ho potuto vedere, già nelle ultime fasi del 2023 fosse diventata una vettura più difficile da guidare. Naturalmente, per quanto ciò non si adattasse bene a Max, lui riusciva a gestirlo, mentre Checo [Perez] non ci riusciva. Quindi già nel 2023 si stava iniziando a vedere una maggior differenza tra Max e Checo”.

“Questo si è protratto anche nella prima parte del 2024, ma la macchina era ancora abbastanza veloce da poter gestire questo problema”, ha spiegato Newey ad Amus, rimarcando quanto già raccontato in un’intervista a Motorsport.com dal direttore tecnico di Red Bull, Pierre Waché, il quale aveva suggerito come le prestazioni dominanti di inizio 2024 avessero tratto in “inganno” i tecnici.   

Sulla direzione sbagliata per inesperienza?

Proprio per questo inizialmente non era stata data la giusta attenzione ad alcune carenze riscontrate a livello aerodinamico nel confronto tra la galleria del vento e la pista, ma per Newey vi erano dei segnali chiari che quelle difficoltà si sarebbero protratte nel resto della stagione, soprattutto perché la vettura sarebbe diventata sempre più complessa da guidare per i piloti.

Red Bull Racing RB20 dettaglio

Red Bull Racing RB20 dettaglio

Foto di: Giorgio Piola

“Era una cosa che stava cominciando a preoccuparmi, ma pochi altri nell’azienda sembravano molto preoccupati. E da quello che vedo dall'esterno, ma credo che i ragazzi della Red Bull, non è una critica, ma penso che, forse per mancanza di esperienza, abbiano continuato ad andare nella stessa direzione. E il problema è diventato sempre più grave, al punto che persino Max ha avuto difficoltà a guidarla”.

Sulla RB20 ci sono alcune scelte che, a livello aerodinamico, si sono rivelate estremamente complesse, come il sistema di raffreddamento a quattro stadi che ha portato qualche grattacapo nel corso della stagione.

Ciò che è andato storto con la RB20 è anche ciò che deve migliorare per il 2025 e si lega principalmente a due differenti fronti tra loro collegati. Da una parte la necessità di avere una finestra di funzionamento più ampia e un miglior bilanciamento, perché la vettura 2024 ha dimostrato di essere ancora veloce, ma senza la versatilità che aveva contraddistinto il 2023, dall’altra trovare la correlazione perduta.

Verstappen ha sempre sottolineato come un miglior bilanciamento permetterebbe di sbloccare anche quel potenziale che Red Bull è certa ci sia. Nel frattempo, si è cercato anche di compensare con delle scelte di assetto più o meno estreme, anche perché molti dei setup preparati pre-weekend non si sono rivelati efficaci a causa della mancata correlazione tra i dati della fabbrica e quelli ricavati in pista.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Il lavoro di setup aiuta, ma non basta

Tuttavia, il lavoro sul setup è solo un espediente per provare a mascherare i problemi, come si è visto in Qatar, ciò che potrebbe essere definita un’ottimizzazione del pacchetto. Ma se le criticità sono intrinseche della piattaforma aerodinamica  del progetto, allora non basterà il lavoro di setup per superare le difficoltà. Un primo passo è stato fatto dopo Monza lo scorso anno, nel momento in cui si è scelto di rinunciare a performance pura in termini di picchi di carico per trovare un bilanciamento più efficace.

“Non parlo di assetto, intendo dire che l'assetto può mascherare i problemi fino a un certo punto, ma il problema è ancora lì. Per me l'assetto è più semplicemente l'ottimizzazione delle caratteristiche e, naturalmente, in una certa misura del pilota, ma credo che questo sia un concetto eccessivo, perché credo che si tratti principalmente di integrare le caratteristiche della vettura e, naturalmente, di variare da circuito a circuito a seconda della natura del circuito”, ha detto Newey.

Lo sviluppo delle vetture a effetto suolo si è rivelato complesso, come hanno dimostrato anche tante altre squadre che, nel tentativo di incrementare il carico, si sono dovuti scontrare con problemi di bouncing e instabilità. Per questo si è sempre alla ricerca del giusto compromesso, un aspetto su cui la stessa Red Bull sta lottando, perché uno dei punti critici sulla RB20 sono state le perdite aerodinamiche in alcuni punti della vettura, come dei veri e propri vuoti.

“Su un'auto a effetto suolo, che non ha le minigonne sigillate come le vecchie vetture, sarà sempre molto suscettibile alle instabilità. Perché ora si iniziano a generare zone a bassa pressione sotto il fondo, ma ci sono tutte queste perdite aerodinamiche che entrano dai lati. E questo crea potenzialmente forti perdite e problemi man mano che ci si avvicina al suolo. Ma allo stesso tempo sono un buon modo per creare carico. Quindi, si cerca sempre di scambiare la deportanza con la costanza di rendimento”.

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