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Analisi
Formula 1 GP del Qatar

F1 | Freddo, asfalto e curve veloci: come Aston è tornata in top 10

Aston Martin ha centrato un bel settimo posto tornando in top 10 dopo quattro GP di digiuno. Alcuni aspetti dell'appuntamento qatariota hanno aiutato ad estrarre il meglio dalla AMR24, come l'asfalto liscio, le temperature fresche e le curve veloci, ma ci sono altri temi da analizzare, come il rischio della doppia sosta per smarcare la gomma hard.

Fernando Alonso, Aston Martin AMR24

Il Gran Premio del Qatar ha lasciato alle spalle vari temi, come la gestione da parte della FIA della gara o la lotta al vertice per il mondiale costruttori, che ora vedrà il suo atto conclusivo ad Abu Dhabi questo fine settimana. Tuttavia, la tappa di Lusail ha riservato anche tanti altri spunti interessanti, a partire dal settimo posto di Fernando Alonso, che ha permesso ad Aston Martin di tornare finalmente in zona punti dopo un digiuno durato ben quattro gare.

In effetti, gli ultimi appuntamenti si sono rivelati estremamente complessi per la scuderia di Silverstone, sia per la competitività degli avversari, con un’Alpine ritrovata, sia per le difficoltà di adattamento ai vari tracciati, alle volte ricchi di curve lente e alle volte molto sconnessi. Così come la Mercedes W15, anche la Aston AMR24 è infatti una vettura che predilige assetti molto rigidi e ribassati per creare carico dalla zona del fondo, ma con il rischio di innescare il bouncing, specie su piste con avvallamenti.

Per questo il Qatar poteva essere uno di quei tracciati più adatti alle caratteristiche di questa macchina: oltre alle tante curve veloci e all’asfalto liscio, le temperature relativamente basse hanno aiutato l’auto a trovare nuova linfa vitale. “Penso che la natura della pista con tante curve ad alta velocità abbia aiutato la nostra vettura rispetto agli scorsi weekend, così come le temperature”, aveva sottolineato Alonso al termine delle qualifiche valide per la sprint race.

Fernando Alonso, Aston Martin AMR24

Fernando Alonso, Aston Martin AMR24

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Asfalto liscio e freddo: come estrarre il meglio dalla AMR24

Due elementi cruciali, come poi sottolineato anche Mike Krack al termine della corsa di domenica, dove lo spagnolo è riuscito a conquistare un bellissimo settimo posto: “Credo che in questo weekend alcuni fattori ci abbiano aiutato. L’asfalto è abbastanza liscio, non è sconnesso e faceva freddo, più di quanto ci aspettassimo. Questi elementi di certo non ci hanno penalizzato”, ha raccontato il Team Principal.

In effetti, proprio Aston e Mercedes vedono due situazioni parallele, per quanto la natura delle loro due vetture sia differente. La AMR24 è stata pensata per avere un DRS più efficiente ed essere più rapida nei tratti ad alta velocità, dove lo scorso anno faceva più fatica, ma non è mai riuscita a trovare davvero una chiave perfetta sul come produrre il carico dal fondo, scontrandosi spesso con il bouncing.

Sfruttando l’asfalto liscio si è potuta mantenere bassa e rigida la monoposto, senza dover ammorbidire eccessivamente il suo assetto, ha permesso di trovare maggior stabilità in curva e nella produzione del carico, restituendo ai piloti non solo una vettura più competitiva, ma anche più prevedibile. Inoltre, Aston alterna due specifiche di fondoa seconda delle caratterstiche della pista: in questo caso, data la natura ad alta velocità del tracciato di Lusail, si è scelta l'unità che aveva debuttato a Budapest, più adatto a questa tipologia di tracciati.

Fernando Alonso, Aston Martin AMR24

Fernando Alonso, Aston Martin AMR24

Foto di: Dom Romney / Motorsport Images

Allo stesso tempo, Krack ha giustamente menzionato anche il tema temperature: a differenza della sua progenitrice, la AMR24 è una vettura che scalda rapidamente le gomme ma che tende anche a subire in modo marcato il degrado termico degli pneumatici. Tuttavia, le temperature relativamente fresche del Qatar hanno permesso di ridurre il degrado termico piuttosto contenuto.

