F1 | Mercedes: Wolff vedeva un passo da podio, ma era irrealistico
Secondo Toto Wolff, la Mercedes "sarebbe stata in corsa per il podio" guardando i riferimenti del primo e del secondo stint, ma la prima parte di gara pensata per una strategia a una sosta ha penalizzato eccessivamente le due W15. Tuttavia, il ragionamento del Team Principal della Stella si scontra con la realtà: scopriamo il perché.
È un GP del Giappone in chiaroscuro quello della Mercedes, ma con più ombre che luci. La scuderia era chiaramente consapevole che la pista di Suzuka avrebbe messo in mostra determinati punti deboli della W15, mettendo in evidenza le criticità già viste negli altri appuntamenti di questo avvio di mondiale.
Il team di Brackley ha concluso la corsa al settimo e al nono posto, con un passivo di ben 45 secondi da Max Verstappen, vincitore del Gran Premio, mentre il gap si riduce a 25 secondi se il riferimento è quello di Carlos Sainz, terzo dietro le due Red Bull. Tuttavia, nonostante il distacco accumulato sul traguardo, dopo la gara Toto Wolff ha cercato di guardare il bicchiere mezzo pieno, sottolineando che il podio fosse una possibilità concreta se non fosse stato per un disastroso primo stint sulla hard.
Inizialmente, così come la maggior parte della top ten, anche le due Mercedes avevano preso il via della gara sulla mescola media. Tuttavia, in occasione della ripartenza dopo la bandiera rossa del primo giro causata dall'incidente tra Alex Albon e Daniel Ricciardo, gli ingegneri hanno rivoluzionato la strategia, passando dal compound a banda gialla a quello più duro. Una decisione che, per quanto li esponesse al rischio di perdere posizioni allo spegnimento dei semafori dato il minor grip offerta dalla hard, è nata per aver maggior flessibilità sul piano tattico, con la possibilità di variare tra una e due soste a seconda di come si fosse evoluta la corsa.
Lewis Hamilton, Mercedes F1 W15, George Russell, Mercedes F1 W15
Foto di: Steve Etherington / Motorsport Images
Entrambi i piloti hanno però faticato a trovare il ritmo sulle mescola più dura portata a Suzuka, girando su tempi sensibilmente più alti sia delle due Ferrari che di Lando Norris. Un discorso che si può essere valido anche nel momento in cui, vedendo che aveva un passo potenziale superiore a Hamilton, più in difficoltà nella gestione degli pneumatici anteriori, gli ingegneri della Stella hanno deciso di invertire le posizioni dopo 13 giri lasciando passare Russell. Poco è cambiato in termini pratici, perché il ritmo non è migliorato in modo considerevole, spingendo i piloti e il team a ragionare sul come muoversi dal punto di vista strategico.
È chiaro che l’intenzione iniziale fosse quella di puntare su una singola sosta ma, già dopo una ventina di giri, era chiaro quella tattica non stesse funzionando come sperato, tanto che lo stesso Hamilton si è aperto via radio per suggerire un cambio di strategia. Un’eventualità che, in realtà, la stessa Mercedes stava già vagliando, ma che non aveva messo in atto perché sarebbe uscita nel traffico di Magnussen: non è un caso che Russell si sia poi fermato ai box per la prima sosta solamente nel momento in cui ha avuto a disposizione la finestra che gli avrebbe permesso di rientrare davanti al danese.
Secondo Toto Wolff sarebbe stata proprio la prestazione negativa nella prima parte di gara sulla hard a privare la squadra della Stella della chance di lottare per il podio, perché il passo nei due stint successivi sarebbe stato sufficiente per inserirsi nella sfida tra Ferrari e McLaren.
"Abbiamo concluso la gara dove l’abbiamo iniziata, con un settimo e un non posto. È stata una gara complessa. Abbiamo fatto un secondo e un terzo stint velocissimi e saremmo stati in corsa per il podio, ma il primo stint è stato atroce. Dobbiamo capire cosa è stato, se c'era troppo caldo, se abbiamo gestito troppo”, ha spiegato Wolff al termine della gara, sottolineando come il ritmo mostrato nella seconda parte di gara sarebbe stato all’altezza per lottare con Ferrari e McLaren.
