F1 | Linee morbide ma efficaci in ingresso: dove nasce la pole di Hamilton
Dopo un weekend amaro in Australia, la Ferrari si riscopre in Cina con la pole a sorpresa di Lewis Hamilton, alla sua prima gioia in Rosso. Nonostante le McLaren non abbiano concretizzato, anche il sette volte campione del mondo ci ha messo del suo per fare la differenza: scopriamo cosa raccontano i dati sulla prima partenza al palo con la SF-25.
Ci sono emozioni che non si scordano mai. La prima giornata a Maranello, la prima gara in Ferrari ma anche, e soprattutto, la prima pole con la tuta Rossa. Seppur quella odierna sia una pole valida solo per la sprint di domani mattina, ha comunque un suo sapore magico, a dispetto della sorpresa dello stesso Lewis Hamilton al termine delle qualifiche.
Dopo un primo weekend in Australia povero di soddisfazioni, il secondo fine settimana in Rosso si apre con la prima gioia della sua nuova avventura, giunta su un tracciato molto tecnico per il suo mix di curve che mette alla prova soprattutto il feeling in ingresso. Un aspetto su cui oggi Hamilton ci ha messo del suo, trovando quei centesimi necessari per battere i rivali, inclusa una McLaren che non ha concretizzato.
C’erano però elementi: passare dalla media alla soft senza grandi riferimenti non è mai semplice e, con un solo tentativo a disposizione, sale la pressione del dover mettere tutto insieme. Ferrari e la squadra di Woking hanno infatti scelto due approcci differenti: la Rossa ha puntato su un singolo run, mentre la McLaren ha optato per due.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Sebbene i dati confermino come Norris si sarebbe potuto giocare la pole senza l’errore alla staccata di curva 13, optare per due tentativi su una sola gomma ha anche i suoi punti deboli: realisticamente oggi il team papaya avrebbe dovuto centrare la pole. Ciò non toglie che, nel momento decisivo, Hamilton abbia messo tutto insieme.
Ma dove è nata la prima pole da Ferrarista? Al termine delle qualifiche l’inglese ha individuato nel crono nel primo settore uno degli elementi cruciali della performance odierna. Sebbene in realtà Lewis abbia abbassato il tempo di circa un decimo rispetto al riferimento precedente, un miglioramento in linea con quello dei rivali, l’aspetto chiave non è solo quello cronometrico.
Su un circuito dove la gestione degli pneumatici ha la sua importanza date le alte pressioni imposte da Pirelli che rendono difficile non surriscaldarli, l’altro elemento centrale è stato il non aver “distrutto” le gomme già dopo le prime curve, come invece capitato a Charles Leclerc nel suo tentativo a fine SQ3.
Confronto telemetrico Hamilton Verstappen Sprint Q Cina
Foto di: Gianluca D'Alessandro
L’approccio di Lewis emerge anche guardando i riferimenti telemetrici: in ingresso la linea di decelerazione dell’inglese si differenzia perché, con una traiettoria più larga e meno aggressiva sugli pneumatici, riesce a mantenere aperto l’acceleratore più a lungo. Con temperature più alte rispetto alla FP1 è diventato fondamentale riuscire a non stressare eccessivamente le gomme anteriori.
Un approccio molto diverso rispetto, ad esempio, rispetto a quello di Leclerc, rimasto molto più interno cercando di percorrere meno metri, in un tratto dove già nel 2024 aveva incontrato qualche difficoltà. Solo Norris nell’ultimo tentativo è riuscito a fare meglio, ma per far ciò ha spinto anche molto sull'avantreno.
Altrettanto importante, però, è quanto costruito nel settore centrale, registrando il record assoluto, con una buona percorrenza di curva sei, ma anche nella sequenza 7/8/9. Dalle tracce telemetriche si nota subito come la Ferrari, e in particolare Hamilton, riesca a portare velocità in inserimento di curva 8: un riferimento simile a Max, con Red Bull sempre efficace in questi tratti, ma più rapido della McLaren.
È proprio qui che emergono quelle caratteristiche che rendono la MCL38 un pelo più instabile di cui si sono lamentati i piloti, per quanto rimanga comunque competitiva. Anche in questo caso si nota come Hamilton giochi con l’acceleratore, ritardando e tenendo aperto più a lungo di altri, per quanto vada poi non riesca ad essere altrettanto efficace in curva nove.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
Storia differente è, invece, il terzo settore. A DRS aperto la SF-25 riesce a difendersi bene, pagando solo 1 km/h dalla Red Bull ma con un vantaggio di 5 km/h sulle McLaren, che permette di ampliare il margine sulle due vetture papaya, seppur solo per una parte del rettilineo.
Dove tutto stava per sfumare era la percorrenza dell’ultima curva, dove è stato il più lento, pagando 13 km/h da Piastri e 8 da Verstappen, ma che evidenzia però ancora un aspetto su cui il sette volte iridato deve ancora lavorare.
Come si era già visto in Australia, nelle curve a media-alta velocità "secche", il sette volte campione del mondo paga ancora qualcosa in termini di fiducia in ingresso rispetto non solo a McLaren e Red Bull, ma anche al compagno di squadra Leclerc. Al contrario, più è ampio il raggio, più riesce a “nascondere” questo aspetto su cui deve ancora trovare la giusta sintonia con la vettura.
Confronto telemetrico Hamilton Piastri Sprint Q Cina
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Dopo le qualifiche, Hamilton ha spiegato di essersi sentito immediatamente più a suo agio con la SF-25 in Cina rispetto all’Australia, anche perché sta piano piano iniziando a dare i suoi input sul setup al fine di adattarla alle sue esigenze e provare a estrarre quel potenziale che, a Melbourne, si era solo intravisto.
La sfida più difficile sarà quella sulla lunga distanza, dove McLaren rappresenterà ancora il nemico più temibile ma, in attesa di scoprire cosa racconterà la giornata di domani, alle volte vale la pena staccare e apprezzare il momento.
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