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F1 | Domenicali apre a più sprint race, ma con quali prospettive?

A margine della prima sprint race della stagione in Cina, Stefano Domenicali ha aperto alla possibilità di incrementare il numero di eventi con la gara breve, andando oltre i sei attuali in un calendario già saturo che quest'anno conta ben 24 appuntamenti. Tuttavia, non tutti sono d'accordo. Quali sono le prospettive future per la sprint?

La partenza della Gara Sprint

A partire dal 2021, la Formula 1 ha introdotto una novità nel proprio format, ovvero le sprint race. Dopo una fase di sperimentazione di tre gare, si è poi deciso di espanderle a ben sei weekend, con continue modifiche alla ricerca di una combinazione che potesse funzionare concretamente.

All’inizio, infatti, la classifica della sprint race decretava la griglia di partenza per il Gran Premio, formula che, tuttavia, aveva incontrato il parere negativo dei piloti dato che un banale contatto avrebbe potuto compromettere l’itero fine settimana. Per questo si è poi deciso di aggiungere una seconda sessione di qualifiche di una delle due sessioni di libere.

All’inizio di quest’anno, però, il format è stato nuovamente modificato: la qualifica per la sprint è stata spostata al venerdì pomeriggio, venendo poi seguita dalla gara breve al sabato mattina, mentre la prove di qualificazione per il Gran Premio hanno trovato una nuova collocazione al sabato pomeriggio. A ciò si è anche aggiunta la riapertura del Parc Fermé tra gli eventi della sprint e quelli tradizionali, dando alle squadre l’opportunità di modificare il setup in una piccola finestra temporale.

Oscar Piastri, McLaren MCL38

Oscar Piastri, McLaren MCL38

Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

Più gare sprint in stagione, ma con quali prospettive?

Dopo un periodo di prova, non è un mistero che l’intenzione della F1 sia quella di estendere le sprint a un numero sempre crescente di appuntamenti, oltre i sei attuali, ma serve anche l’approvazione delle squadre, che chiaramente vorrebbero una compensazione anche a livello di budget, motivo di scontro negli scorsi anni.

“Venerdì le qualifiche sprint in quelle condizioni, le vetture hanno girato tanto. Questo ci  ricorda che abbiamo il dovere di fare in modo che ogni giorno ci sia un po' di azione in pista. Per rispettare i fan che vengono qui e vogliono divertirsi”, ha spiegato Stefano Domenicali a Sky Sports.

Quando gli è stato chiesto l’esperimento potesse espandersi anche ad altri appuntamenti del mondiale, Domenicali ha confermato la propria intenzione di discutere l’ampliamento del numero di eventi con la gara breve in futuro: “Perché no? Direi che è un'ottima soluzione perché mantiene la tensione ogni giorno e questo è un aspetto che verrà discusso in futuro. Ora, vediamo come andrà quest'anno con le sprint nel modo in cui sono state impostate per quest'anno, ma questo è un punto di discussione”, ha aggiunto l’Amministratore Delegato della Formula 1.

Questo tema si inserisce però in un discorso ampiamente affrontato negli ultimi anni, ovvero quello di un calendario in continua espansione. Il mondiale 2024 tocca ben 24 appuntamenti, rendendolo di fatto il più lungo della storia della Formula 1, con un grande impegno da parte di tutto coloro che seguono il campionato, sia in pista che da remoto nelle varie fabbriche.

Non è un mistero che i team si stiano già attrezzando facendo delle rotazioni nei gruppi di meccanici e ingegneri che seguono il Circus in giro per il mondo, ma è anche vero che certi ruoli sono insostituibili, motivo per il quale certe figure non troveranno mai alternative durante la stagione. Inoltre, un pilota ha un gruppo di ingegneri fisso con cui segue il flusso di lavoro e, per quanto sia vero che può anche operare da remoto in certi contesti, il carico rimane comunque pesante.

Diversi piloti hanno espresso preferenze opposte in merito all’aggiunta delle sprint nel weekend, sia con pareri positivi che contrari. Ciò su cui la maggior parte dei piloti concorda, però, è proprio il fatto che ciò avrebbe un impatto importante sui meccanici e sugli ingegneri che seguono il mondiale.

“Il punto principale è solo il peso che ha sui meccanici e sugli ingegneri. Onestamente, non credo che sia un problema per noi piloti. Non credo che possiamo essere noi a lamentarci. Sono le centinaia di meccanici e ingegneri che abbiamo qui che devono viaggiare così tanto. Non è salutare per loro e non è sostenibile”, ha commentato Lando Norris durante il fine settimana cinese.

Dello stesso avviso anche Max Verstappen, il quale ha sottolineato come il calendario sia già fin troppo saturo per pensare di aumentare il numero di sprint race, come succede in MotoGP, dove sono applicate a tutti i weekend della stagione. “Abbiamo già 24 gare all'anno, sei delle quali sono anche eventi sprint. Capisco, credo che si venda meglio e che i numeri in TV siano migliori. Ma è anche più stressante per i meccanici e il team. Quindi lo accettiamo, dobbiamo affrontarlo, ma non bisogna pensare che ora abbiamo bisogno di 12 eventi sprint, perché anche questo avrà il suo peso sulle persone”, ha aggiunto l’olandese, il quale non ha mai nascosto la sua preferenza verso il format tradizionale.