L’aspetto strategico: il rischio della doppia sosta

C’è però un altro elemento particolarmente interessante nella gara dello spagnolo sul fronte strategico, ovvero la scelta di effettuare un doppio pit stop sotto Safety Car per liberarsi della gomma hard, ritenuta meno prestazionale e più complessa da mandare in temperatura. In effetti, gran parte delle squadre avevano posticipato la prima sosta proprio per ridurre il tempo sulla hard o nel tentativo di attendere una Safety Car, considerando che qui in Qatar i sorpassi si sono rivelati estremamente complessi.

Una Safety Car che è poi effettivamente entrata in pista dopo le due forature di Lewis Hamilton e Carlos Sainz, in modo da poter ripulire il tracciato dai detriti dello specchietto staccatosi dalla vettura di Albon. Così come altre squadre, anche Aston si è fermata in questo frangente per effettuare il suo pit stop per passare alle gomme hard, quelle ritenute meno prestazionali. Tuttavia, a differenza di altre squadre, la scuderia di Silverstone ha poi effettuato una seconda sosta per smarcare la hard e tornare sulla gomma che loro ritenevano più competitiva, ovvero la hard.

Fernando Alonso, Aston Martin AMR24

Fernando Alonso, Aston Martin AMR24

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

In realtà, si trattava di una decisione su cui Alonso non era d’accordo, anche perché vi era il rischio concreto di perdere due posizioni, su Guanyu Zhou e Kevin Magnussen. Nel caso del cinese, probabilmente era anche stato messo in conto le difficoltà della Sauber nel portare in temperatura gli pneumatici, uno dei talloni d’Achille della vettura svizzera. Ben più al limite è stato il duello con il danese della Haas, perché i due sono usciti letteralmente affiancati dalla pit lane, con Alonso che ha avuto la scaltrezza di tenere la posizione, ma sarebbe bastato un minimo ritardo al pit stop per perdere due posti.

In effetti, alla fine il rischio ha comunque pagato, ma c’è anche un motivo interessante alle spalle sul perché abbia funzionato: così come altri piloti, anche lo stesso Zhou aveva avuto dei dubbi se la Safety Car sarebbe rientrata o meno ai box alla fine del giro, facendosi cogliere impreparato nel momento in cui il gruppo è ripartito. Questo ha fatto sì che il cinese non solo abbia faticato in uscita dell’ultima curva, ma anche che non potesse contare su alcuna scia sul rettilineo principale, rendendo molto semplice per Alonso scavalcare la Sauber e riguadagnare la posizione persa al pit stop.

Rispetto ad altri casi, in questo frangente ci sono stati degli elementi che quindi hanno aiutato a far funzionare la doppia sosta, come il fatto che Aston mandi in temperatura rapidamente le gomme al contrario della Sauber, ma anche che Zhou sia stato colto di sorpresa nel momento della ripartenza. Inoltre, se Alonso avesse perso anche la posizione su Magnussen nel momento della sosta, sarebbe stato molto più complesso rimontare in classifica, anche perchè sarebbe rimasto esposto a quei piloti che dietro, come Albon, avevano tentato l'azzardo della soft.

“Si tratta sempre di decisioni che devono essere prese rapidamente. Ma è un'opzione. E sono rimasto sorpreso che non ci siano state molte persone che l'hanno scelta. Penso che ne avremmo beneficiato ancora di più se non ci fosse stata la seconda Safety car. Dopo la prima ripartenza, infatti, tutti si sono resi conto che dovevamo preparare le gomme molto, molto meglio, perché è arrivata un’altra Safety Car. Quindi, sì, credo che sia stata una buona decisione. Se poi sia stata una gomma più veloce della hard su 18-19 giri dovremo analizzarlo, ma sicuramente è stata migliore sul warm-up”, ha commentato Krack.

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