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Ricordo

Rally | "Il Drago" si è spento: ci ha lasciato Sandro Munari a 85 anni

Il campione di Cavarzere è morto venerdì nella sua casa di Bologna dopo una lunghissima malattia: ci lascia uno dei piloti più forti dei rally di tutti i tempi. Dal successo al Rally di Monte Carlo 1972 con la Fulvia fino alla Coppa FIA piloti del 1977 con la Stratos, passando per la Targa Florio con la Ferrari 312PB: una storia di successi...

Sandro Munari

Sandro Munari

Foto di: LAT Images

Eravamo in Finlandia su una stradina sperduta in un bosco per un test di prodotto e guidava con maestria sulla neve disegnando le traiettorie in una sequenza di curve. Si vedeva che si stava divertendo, ma senza eccesso, come era nella sua natura. All’improvviso aveva rallentato mettendosi al... passo, entro il limite di velocità. E per chilometri ha fatto da apripista a un gruppo di vetture dietro di lui in quella che era diventata una sorta di processione. Lo vedevamo guardare nello specchietto, ma non capivamo cosa stesse scrutando. Poco più avanti c’era una pattuglia della polizia...

“Avevo visto dei lampeggianti - raccontò Sandro Munari – e per l’esperienza maturata nelle ricognizioni del 1000 Laghi sapevo che la pattuglia avrebbe seguito a distanza le nostre vetture, pronta a intervenire se solo avessimo superato di un chilometro la velocità consentita. Vi ho risparmiato un multone, perché qui non scherzano...”. 
In questo piccolo episodio c’è tutto Sandro Munari. Il “Drago” ci ha lasciato ieri nella sua casa di Bologna. Il 27 marzo avrebbe compiuto 86 anni, non ci è arrivato ma ha chiuso in punta di piedi una lunga agonia durata anni. Meglio ricordarlo come uno dei piloti più grandi nella storia dei rally.  

Sandro Munari - Silvio Maiga, Lancia Stratos

Sandro Munari - Silvio Maiga, Lancia Stratos

Foto di: Motorsport Images

Erede di Arnaldo Cavallari, del quale è stato anche navigatore su un’Alfa Giulia TI Super del Jolly Club, Sandro si è trasformato in pilota nel 1965 e ha contribuito alla nascita del mito Lancia. Con la vittoria al Rally di Monte Carlo del 1972 ha allungato la vita della Fulvia HF, aprendo un’era strepitosa che ha portato le corse su strada a diventare molto conosciute fra gli italiani che si erano appassionati per la “nazionale” delle prove speciali.  

Il veneziano di Cavarzere era molto forte su ogni terreno (asfalto, terra, neve): “La guida pulita ne faceva un interprete che rispettava la meccanica – ricorda Carlo Cavicchi, ex direttore di Autosprint, la firma più prestigiosa dei rally -. Era un meticoloso, perfezionista, intelligente e tattico che in gara sapeva essere velocissimo e coraggioso, mentre nel traffico era molto prudente”.

Era stato segnato da un brutto incidente in Jugoslavia nell’avvicinamento del Rally di Monte Carlo 1968: era morto sul colpo il suo copilota Luciano Lombardini. Ne ha sofferto, ma non si è arreso.  

Con la Stratos ha vinto altri tre Monte Carlo e si è tolto molte grandi soddisfazioni: Cesare Fiorio lo considerava la punta di diamante della Lancia, anche se aveva un po’ patito la concorrenza di Bjiorn Waldegaard, il finlandese che vinse il Rally di Sanremo del 1976 dopo uno “spareggio” all’ultima speciale che scatenò molto polemiche. 

Due titoli italiani (1967 e 196), uno europeo (1973) Sandro non ha mai vinto un mondiale perché la Coppa Piloti FIA del 1977 non aveva ancora un valore iridato. Enzo Ferrari lo aveva chiamato nel 1972 a correre la Targa Florio con la 312 PB. Munari vinse con Arturo Merzario: “E’ stato bravissimo – ricorda Arturo - perché non era abituato alle potenze di una vettura Sport. Trascorremmo un mese in Sicilia per girare con una Dino dopo una serie di test a Fiorano. E mi aveva dato la vettura al cambio pilota che era perfetta...”. 

Sandro Munari, Lofty Drews, Lancia Stratos HF al Safari 1976

Sandro Munari, Lofty Drews, Lancia Stratos HF al Safari 1976

Foto di: Motorsport Images

Dopo i rally si era dedicato ai raid: aveva partecipato alla Dakar e al Rally dei Faraoni con la mastodontica Lamborghini LM002 e aveva aperto un’apprezzata scuola di guida sicura. Con il giornalista Sergio Remondino aveva scritto il libro di ricordi “Sandro Munari. Una Vita di Traverso”. 

Resta il mistero di chi lo avesse soprannominato “Il Drago”. Sul casco ne aveva dipinto uno quando corse alla Targa Florio nel 1969 con la Lancia Barchetta. Si dice che fosse un nomignolo che gli era stato dato dall’amico Ignazio Giunti, il romano che aveva scelto l’aquila come simbolo.  

Forse non lo sapremo mai: poco importa perché Sandro Munari è universalmente riconosciuto come “Il Drago”, un campione che resterà sempre nel cuore degli appassionati... 

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