Meccanici in griglia con Oscar Piastri, McLaren MCL38

Meccanici in griglia con Oscar Piastri, McLaren MCL38

Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

La riapertura del parco chiuso tra gli eventi della sprint e la qualifica per il Gran Premio aggiunge un altro livello di stress, perché naturalmente i meccanici e gli ingegneri sono chiamati ad analizzare in tempi molto ristretti i dati accumulati nelle due sessioni precedenti. Si potrebbe obiettare che ciò accade pure in un weekend tradizionale, dato che i team lavorano tra FP3 e qualifiche, ma buona parte del lavoro di ricerca d’assetto è già stato compiuto post-FP2, per cui nella sessione del sabato si tende a lavorare sui dettagli.

In un weekend sprint si ha un solo turno di libere a disposizione per inquadrare il setup e, come visto in Cina, la finestra tra la corsa breve e le qualifiche ha dato l’opportunità anche di modificare l’assetto in maniera radicale, con risultati anche opposti.

A ciò chiaramente si aggiunge il discorso incidenti, perché su un tracciato con vie di fuga più contenute o su circuiti che lasciano maggior spazio a eventuali contatti, il rischio per i meccanici di dover fare una corsa contro il tempo per riparare le vetture è più che concreto. La rotazione dei gruppi di lavoro può sì essere un palliativo, ma è chiaro che sovrabbondare non è salutare per nessuno, anche per lo stesso campionato che si saturerebbe ulteriormente di gare.

Viene logico chiedersi verso quale futuro andrà la Formula 1 con la questione sprint race. Se la soluzione non potrà essere più applicata a tutti gli eventi del mondiale, quale sarebbe il senso di avere alcuni appuntamenti "speciali" nel campionato che hanno un maggior peso specifico in termini di classifica? Avrebbe senso continuare per anni con un numero ridotto di eventi di questo tipo, andando a rotazione nel calendario? Inoltre, per quanto sia vero che a volte la sprint può offrire maggior azione in pista a livello competitivo, dall'altra parte in numerosi appuntamenti ha fatto da vero e proprio "spoiler" a ciò che sarebbe poi accaduto alla domenica, intaccando la tensione che precede il Gran Premio.

Si cerca una soluzione al “problema” del venerdì

Tuttavia, il tema delle sprint race è legato anche a un altro discorso, ovvero al fatto che alle volte i team preferiscano rimanere ai box in caso di condizioni particolari, riducendo l’azione in pista. L’esempio più recente è quello delle prove libere in Giappone, dove il fatto che fosse caduta della pioggia in una delle sessioni di prove libere, rendendo l’asfalto troppo asciutto per le intermedie ma anche eccessivamente bagnato per le slick, ha spinto le squadre a non prendersi rischi. Non trattandosi di una sessione utile, le squadre sono andate al risparmio conservando le gomme.

Yuki Tsunoda, RB F1 Team VCARB 01

Yuki Tsunoda, RB F1 Team VCARB 01

Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images

Trovare una soluzione non è semplice. Nonostante quest’anno sia stato fornito un set di intermedie in più a discapito di uno da bagnato pesante, i team continuando a lamentarsi di una carenza di gomme, perché a quel punto ogni pilota avrebbe solo quattro treni rimanenti. È chiaro che, se ci fosse un meteo incerto anche per il resto del weekend, a quel punto i team preferirebbero conservare i vari treni per le sessioni competitive, limitando i run nelle prove libere. Naturalmente ciò ha un impatto sugli spettatori che acquistano un biglietto per seguire le libere. 

Tuttavia, questo discorso non si applica solo alle situazioni bagnate. Anche nelle FP1 asciutte i team sfruttano pochi treni di pneumatici per lasciarsi aperte più opzioni in vista della gara. Ad esempio, Ferrari in Cina ha girato solo con una soft, McLaren e Red Bull hanno testato la hard limitando i run sulla mescola più morbida per le due qualifiche, mentre Mercedes aveva pianificato di usare due mescole differenti per poi cambiare piano e conservare la gomma più tenera. Ciò chiaramente ha un'influenza non solo sulla quantità di chilometri percorsi nell'unica sessione di prove libere, ma anche sul come certe dinamiche possono influenzare il resto del weekend, a quel punto composto da ben quattro sessioni competitive.

Anche in questo caso, dato il numero di set di coperture prefissato, non è semplice trovare una soluzione che possa accontentare tutti. Tra le varie soluzioni è stato proposto di imporre delle regole apposite su quali pneumatici sfruttare, obbligando i team a girare, oppure aumentare i treni a disposizione, cosa che però andrebbe contro le iniziative di sostenibilità promosse dalla F1.

“Di sicuro, quello che voglio discutere nella prossima F1 Commission è che dobbiamo evitare qualsiasi possibilità di avere una situazione come quella del Giappone, con le auto che non girano [nelle libere del venerdì]. Questo non è positivo per le persone che vengono a vederci e a seguire i piloti. Sono sicuro che i team capiranno che dobbiamo trovare delle soluzioni”, ha aggiunto Domenicali.

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