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F1 | AlphaTauri, basta rookie da formare. Non è solo una scelta

Peter Bayer, CEO AlphaTauri, ha spiegato perché il team di Faenza non punterà su esordienti. Una scelta per risalire la china nel Mondiale Costruttori, certo, ma i talenti nell'academy Red Bull, almeno per ora, non convincono.

Daniel Ricciardo, Scuderia AlphaTauri

AlphaTauri, ormai pronta a cambiare nome, è nel bel mezzo di un cambiamento che definire rilevante sarebbe riduttivo. Nome nuovo, sponsor nuovi, un nuovo team principal - Laurent Mekies - ma soprattutto una nuova missione: riprendersi dopo due stagioni giudicate deludenti dalla proprietà e diventare un fattore più importante in Formula 1.

La proprietà, ossia il Gruppo Red Bull, ha iniziato a pianificare la rinascita prestazionale del team intensificando la sinergia tra Red Bull Racing e AlphaTauri - una cosa che fa già discutere, ma è destinata a farlo ancora di più tra qualche settimana - e abbracciando precise strategie.

Il tempo per questa risalita non è fissato nel medio-lungo periodo. E' ora. O meglio, tra poche settimane, quando a Sakhir andranno in scena i test invernali e, poco dopo, anche il primo dei 24 gran premi che compongono il calendario 2024 di Formula 1.

Da quando il team di Faenza è stato acquistato dal Gruppo Red Bull, è sempre stato utilizzato come fucina per crescere giovani talenti. I migliori sono poi finiti in Red Bull (basti ricordare Sebastian Vettel con 4 titoli, Max Verstappen con 3 e Daniel Ricciardo, vincitore di gran premi). Ora questa politica è stata accantonata.

Ayumu Iwasa, AlphaTauri AT04

Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images

Ayumu Iwasa, AlphaTauri AT04

A spiegare il perché è stato Peter Bayer, da qualche mese amministratore delegato della Scuderia AlphaTauri: "Gli azionisti, quando stavano ridefinendo le cose, hanno anche detto: 'vogliamo che siate competitivi'", ha detto Bayer. “Franz dice sempre, e onestamente nel frattempo sono d’accordo al 100%, che un giovane pilota ha bisogno di tre anni per essere pronto per la F1.

"Con tutta la complessità che lo sport richiede attualmente, e la quantità di informazioni che devono digerire ed elaborare per poi restituirci, in modo da poter capire nuovamente come squadra cosa fare, come modificare le impostazioni e così via, e per essere competitivi semplicemente hanno bisogno di molto tempo".

Secondo Bayer, i vertici della squadra hanno capito di dover cambiare le cose una volta fatto esordire Liam Lawson, chiamato a sostituire nella seconda parte della stagione l'infortunato Daniel Ricciardo.

Liam Lawson, Scuderia AlphaTauri, si allontana dalla sua vettura e si ritira dalla gara Sprint

Photo by: Sam Bloxham / Motorsport Images

Liam Lawson, Scuderia AlphaTauri, si allontana dalla sua vettura e si ritira dalla gara Sprint

"L'ho capito nel momento in cui abbiamo messo in macchina un giovane pilota", ha detto. "Perché quello che succede è un cambiamento del flusso di informazioni, mentre con un pilota esperto come Daniel è lui a dare il suo contributo all'ingegnere, che lo dà alla sala operativa, che poi torna indietro con le informazioni".

"Con un pilota giovane le informazioni passano dalla sala operativa agli ingegneri, dal muretto dei box al pilota. 'Fai costantemente attenzione in quella curva. Assicurati di avere le levette giuste', oppure 'Frena più tardi, frena prima, controlla lo sterzo, controlla il posteriore, controlla il freno motore'. A proposito, c'è qualcuno che arriva da dietro".

"Onestamente, è come in un teatro, l'ingegnere è sempre impegnato a parlare via radio. Mentre con Daniel è tranquillo. E una volta al giro, torna e dice: 'Ragazzi, c'è un problema al posteriore, potete dare un'occhiata?', 'Oh, sì, abbiamo notato un surriscaldamento, possiamo intervenire sul differenziale'. Ed è tutto risolto".

"Oppure torna dopo tre o quattro giri e dice: 'Avete pensato di cambiare la strategia? Perché sono bloccato qui in un treno DRS, e piuttosto che aspettare, perché non...?', 'Sì, buona idea!'".

"Si sente la differenza. E poi, ovviamente, il lavoro che svolgiamo con lui al simulatore, le prestazioni del veicolo, è proprio qualcosa di completamente diverso. Quindi un pilota esperto prende sotto la sua ala un giovane. E anche questo giovane deve essere preparato".

Daniel Ricciardo, Scuderia AlphaTauri

Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images

Daniel Ricciardo, Scuderia AlphaTauri

Sia chiaro, Lawson non ha sfigurato affatto al volante della AT04, pur essendo a tutti gli effetti un esordiente. Anzi, è addirittura riuscito ad arrivare a punti al Gran Premio di Singapore (nono) prima di lasciare spazio al guarito Ricciardo.

Eppure, ora al team tutto questo non basta più. Red Bull schiererà Max Verstappen - a oggi insostituibile - e Sergio Perez anche nella stagione 2024, ma è chiaro come il messicano sia ormai da tempo sulla graticola. La presenza di Daniel Ricciardo in AlphaTauri, senza dimenticare Yuki Tsunoda, è il tentativo di rilanciare l'australiano e fare poi la scelta più adatta per il 2025.

Qualora Perez dovesse continuare nella parentesi negativa iniziata a Miami 2023 e, al contempo, Ricciardo dare ottime risposte, allora l'avvicendamento tra i due sarebbe inevitabile. Insomma, la scelta di AlphaTauri, almeno per quest'anno, è provare a rilanciare Ricciardo per questioni di opportunità, certo, ma anche per l'oggettiva mancanza di piloti pronti a prenderne l'eredità e guidare AlphaTauri alla risalita sin da subito.

Lawson è rimasto a Faenza come terzo pilota per crescere ancora, ma non va dimenticato che la celebre fucina di talenti di Milton Keynes, almeno nelle ultime stagioni, non ha saputo trovare, né svezzare piloti talentuosi al punto da convincere i vertici del Gruppo a metterli in AlphaTauri. Lo scorso anno venne scelto Nyck De Vries, prodotto dell'academy McLaren-Mercedes. Poi è stato ripreso Ricciardo dopo la brutta parentesi a Woking.

Insomma, lo stop a puntare sugli esordienti da parte di AlphaTauri è sì una scelta per avere più opportunità di risalire subito nella classifica Costruttori, ma anche un'imposizione dalla reale mancanza di piloti dalla grande prospettiva che arrivano dall'academy. Una situazione paradossale, se pensiamo allo scouting di cui a Milton Keynes sono sempre andati più che fieri.

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