F1 | Mercedes: Antonelli studia per maturare, ma si sono già visti i primi lampi
Prosegue l'appendistato del pilota italiano al debutto in Formula 1. Sebbene le sue prime due gare siano state anche influenzate da qualche episodio sfortunato, si sono anche visti i primi sprazzi di quel talento che ha convinto Mercedes a puntare su di lui. Ci sono però degli aspetti su cui continuare a crescere, a partire dal giro secco.
Tra la superiorità McLaren, gli alti e bassi Ferrari e i problemi di casa Red Bull è passato in secondo piano il buon avvio di stagione della Mercedes, attualmente al secondo posto in classifica. Merito dei due podi conquistati da un ottimo George Russell, che ha mostrato quella velocità e quella solidità a cui credeva fortemente la Stella, ma anche dei punti centrati da Andrea Kimi Antonelli.
L’inizio di stagione dell’italiano non è stato scoppiettante sul fronte della costanza, come è normale che sia per un debuttante, ma ciò non vuol dire che non si siano visti degli sprazzi di talento mentre prosegue il suo apprendistato. Sebbene Antonelli abbia avuto modo di provare in più occasioni una vettura di F1 nel corso di alcune sessioni di test TPC, l’esperienza accumulata in un weekend di gara è insostituibile.
Così come è tornato sui banchi di scuola in vista della maturità, prosegue anche lo studio per migliorarsi in pista. Come è logico che sia, c’è ancora tanto da imparare con un ampio margine di crescita su cui continuare a costruire, soprattutto sul giro secco, non solo perché Antonelli ha come compagno un mastino della qualifica, ma anche perché capire come sfruttare al meglio la gomma più tenera non è affatto semplice.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
Il primo passo è capire come sfruttare le soft
Lo sta dimostrando Carlos Sainz alla Williams che, al di là del feeling non ancora perfetto con la FW47, sta patendo proprio quella difficoltà nell’estrarre il massimo grip dalla soft. Più si va avanti sulla “scala” Pirelli, più diventa difficile gestire la finestra di funzionamento degli pneumatici, soprattutto pensando che Antonelli non aveva nemmeno mai avuto modo di provare la C5, una mescola molto “delicata”.
Inoltre, nei test in Bahrain anche il lavoro sulla C4 è stato limitato, quasi nullo, perché le squadre si sono concentrate sulle mescole più dure, in particolare sulla C3, con cui l’italiano ha effettuato alcune prove di time attack. Tutti elementi che, se si sommano, aiutano a delineare un quadro più chiaro dei margini di miglioramento del bolognese anche sul giro secco, dove si costruisce parte del weekend.
Con distacchi così ravvicinati, anche pochi centesimi ormai possono costare diverse posizioni sulla griglia e ritrovarsi nel traffico sin dalle prime fasi può compromettere la corsa, trasformandola in una scalata piuttosto ripida. L’immagine più rappresentativa di questo discorso è la qualifiche sprint del Gran Premio della Cina.
Con un solo tentativo a disposizione in SQ3 sulla soft, Antonelli non è riuscito a migliorare il crono con le medie ottenuto nella manche precedente, peggiorandosi di circa due decimi. Uno scenario opposto a quello del compagno di team, George Russell, il quale ha tolto quasi due decimi dal crono del secondo turno, in linea con le stime Pirelli.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Secondo i dati del costruttore milanese, infatti, il gap tra C3 e C4 non era particolarmente ampio, ma la differenza risedeva nel fatto che, sebbene la mescola più tenera avesse maggior potenziale, fosse anche più difficile da gestire. Così, un gap che in SQ2 si attestava sotto il decimo e mezzo, e che fino a quel momento era sempre stato di pochi centesimi, alla fine della SQ3 è arrivato a sfiorare quasi i sei decimi.
