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F1 | Shanghai: sparito lo smog con il green deal e si vive nell'hi tech

La trasferta cinese fra gli addetti ai lavori non è mai stata una tappa fra le più ambite nel calendario della F1: quest'anno la megalopoli da 25 milioni di abitanti ha offerto un volto diverso che offre un'immagine molto diversa dalla Cina a cui siamo sempre stati abituati, dando la chiara sensazione che siamo noi europei in ritardo.

Dettaglio Circuito Shanghai

Dettaglio Circuito Shanghai

Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

“Non sembra di essere a Shanghai!”. Per cogliere il significato della battuta, molto gettonata nel paddock durante il fine settimana del Gran Premio di Cina, bisogna fare un passo indietro, esattamente ai primi anni in cui la tappa asiatica è entrata nel calendario di Formula 1.

Tra gli addetti ai lavori non era la trasferta più ambita, a dispetto dell’imponente struttura dello Shanghai International Circuit c’è sempre stata la sensazione di un evento che non ha mai raccolto un grande interesse locale. Fuori dal circuito ci si imbatteva in una scarsa organizzazione, un traffico caotico e in uno smog quasi irrespirabile. Tutto era avvolto da una foschia permanente.

“Non sembra di essere a Shanghai!” fa riferimento a quella Shanghai, uno scenario che non esiste più. Alzando la testa si vede un cielo azzurro, e complice anche un clima favorevole, gli addetti ai lavori della Formula 1 hanno subito messo da parte giacche e maglioni messi nella valigia prima di partire per Melbourne, ripristinando l’abbigliamento australiano.

Lanterne tradizionali cinesi nel Paddock

Lanterne tradizionali cinesi nel Paddock

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

La drastica svolta ‘green’ imboccata anni fa dalle autorità cinesi ha stravolto la città, il percorso che ha dato forma alla nuova Shanghai è stato favorito anche dalla forza del fronte tecnologico, una realtà che si può toccare con mano. I più giovani sono entusiasti, la loro città è sempre più un esempio di metropoli con un’alta qualità di vita garantita da aree verdi ed una sicurezza invidiabile.

Oltre ad essere pulitissime ed ordinate, oggi le strade di Shanghai sono anche silenziose. La svolta verso una mobilità elettrica ha raggiunto livelli unici al mondo, il luogo comune della tecnologia cinese famosa più per la quantità che per la qualità è roba vecchia, per un europeo arrivare a Shanghai vuol dire vedere girare nelle strade migliaia di auto elettriche di brand sconosciuti, ma non per questo di basso livello tecnologico. Basta prendere un taxi (presto ci saranno a guida autonoma) per rendersene conto, il livello è quello di una vettura di alta fascia europea.

Altri aspetti: per pagare la corsa di un taxi, come qualsiasi altra cosa, si usano solo sistemi “cashless”, il contante è praticamente sparito, tutto passa attraverso un’app, Alipay. Non sono solo i giovani ad aver fatto loro le nuove tecnologie, l’hi-tech si respira ovunque.

Alzare lo sguardo al cielo non permette solo di osservare un panorama azzurro, non di rado ci si imbatte in droni impegnati nei compiti più disparati. Ci sono quelli dedicati alle consegne, altri che trasportano materiale (ne abbiamo visti in fila una decina trasportare pannelli solari) ed anche alcuni con compiti di sorveglianza.

Il pubblico cinese è in crescita: la F1 sta prendendo piede

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Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images

Nel weekend cinese non è passato inosservato anche l’incremento di pubblico presente sulle immense tribune del circuito. C’è stato un cambio di passo, i biglietti per il Gran Premio di domenica sono stati venduti in un solo giorno, un interesse toccato con mano anche in città. Non è certo la passione che si può vedere a Melbourne o Montreal, dove nella settimana della Formula 1 tutto è dedicato al Gran Premio, ma parliamo di una metropoli di 25 milioni di abitanti.

Zhou Guanyu è diventato un personaggio molto conosciuto soprattutto tra i giovani, la copertura televisiva della Formula 1 sta iniziando ad ottenere numeri significativi aprendo la strada ad un maggiore interesse per il motorsport.

Ci sono anche storie per lo più sconosciute agli europei che localmente hanno avuto un grande riscontro, come quella di Li Qin, una ragazza appassionata di motorsport determinata a entrare nel mondo in cui sognava di essere. Una laurea alla University of Michigan, diversi stage, poi l’ingresso in Haas e il successivo in Ferrari, nel dipartimento aerodinamico. Il suo arrivo a Maranello è stata una notizia gettonatissima sui media, una storia esemplare del nuovo mondo cinese, nel quale la determinazione e lo sforzo individuale aprono la strada al successo personale, anche in un settore non semplice come il motorsport.

Zhou Guanyu, Ferrari

Zhou Guanyu, Ferrari

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

“Da quando sono entrato in F1, il livello di interesse del pubblico per il motorsport è aumentato notevolmente”, ha sottolineato Zhou Guanyu in una delle decine di interviste rilasciate nella settimana del Gran Premio. Qui emerge un retaggio della vecchia cultura cinese, ovvero la tendenza ad evitare gli scenari dove non ci si ritiene adeguati.

La presenza di Zhou Guanyu in Formula 1 ha dimostrato che anche un cinese può ambire ad una carriera ai massimi livelli del motorsport, ed è stato un messaggio forte arrivato soprattutto ai giovani. Ci vorrà probabilmente del tempo, necessario ad una nuova generazione per vedere il karting come un interesse e una possibilità verso un percorso sportivo, ma tutto in Cina viaggia così velocemente da poter anche ipotizzare che ci vorrà meno tempo del previsto.

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