F1 | L'ascesa di Antonelli: gli aspetti critici ora sono una routine che supera con talento ed esperienza
A Miami arriva un'altra Pole per il bolognese, che pur commettendo alcuni errori di gioventù sta pian piano riuscendo a superare le avversità e a mettere insieme tutto ciò che serve per emergere nel migliore dei modi.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
Nel sabato di Miami c’è tutto Kimi Antonelli. Talento, un errore di gioventù e segnali sempre più evidenti di una crescita ormai in pieno sviluppo.
Nella sprint race del mattino sono emersi i suoi diciannove anni, costati una penalità di cinque secondi e due punti nella classifica generale. Un banale track-limit (a due giri dalla bandiera a scacchi) in un momento in cui aveva ormai tirato i remi in barca.
L’aspetto che probabilmente a Kimi ha pesato di più è stato il dover cedere una posizione a George Russell, dopo averlo superato in pista con decisione prendendo il largo.
Qualche ora dopo, nel primo run della Q3, Antonelli ha messo insieme quello che, ad oggi, è il suo miglior giro al volante di una Formula 1. Un crono ha ipotecato la terza pole position consecutiva (poi confermata) e che, soprattutto, ha lanciato un segnale forte.
Antonelli sta iniziando a mostrare il suo talento, finora emerso a sprazzi a causa del naturale processo di ambientamento a cui nessun esordiente può sottrarsi.
Quel “mettere tutto insieme”, sottolineato da Toto Wolff nel commentare il giro della pole position, è oggi cruciale in Formula 1. Non c’è spazio per sbavature né per imprecisioni nella sequenza di procedure indispensabili per spremere al massimo una monoposto.
Kimi, come tutti gli esordienti, ha dovuto familiarizzare con un sistema estremamente complesso, ed ora che l’affiatamento inizia a non rappresentare più un problema, il talento emerge in modo più chiaro.
Il processo di crescita di Antonelli è in corso lo sarà ancora a lungo, ma oggi molti aspetti che in precedenza rappresentavano delle criticità sono diventati routine. In questo scenario, un pilota può concentrarsi su sé stesso, sulla guida e sull’esecuzione nei momenti decisivi, come il giro in qualifica.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
“Arrivare in pista dopo un anno di esperienza è decisamente un vantaggio – ha spiegato Antonelli - conosci già i riferimenti, la pista, i punti in cui puoi guadagnare tempo. Credo che questo stia giocando un ruolo importante in ogni weekend di gara".
"Nelle FP1, ad esempio, mi sono sentito subito a mio agio e ho subito iniziato a spingere al limite. L’esperienza del 2025 ha avuto un peso enorme”.
La pole position conquistata a Miami ha ricordato, per certi versi, le prestazioni dominanti di Max Verstappen: un giro pulito, senza sbavature, e un margine netto sul compagno di squadra, con quattro decimi rifilati a Russell. Un segnale forte, accompagnato dalla consapevolezza di aver espresso il massimo nel momento giusto.
“È stato un buon giro – ha spiegato Kimi - molto pulito. Sono riuscito a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle in un momento in cui il vento ha complicato un po' le cose".
"Poi, nell'ultimo tentativo, mi sono lasciato prendere un po' troppo dall'entusiasmo: in curva 1 ho frenato troppo tardi e ho capito subito che non sarei riuscito a chiudere la curva. Mentre rientravo ai box ero piuttosto in ansia, ma poi è arrivata la conferma che la pole position era mia”.
Ci sono ancora molti esami che attendono Antonelli, ad iniziare dalla gara di oggi. È probabile che si corra su pista bagnata, una condizione inedita (con queste monoposto) per molti dei piloti al via.
“Sarà sicuramente complicato – ha ammesso Kimi - molti piloti non hanno mai guidato queste monoposto sul bagnato, e a giudicare dai feedback ricevuti, non è la vettura più semplice sotto la pioggia. Dovremo farci trovare pronti a tutto”.
C’è infine un ultimo punto importante. Nell’ennesimo avvio problematico visto ieri al via della gara sprint, Kimi non ha avuto responsabilità. La procedura da parte sua è stata corretta, ma questa volta a sbagliare (la mappatura) sono stati gli ingegneri della Mercedes. La frustrazione non è mancata, ma il lavoro svolto durante la pausa sembra aver dato i suoi frutti.
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