Sia in Australia che in Cina, Antonelli ha incontrato dei problemi nella fase di warm-up della gomma soft, arrivando in più occasioni con gli pneumatici fuori temperatura in curva 1 per la sua mancanza di esperienza sulle coperture più morbide. Di fatto, più la gomma offre flessibilità d'utilizzo, più l'italiano si è dimostrato competitivo.
“Credo che in SQ2 fossimo vicini e mi sentivo bene con la macchina, ma con le soft ho davvero faticato, soprattutto perché sentivo mancare il grip. Credo che il warm-up della gomma non sia stato ottimale da parte mia e quando ho iniziato il giro gli pneumatici erano troppo freddi e ho faticato per tutta la tornata”, aveva spiegato il bolognese in Cina.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
A ciò si aggiunge un altro elemento: nonostante il lavoro svolto in inverno dagli ingegneri per ampliare la finestra di funzionamento, la W16 ha dimostrato di essere ancora molto sensibile ai cambiamenti delle condizioni e del modo in cui viene preparata la gomma.
Paradossalmente, il secondo posto di Russell ottenuto successivamente nella qualifica del sabato è la prova lampante: per centrare la prima fila, il britannico ha cambiato totalmente approccio nell’outlap dell’ultimo tentativo e, all’improvviso, la vettura ha trovato il grip che gli era mancato in altri momenti precedenti della qualifica.
In Cina il danno al fondo è costato 3 decimi al giro
Tutto ciò a conferma di come, sebbene Antonelli non ne sfrutti ancora il massimo potenziale, per certi versi la W16 sia anche una vettura che viaggia su un filo sottile. Ci sono stati, però, anche degli episodi sfortunati. In Australia ha patito un danno al fondo dopo un breve passaggio sulla ghiaia, che di fatto lo ha poi portato all’eliminazione in Q1, mentre in Cina ha sofferto lo stesso identico problema dopo che i detriti dell’ala penzolante di Charles Leclerc sono finiti sotto la sua vettura proprio all’inizio della gara.
“Quando Leclerc ha colpito la gomma posteriore di Hamilton ha rotto la sua ala anteriore. Kimi se ne è accorto, ma non ha potuto evitarlo, con i pezzi che sono finiti sotto la sua monoposto danneggiando il fondo”, ha raccontato Andrew Shovlin.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
Secondo i dati Mercedes, il danno è costato circa due/tre decimi, ma ha anche influito sul bilanciamento, peggiorando il degrado delle gomme posteriori, proprio quello contro cui Russell ha dovuto lottare per buona parte della gara.
“Abbiamo fatto delle stime guardando ai dati aerodinamici e il danno è costato due o tre decimi per giro come carico. Ma il secondo problema è che il carico non era distribuito equamente sulla vettura. Avrete sentito Kimi dire via radio che non aveva grip al posteriore, il che porta le gomme a scivolare e a surriscaldarsi. Si è dovuto scontrare con questo problema per tutta la gara”.
“Puoi fare delle piccole modifiche intervenendo sull’ala anteriore, ma il problema è che può rendere la vettura più imprevedibile e scostante. Non si tratta solo di avere due o tre decimi di performance in meno, ma anche il fatto che in alcune curve il bilanciamento può cambiare molto. Kimi ha fatto un ottimo lavoro nel gestire il problema. Ma è stato frustrante perché crediamo che con il passo che ha mostrato avrebbe potuto lottare con Verstappen e le Ferrari”, ha poi aggiunto Shovlin.
Mercedes ha fiducia nell’italiano e crede che ci sia ancora un ampio margine su cui costruire. Per il momento, il primo passo è quello di capire come progredire sul giro secco, in modo da non ritrovarsi nel traffico e affacciarsi nella zona dei top team. La strada è ancora lunga e in salita, ma si sono già visti sprazzi del suo talento, soprattutto sotto l’acqua in Australia, con una splendida rimonta condita da un bellissimo sorpasso su Albon sul finale.
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