F1 | Red Bull: la competitività nel 2025 passa dai... "vuoti" aerodinamici
Nel 2024, due grandi problemi collegati hanno fermato la rincorsa della RB20: le discrepanze di correlazione tra CFD e pista, così come le carenze di carico in zone specifiche della mappa aerodinamica della vettura. Dei vuoti che Red Bull sta cercando di risolvere per ritrovare un miglior bilanciamento sulla RB21 e sbloccarne il potenziale.
Se si tornasse indietro di dodici mesi, probabilmente in pochi crederebbero che Red Bull avrebbe finito la stagione 2024 senza il titolo mondiale costruttori e con il ruolo di terza forza dietro a una McLaren in grande spolvero e una Ferrari in ascesa. Era difficile pensarlo anche dopo i primi mesi del campionato da poco concluso, perché a inizio 2024 la RB20 aveva mostrato una superiorità tale da ipotizzare un altro dominio.
Parlando in un’intervista rilasciata a Motorsport.com, il direttore tecnico della Red Bull Pierre Waché ha analizzato quali siano state le cause che hanno portato la RB20 a un calo progressivo durante la scorsa stagione e, soprattutto, quali siano stati i problemi, perché avranno un impatto anche sulla RB21, l’auto che dovrà cercare di riprendersi il titolo costruttori nel 2025.
Nonostante la RB20 avesse iniziato con tre vittorie nelle prime quattro gare, con una striscia interrotta solo da un ritiro dopo pochissimi giri in Australia per un problema di natura meccanica, il suo percorso si è progressivamente complicato.
Sergio Perez, Red Bull Racing RB20
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
La forza di inizio stagione è stata l'inizio del passo indietro
Il dominio di inizio stagione può rappresentare un paradosso nella percezione del potenziale della RB20, perché nemmeno Red Bull si aspettava un margine così ampio sui rivali. Tuttavia, dall’altra parte le altre squadre avevano intrapreso percorsi differenti: McLaren era in ritardo con lo sviluppo invernale, mentre Ferrari e Mercedes avevano rivoluzionato il concept, per cui era necessario un periodo di adattamento per iniziare a comprendere come sfruttarlo al meglio.
Red Bull si aspettava che i rivali fossero più vicini, come nell’ultima parte del 2023, anche per questo si era deciso di modificare in alcuni punti chiave la RB20: “La stagione è stata impegnativa come ci aspettavamo. Direi che siamo stati più sorpresi all'inizio della stagione per il vantaggio che avevamo. Ci aspettavamo che l'intero campionato sarebbe stato come il finale del 2023, una lotta con gli altri”.
Tuttavia, gara dopo gara gli avversari sono cresciuti. McLaren ha introdotto un grosso pacchetto a Miami che ha permesso di compiere un netto salto in avanti in termini di performance globali, mentre la Ferrari nella seconda parte di stagione ha ritrovato sé stessa, con Mercedes incognita dai due volti.
Max Verstappen, Red Bull Racing RB20
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Cosa è andato storto con la RB20 è anche ciò che deve migliorare per il 2025 e si lega principalmente a due differenti fronti tra loro collegati. Da una parte la necessità di avere una finestra di funzionamento più ampia e un miglior bilanciamento, perché la vettura 2024 ha dimostrato di essere ancora veloce, ma senza la versatilità che aveva contraddistinto il 2023, dall’altra trovare la correlazione perduta tra fabbrica e pista.
Le carenze nella mappa aerodinamica
Durante tutto il 2024 si sono viste discrepanze tra i dati ottenuti al CFD, in galleria del vento, il simulatore e la pista, tanto che spesso gli assetti preparati prima del weekend sono poi stati buttati nel cestino una volta arrivati sul tracciato, dovendo ricominciare il lavoro sul setup da capo.
"Ci sono diversi aspetti in questa storia. Il primo è la correlazione, ovvero che la vettura aveva caratteristiche diverse da quelle che ci aspettavamo in termini di aerodinamica”, ha raccontato l’ingegnere francese.
Dettaglio tecnico della Red Bull Racing RB20
Foto di: Giorgio Piola
"Un altro aspetto è che non ci aspettavamo che alcuni elementi avrebbero influito così tanto sulle prestazioni della vettura. Non erano lì per volontà, ma forse non ci siamo concentrati abbastanza su di essi. Questi elementi erano ancora presenti alla fine della stagione e stiamo cercando di risolverli per il 2025”.
