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F1 | McLaren è partita con il "passo" giusto: i dati della regina dei test

La McLaren è la squadra che ha maggiormente impressionato durante i test in Bahrain e sembra quella partita con il "passo" giusto, non solo per il ritmo mostrato durante le simulazioni gara. Analizziamo cosa hanno raccontato i dati sulla MCL39 e come ha lavorato il team di Woking nel corso delle prove pre-campionato.

Oscar Piastri, McLaren

Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images

Come da tradizione, solo ventiquattro ore di test, tra l’altro tutte sulla stessa pista, non sono sufficienti a delineare in modo nitido quelli che sono i valori dell’intera griglia 2025, lasciando l’ormai classico velo di incertezza alla vigilia della stagione.

Inoltre, rispetto agli scorsi anni si sono aggiunte delle variabili che hanno reso i test ancora di più difficile lettura, rendendo complesso comparare simulazioni tra giornate differenti a causa dell’ampio intervallo in termini di temperature.

Ad esempio, al secondo giorno, anche nelle ore più calde non si è andati oltre i 19°C per quanto riguarda la pista, temperatura ben al di sotto anche di quelle serali registrate durante il weekend del GP del 2024. Solo nell’ultima giornata l’asfalto ha iniziato scaldarsi, toccando picchi di 33°C, più rappresentativi per gli standard del Bahrain, ma inferiori rispetto ad altre sessioni di test, quando si arrivava attorno ai 40°C.

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images

Le temperature più fresche, così come il forte vento, hanno condizionato il lavoro delle squadre rispetto a quelle che erano le aspettative, rendendo ancora più difficile leggere e confrontare i dati. Tuttavia, c’è un elemento che sembra collegare l’inizio del mondiale 2025 alla fine del campionato 2024, ovvero una McLaren in forma e probabilmente riferimento.

Rispetto a dodici mesi fa, la squadra di Woking non si presenta alla viglia della stagione con una vettura ancora cantiere aperto, ma con una monoposto che ha raggiunto gli obiettivi prefissati per l’inverno, per quanto nella prima parte di campionato arriveranno ulteriori novità. Sebbene la MCL39 abbia tanti punti in comune con la sua progenitrice, in certi aspetti è stata estremizzata, specie sul piano meccanico.

Una grande attenzione al lavoro di analisi

Anche per questo non deve sorprendere che il programma della scuderia di Woking sia stato impostato su due fronti separati: analisi della vettura e long run. Andando ad analizzare il lavoro in pista durante le tre giornate emerge come all’inizio di ogni turno McLaren si sia presa del tempo effettuare uscite da giri singoli (o massimo due non cronometrati) utili a raccogliere dati e sperimentare sul piano meccanico.

Test Bahrain tempo in pista - McLaren 2025

Test Bahrain tempo in pista - McLaren 2025

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Solo un altro team ha dedicato un maggior numero di prove, ovvero la Red Bull, che chiaramente aveva come focus principale comprendere se il lavoro invernale avesse aiutato a rendere la RB21 una vettura più docile e semplice da mettere a punto. Sebbene sulla MCL39 non ci siano cambi di schema, ciò non vuol dire che bisogna sottovalutare le modifiche meccaniche apportate, soprattutto all'avantreno.

La Red Bull, ad esempio, ha definito la nuova sospensione anteriore della McLaren “interessante, ma anche rischiosa”. Anche per questo, pure nell’ultima giornata, il team di Woking ha continuato a lavorare sulla raccolta dati, effettuando anche quelle prove con massimo angolo volante da un run all’altro utili a verificare la mappa aerodinamica anche in condizioni difficili da replicare in galleria del vento, grazie ai sensori sparsi sulla vettura.

McLaren ha ripreso da dove ha lasciato, specie sul passo

Chiaramente, è irrealistico pensare che la MCL39 sia una macchina perfetta e non senza qualche limite su cui lavorare. Al termine del primo giorno, Lando Norris si è lamentato della poca stabilità del posteriore, su un tracciato notoriamente aggressivo sul retrotreno, soprattutto in termini di usura degli pneumatici. Il problema del Bahrain è che, oltre a essere un circuito rear-limited, ha anche lunghi rettilinei, per cui è necessario un buon compromesso tra velocità di punta e protezione del retrotreno.

Oscar Piastri, McLaren MCL39

Oscar Piastri, McLaren MCL39

Foto di: Erik Junius

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images

Dopo un primo giorno incerto, McLaren ha scelto di passare proprio a un’ala posteriore più carica, come si può osservare dal confronto superiore, il che ha aiutato a trovare maggior stabilità, tranne in condizioni di forte vento al venerdì mattina, dove con la vettura più scarica di benzina - e temperature più alte - si è visto Norris commettere qualche errorino.

Parlando proprio di temperature, si tratta di un altro tema molto interessante da approfondire: la MCL38 aveva sostanzialmente due limiti, ovvero il graining sull’anteriore e il consumo del posteriore nelle gare molto calde. Quest’ultimo fu uno dei problemi che fermò la monoposto 2024 a Sakhir dodici mesi fa, che si presentò anche a Miami, soprattutto sul giro secco più che sul passo, e a Imola.

Nel corso dell’anno gli ingegneri sono poi riusciti a trovare sempre più margine anche sul retrotreno, ma le temperature più basse viste in Bahrain durante i test hanno aiutato a gestire meglio un eventuale surriscaldamento del retrotreno.

Test Bahrain - Simulazioni Top team

Test Bahrain - Simulazioni Top team

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Questo è anche uno dei motivi che spiega la differenza di andamento tra le simulazioni fatte da Norris e Piastri tra il secondo e il terzo giorno a pari strategia, in cui l’unica variabile è stata la temperatura. In entrambi i casi, però, la MCL39 si è rivelata la monoposto con i riferimenti migliori. A sorprendere è stato soprattutto il salto dal secondo a terzo stint, nel momento in cui si è passati dalla mescola C1, che pochi in realtà hanno davvero ben digerito, e la C2, più versatile e adatta alle temperature più fresche di Sakhir.

Questa differenza è data in parte da alcuni aspetti specifici: in primo luogo l’aumento delle velocità sui rettilinei, con una netta differenza rispetto agli altri stint, non registrata in maniera così marcata durante le simulazioni delle altre squadre, mentre il secondo tema è quello dell’aumento del passo in tratti della pista, come nella sequenza del secondo settore e in curva 12, dove le McLaren hanno gestito a lungo. In parte ciò è dovuto anche la maggior grip che ha dato al retrotreno la C2 nell’ultimo run.

Di base, al di là di queste considerazioni, la MCL39 ha trasmesso buone sensazioni ai piloti, riprendendo da dove aveva lasciato. Chiaramente McLaren è partita con il piede giusto e sembra la squadra che può arrivare in Australia con il ruolo di favorito, ma senza l'ampio il vantaggio di cui godeva la Red Bull 12 mesi fa: quella di Melbourne sarà però una sfida più interessante, in particolare per le caratteristiche del layout e per il rischio graining, uno dei fenomeni che l’anno passato metteva in difficoltà la vettura papaya.

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