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F1 | Ferrari: Leclerc-Hamilton, ma per cosa stanno combattendo?

I grandi scontri tra compagni di squadra hanno quasi sempre avuto un titolo mondiale come posta in palio. Nel caso dei due ferraristi, invece, è difficile capire cosa giustifichi certe tensioni. Ora tocca a Vasseur ristabilire le priorità: l’interesse della Scuderia deve venire prima delle ambizioni personali.

Roberto Chinchero

Roberto Chinchero

Pubblicato: 7 set 2026, 07:12

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Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images

Osservando il comportamento in pista di Charles Leclerc e Lewis Hamilton non emerge nulla di inedito nella storia della Formula 1 e, più in generale, del motorsport. Gli scontri tra compagni di squadra in alcuni casi hanno raggiunto livelli di aggressività, in pista e fuori, tali da far sembrare poca cosa quanto accaduto a Monza tra i due ferraristi. Ma in questo caso specifico c’è qualcosa che non torna, che sfugge all’attenzione o che comunque appare molto nebuloso nei contenuti.

Gli scontri avvenuti in passato tra compagni di squadra certificati come ‘top driver’ hanno sempre avuto un obiettivo. Senna e Prost, Mansell e Piquet, Webber e Vettel, Rosberg e Hamilton: sono tutte coppie arrivate ai ferri corti nel momento in cui hanno avuto a disposizione una monoposto da titolo mondiale, ovvero quando il successo dipendeva quasi esclusivamente dalla capacità di battere il compagno di squadra.

Per restare sul confronto più recente, nel 2013, primo anno di Hamilton in Mercedes, la vettura permise a Lewis di vincere una gara, mentre Nico concluse la stagione con due successi. La W04 non era una monoposto da mondiale e il rapporto tra i due piloti Mercedes si confermò ottimo. La stagione successiva, con l’arrivo della prima formidabile power unit ibrida, le cose cambiarono drasticamente. La posta in palio diventò quella massima e i due passarono dal mangiare una pizza insieme a Monaco a una rivalità sportiva, e non solo, accesissima.

Nel caso di Leclerc e Hamilton il movente è un mistero. È giusto sottolineare che quanto accaduto tra i due ferraristi non è paragonabile ai casi citati in precedenza. Al di là delle dichiarazioni di rito, che hanno come obiettivo soprattutto quello di evitare cali di motivazione in pista come in fabbrica, non si può credere davvero che i piloti Ferrari oggi siano in competizione diretta per la conquista del titolo mondiale. Lo dicono i numeri, così come la storia di questa stagione.

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Charles Leclerc, Ferrari, Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Non c’è neanche un futuro da disegnare o uno status contrattuale da conquistare. Entrambi hanno le stesse opportunità, un 2027 già pianificato da tempo e una lauta retribuzione che rende inappropriata la battuta sentita ieri nel paddock di Monza: perché, no, non è una guerra tra poveri. E partendo proprio da quest’ultimo punto, è giusto ricordare che stiamo parlando di piloti affermati, dai quali ci si aspetta un approccio che tenga sempre presente l’interesse della squadra, soprattutto in mancanza di una superiorità tecnica che renda certi gli obiettivi mondiali.

Hamilton ha masticato amaro per tutto il 2025, in debito di una performance che al compagno non è mai mancata. Ritrovato il passo, si sta probabilmente togliendo qualche sassolino dalla scarpa, contro tutti, Leclerc incluso. Charles, da parte sua, dodici mesi fa aveva visto il suo status crescere notevolmente grazie a un livello di prestazioni superiore a quello di un sette volte campione del mondo che a distanza di un anno lo precede (e non di poco) nella classifica mondiale. Sono però motivazioni che solitamente si trovano a metà schieramento, dove un piazzamento sul podio cambia la storia di una stagione e dove il futuro è sempre un punto interrogativo.

Ora la palla passa a Frederic Vasseur. Il team principal della Scuderia a Monza ha avuto un incontro con i due piloti nel suo ufficio, prima della gara, ma a quanto pare ne servirà un secondo. Il concetto è semplice: l’interesse della Scuderia viene prima delle singole ambizioni personali. Soprattutto quando queste ambizioni non hanno come traguardo un titolo mondiale. Perché una rivalità può essere un valore aggiunto quando spinge una squadra verso il successo; molto meno quando rischia di diventare un problema in più per una team che di problemi ne ha già abbastanza.

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