F1 | Antonelli non si ferma e trascina una Mercedes "imperfetta": la pole è tutto tranne che un caso
Nonostante una Mercedes lontana da quella ammirata nei primi appuntamenti, Antonelli centra la terza pole consecutiva, salvando il bilancio della Stella. Ma la partenza dal palo non arriva come una sorpresa: oggi non ci sono stati problemi con la PU patiti ieri e Kimi sulle piste con poco grip spesso riesce a far emergere le sue migliori qualità.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
Ieri, con un guizzo nell’unico vero tentativo della SQ3, in quella che lui stesso aveva definito una qualifica “pasticciata”, Andrea Kimi Antonelli è riuscito quasi in extremis a strappare una prima fila preziosa in vista della sprint, salvando il bilancio di una Mercedes apparsa più in difficoltà rispetto ai primi tre appuntamenti.
Ventiquattro ore più tardi, però, il finale è ben diverso, così come l'umore. Non più una seconda posizione, ma una pole dal sapore entusiastico, quasi galvanizzante, perché in un weekend in cui la Stella non è sembrata al top sono proprio zampate come questa a dare ossigeno ed energia. Eppure la pole odierna, che porta a tre la striscia di partenze consecutive dalla prima casella, non arriva del tutto come una sorpresa: non è solo una questione di storico, ma di segnali tecnici che già ieri avevano iniziato a emergere.
Osservando i dati del venerdì, infatti, era emerso un comportamento quasi anomalo della W17 dell’italiano nel primo settore: nel tentativo con la soft non era riuscito a essere altrettanto incisivo in accelerazione in uscita da curva 2/3. Per dare un riferimento, rispetto al giro di Q2 con la media aveva accusato un gap di quasi 20 km/h, solo in parte compensato dal tempo recuperato nel resto dell'intertempo.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
Queste vetture sono complicate e piccole differenze, anche nell'uso della mescola, possono avere un peso molto più ampio di ciò che ci si aspetta. Questo è il primo grande tema, perché nelle qualifiche del sabato Antonelli è invece riuscito a mettere tutto insieme, estraendo il meglio da ogni settore. Lo racconta anche la classifica: oltre un decimo e mezzo rifilato a Max Verstappen e, soprattutto, quattro decimi al compagno di squadra, il suo rivale diretto in una lotta mondiale che ha ancora molto da raccontare.
Non deve quindi sorprendere che sia stato proprio l’italiano a firmare il parziale record nel primo settore, unico in Q3 a scendere sotto il muro dei 29,8 secondi, iniziando così a costruire il giro che gli è valso la pole position. Ma il punto è un altro: ieri Kimi era riuscito a mettere una pezza estraendo dal cilindro un gran giro soprattutto in termini di guida, ma mancava ancora quel tassello in più che oggi ha trovato.
Un dettaglio che si inserisce in un quadro più ampio, perché ad aiutare è stato anche il passo indietro degli avversari. È un percorso che si sviluppa su due direttrici parallele: da una parte la Mercedes è riuscita a mettere insieme quegli elementi che ieri erano mancati, dall’altra il passo indietro dei rivali più temuti, al punto che in prima fila non ci sarà una McLaren o una Ferrari, ma la Red Bull di Max Verstappen, ha completato l’opera.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Antonelli non ha nascosto che qui la Stella abbia sofferto una certa carenza di bilanciamento, un tema emerso in modo ancora più evidente analizzando il weekend di George Russell, che ha patito ben più del compagno questa difficoltà nel far lavorare la vettura nella finestra ideale. Una criticità che si è manifestata soprattutto sul giro secco, dove la maggior sensibilità della soft C5 lo ha messo in crisi nei curvoni veloci e nei tratti di trazione, con un posteriore spesso incline a scivolare.
Storicamente, su piste dove c’è poco grip, proprio come a Miami, Antonelli riesce ad avere una marcia in più rispetto al compagno di squadra, che al contrario predilige tracciati con maggiore aderenza che offrono più libertà nella gestione del setup. È uno dei segreti dell’italiano in Florida, un tratto che in parte era già emerso lo scorso anno, quando proprio qui conquistò la sua prima storica pole position.
Con la gomma nuova è più semplice mascherare una certa carenza di bilanciamento e, al di là delle due posizioni perse al via, sul passo gara Mercedes ha patito qualche difficoltà in più rispetto ai rivali, senza trovare il bandolo della matassa nella sprint. Ma sul giro secco, le migliori qualità dell’italiano e una W17 che a livello di Power Unit ha una coperta decisamente più lunga dei rivali, la storia è stata differente.
Confronto qualifiche Antonelli a Miami
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Non a caso, parlando del suo stile di guida, Antonelli si è sempre definito un pilota molto aggressivo, all’opposto di Russell, più preciso e meno incline a convivere con una vettura che scivola. Una differenza che oggi si è vista tutta: il britannico ha pagato sia nei tratti veloci sia in quelli lenti, intrappolato in un mix di sottosterzo e sovrasterzo reso ancor più insidioso dal forte vento che ha infastidito diversi piloti.
Temi che hanno penalizzato la Ferrari e, ancor più, la McLaren, la squadra che è sembrata compiere il passo indietro più marcato rispetto alla sprint qualifying, e non soltanto per il feeling con la vettura. Oggi, infatti, il team di Woking ha dovuto fare i conti anche con alcune problematiche nella gestione dell’ibrido, in particolare con episodi di superclipping in fondo ai rettilinei, che hanno costretto i piloti a riadattarsi in corsa.
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