F1 | Esperimenti Pirelli: da Miami termocoperte più calde per aiutare le intermedie nel warm-up
Un possibile GP bagnato a Miami potrebbe far bene alla F1 e a Pirelli. Per contrastare le difficoltà nel riscaldamento delle intermedie segnalato dai piloti, le termocoperte passano da 60 a 70°C. Un esperimento utile ad aumentare la sicurezza su cui la Casa milanese attende di raccogliere dati: sul tavolo c'era anche la proposta di arrivare a 80°C.
Una gomma intermedia nella termocoperta
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Spostare la partenza del GP di Miami è stata una scelta precauzionale tanto logica quanto inevitabile. Con un quadro meteo così instabile, l’arrivo di pioggia intensa e il rischio di fulmini avrebbero potuto compromettere lo svolgimento della gara. La nuova finestra individuata non elimina del tutto la possibilità di precipitazioni intense, ma secondo le ultime previsioni la riduce in modo significativo.
L’idea di fondo era infatti evitare la pioggia più intensa, ma il fatto che il GP possa comunque disputarsi in condizioni bagnate, paradossalmente, non è un male né per la F1 né per Pirelli. Sarebbe infatti l’occasione per raccogliere finalmente dati reali sulle gomme da bagnato con tutte le 22 vetture 2026 in pista, qualcosa che finora non è stato possibile a causa delle opportunità estremamente limitate di girare sotto la pioggia.
Le uniche sessioni realmente bagnate, infatti, sono state il secondo giorno dei test precampionato a Barcellona, dove però girarono soltanto Ferrari e Red Bull con una monoposto ciascuna, peraltro in condizioni di grande freddo che hanno reso i dati ancora meno rappresentativi. A quella si aggiungono una sessione svolta in Giappone dopo il GP, sempre Red Bull e la Racing Bulls, e un’altra effettuata a Fiorano dalla Ferrari.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Formula 1
È vero che Pirelli cerchi comunque di arrivare quanto più preparata possibile attraverso simulazioni dedicate, ma girare così poco in condizioni realmente rappresentative ha un suo peso. È anche per questo che alcune decisioni assumono quasi un carattere sperimentale, come l’aumento della temperatura delle termocoperte da 60° a 70° per le intermedie a partire dal GP di Miami, introdotto proprio sulla base dei feedback dei piloti, che si aggiungono alla riduzione dell'MGU-K da 350 a 250 kW e al divieto di usare il boost.
Non è un segreto che i piloti abbiano espresso timori sulla gestione di queste monoposto in condizioni di bagnato, sia per le caratteristiche delle nuove PU sia per quelle aerodinamiche delle vetture 2026. Il carico è stato ridotto, così come il grip meccanico, perché nel tentativo di contenere peso e resistenza sono state ridotte anche le dimensioni degli pneumatici, su cui passa meno energia rendendo più difficile il warm-up.
Un insieme di fattori che rende la guida sul bagnato più delicata e imprevedibile ed è ciò che ha spinto Pirelli ad aumentare la temperatura in termocoperta. Al di là delle simulazioni, una gara bagnata permetterebbe infatti di raccogliere dati e feedback preziosi, anche perché sul tavolo c’è la proposta di aumentare ulteriormente la temperatura fino a 80°C. “Abbiamo iniziato a Barcellona con i test di Ferrari e Red Bull nel secondo giorno”, ha ricordato a Miami l’ingegnere capo di Pirelli, Simone Berra.
Le gomme Pirelli 2026
Foto di: Pirelli
"Faceva piuttosto freddo e c'era molta acqua stagnante, e abbiamo raccolto i primi feedback da loro. Era una fase precoce e i team, diciamo, cominciavano a commentare che il warm-up [riscaldamento] era un po' complicato in quelle condizioni, ma ovviamente c'erano solo due team e condizioni molto fredde; aspettiamo un altro test significativo".
"In Giappone siamo stati sfortunati nel senso che ha piovuto entrambi i giorni e non abbiamo avuto la possibilità di testare le gomme da asciutto, ma abbiamo potuto testare intermedie e wet. E anche in Giappone, con meno acqua stagnante e temperature leggermente più alte, il feedback dei piloti riguardava ancora un warm-up difficile, specialmente sull'asse anteriore, dove è complicato mantenere la temperatura nel range di esercizio".
Sebbene la full wet sia stata progettata per funzionare anche senza termocoperte, il discorso cambia per l’intermedia. Il disegno della gomma da bagnato pesante facilita infatti la generazione di energia: i tasselli si muovono e producono calore. Questo meccanismo non esiste sull’intermedia, motivo per il quale viene mantenuta nelle termocoperte, ma il timore era che il valore di 60°C non fosse sufficiente.
"Quindi si parte a 60 gradi [temperatura della termocoperta] e il rischio è che, se non si mette abbastanza energia nelle gomme, si continui a perdere temperatura, diventando poi difficile generare energia e aumentare il calore: è un effetto palla di neve. Abbiamo iniziato a pensare a come supportare i piloti in questo senso, quindi abbiamo deciso, in accordo con i team e la FIA, di testare a Fiorano con termocoperte a 70 gradi".
Lewis Hamilton, Ferrari, nei test di Fiorano
Foto di: Ferrari
"C'era una proposta per gli 80 gradi, ma abbiamo voluto fare un primo passo, valutarlo e poi vedere a che punto eravamo prima di procedere oltre. A Fiorano il test è andato bene, ma le condizioni erano diverse perché faceva più caldo, significativamente più caldo”.
I dati ricavati dai test svolti in Italia con la Ferrari sono stati incoraggianti, motivo per cui si è deciso di promuovere questa modifica. Ora l’auspicio è di avere un appuntamento bagnato, come potrebbe essere la gara di Miami, dove l'asfalto già di per sé offre poco grip, così da raccogliere informazioni e capire se l’intervento sia sufficiente o se sarà necessario agire ancora.
“Quindi dopo il test, ricevuto il feedback che il warm-up era migliore e che stavamo andando nella giusta direzione, è stato deciso di aumentare la temperatura delle termocoperte da 60 a 70°C e di aspettare il primo evento sul bagnato per valutare se questo passo abbia un effetto significativo, se non ci siano più problemi di warm-up e se ci si trovi in una situazione generalmente migliore", aggiunge Berra.
"Questo è ora il prossimo passo per noi, perché vogliamo valutare le intermedie con le termocoperte a 70 gradi con più team. Un test è una situazione controllata, ma vorremmo vedere in un weekend di gara, durante una competizione con 11 team in pista; allora si avrebbero più feedback e un quadro generale chiaro di dove siamo".
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