Waché si riferisce al fatto che sulla RB20, una volta scesa in pista, i tecnici hanno notato delle carenze di carico, come dei veri vuoti, in alcune aree della mappa aerodinamica che definisce l’andamento dei flussi che, al contrario, non erano stati individuati nella stessa maniera durante lo sviluppo in fabbrica: “Abbiamo notato una perdita di darico in alcune aree della mappa aerodinamica e quindi in pista non abbiamo ottenuto le prestazioni che pensavamo di poter ottenere in base alla galleria del vento, quindi c'erano come dei vuoti”.
Discrepanze tra galleria del vento e pista che si sono tramutate in quei problemi di bilanciamento di cui Max Verstappen e Perez si sono lamentati per tutta la stagione. Se la mappa aerodinamica presenta dei vuoi di carico a determinate condizioni, è logico che anche il comportamento della monoposto possa risentirne variando di curva in curva a seconda di come i flussi scorrono lungo la macchina. Ed è proprio per questo che i piloti hanno iniziato a perdere fiducia nell’auto, resa sempre più imprevedibile.
La mappa aerodinamica rappresenta un aspetto centrale su una monoposto di Formula 1, anche perché la rende più o meno sensibile a determinate caratteristiche esterne, come la forza del vento. Ad esempio, uno delle ragioni per cui la Ferrari SF-23 subiva così tanto l'influenza delle folate d'aria più di altre vetture erano i problemi generati da una mappa aerodinamica imperfetta.
Red Bull Racing RB20 dettaglio
Foto di: Giorgio Piola
I problemi sono dove non si vedono
In realtà, Waché ha spiegato che gli ingegneri si erano accorti di queste discrepanze già dopo i primi GP, ma in quel momento la RB20 era ancora nettamente più veloce della concorrenza, per cui i tecnici decisero di non apportare modifiche significative. Tuttavia, con la crescita degli avversari il vantaggio si è ridotto e Red Bull è stata costretta a confrontarsi con i propri problemi.
“Credo che l'abbiamo notato, ma poi la macchina era veloce e non abbiamo voluto modificarla in modo massiccio. Quando siamo tornati in Europa e siamo stati messi alla prova dalla McLaren, è diventato sempre più evidente che si trattava di uno dei problemi più importanti per noi per andare più veloci”.
Secondo quanto detto da Waché, i problemi non sono legati a ciò che si vede, come la carrozzeria rivista nella zona delle pance che ha debuttato sulla RB20 avvvicinandosi a concetti Mercedes, ma sono piuttosto connessi a ciò si trova lontano da occhi indiscreti: “I problemi non erano realmente visibili dall'esterno. Sono più legati a ciò che la vettura produceva in termini di carico, alle sue caratteristiche e ad alcuni aspetti meccanici. Non si tratta del bodywork”.
Ciò che emerge è che la RB20 avesse un potenziale più alto di ciò che ha raccontato la pista, ma anche che non è stato e non sarà semplice estrarlo. “Chiaramente avevamo un potenziale che non è stato sfruttato a causa dei problemi di bilanciamento che abbiamo avuto. Siamo migliorati dopo Monza e da Austin in poi, ma dobbiamo ancora fare un grande passo per poterlo sfruttare”, ha aggiunto Waché, sottolineando come dopo la tappa italiana sia stato iniziato un percorso per intervenire proprio su questo fronte.
I problemi di bilanciamento derivanti dalle carenze di carico nella mappa aerodinamica hanno reso non solo complesso per i piloti riuscire a guidare la RB20 al massimo del suo potenziale, ma anche per gli ingegneri stessi capire come riuscire ad aggirarli.
Lo stesso Waché non ha escluso che, per ritrovare il bilanciamento perduto, Red Bull non possa fare un salto indietro per farne uno in avanti, rinunciando a dei picchi di carico alla ricerca di una distribuzione più equa sulla vettura, garantendo un bilanciamento migliore. “Ogni volta si tratta di un compromesso. Forse dobbiamo ridurre il potenziale complessivo per poter estrarre le prestazioni, per avere un migliore bilanciamento”, ha aggiunto il francese.
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