George Russell e Lewis Hamilton, Mercedes F1 W15
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
Il Team Principal ha appoggiato la scelta di modificare in corsa la strategia, puntando anche su una sola sosta, ma si è detto allarmato per il deludente passo mostrato nella prima parte di gara, costringendo il team a intervenire nuovamente per modificare il piano.
"Penso che all'inizio sia stata la cosa giusta da fare perché la situazione sembrava abbastanza stabile in termini di tempi sul giro. I nostri rivali diretti non si stavano allontanando troppo, ma poi il ritmo è calato improvvisamente di due secondi al giro o poco più. In quel momento ci è stato chiaro che non si poteva andare avanti e non saremmo durati a lungo”, ha aggiunto Wolff.
In effetti, andando a guardare i dati, nel momento in cui Sainz ha effettuato la sua prima sosta dopo 15 giri, il gap tra lo spagnolo della Ferrari e Russell era di circa 11 secondi, uno svantaggio di per sé già importante considerando che si era da poco superato solamente il primo quarto di gara. Un distacco che si è poi ampliato fino a ben 24 secondi nel momento in cui è stato il pilota della Mercedes a fermarsi, che nel frattempo aveva però subito diversi sorpassi in pista, tra cui proprio quello del madrileno.
Primo stint Russell - GP del Giappone 2024
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Ciò chiaramente ha fatto anche sì che il britannico perdesse diversi secondi: ad esempio, infatti, al di là del valore della vettura e delle coperture scelte per il primo stint, una delle differenze principali tra la strategia a una sosta adottata da Leclerc e quella scelta dalla Mercedes con i suoi due portacolori ruota proprio attorno ai sorpassi subiti. Tra il momento in cui ha scelto di allungare e quello in cui si è fermato, Russell ha subito ben quattro sorpassi nello spazio di poco più di sei giri mentre, nel caso del Ferrarista, quel numero scende a due in una decina di tornate, a cui chiaramente si aggiunge l’errore poco in curva nove poco prima del rientro ai box.
Per dare un’idea, basti pensare che dal momento in cui Leclerc e Russell si erano ritrovati in prima e in seconda posizione dopo i pit stop dei rivali, il gap tra i due si è esteso da quattro a undici secondi proprio nello spazio di sei giri. In effetti, quindi, la strategia seguita dalla Mercedes di per sé non ha funzionato: al di là del tempo perso a livello di passo puro, c’è tutto il discorso legato ai sorpassi subiti verso la fine del primo stint, che ha spento drasticamente le speranze di concretizzare l’opzione della singola sosta.
Tuttavia, il ragionamento di Wolff si concentra su un altro discorso, ovvero il ritmo mostrato nel secondo e nel terzo stint, a suo parere non lontano da quello dei rivali più diretti. In effetti, andando a osservare i tempi, dal momento in cui Russell si è fermato per la sua prima sosta e la conclusione della gara, il gap da Sainz è rimasto costante, attorno ai 25 secondi, quindi l’affermazione del Team Principal della Stella non è di per sé è errata. Lo diventa, però, quando si analizza in maniera accurata il contesto della gara.
Secondo stint Russell - GP del Giappone 2024
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Avendo allungato il primo stint, alla fine si è creato un delta di gomma piuttosto marcato rispetto ai rivali. Sainz aveva già completato sette giri sulla media dal momento della sua prima sosta, mentre Norris era addirittura a quota undici tornate sulla hard. Di fatto, è come se Mercedes avesse impostato una corsa di 28 giri (rimanenti alla bandiera a scacchi) su due stint, ma con il vantaggio di essersi “risparmiata” già almeno 7 passaggi su un tracciato molto severo sulle coperture: di fatto corrisponde a un quarto di gara in meno rispetto agli avversari presi come riferimento da Wolff.
Questo discorso, poi, assume un valore ancora più marcato se si va a prendere come metro di paragone la McLaren di Lando Norris. Rispetto alle Mercedes, il britannico è stato costretto a usare due hard nel secondo e nel terzo stint, mescola che oggi ha dato diversi grattacapi ai team in termini di gestione, tra cui alla stessa Red Bull. Al contrario, la Stella poteva contare su una media risparmiata nel primo stint, che in realtà in McLaren hanno mal sfruttato. “Come ho detto, la gomma dura era pessima, ma quella media era migliore. Col senno di poi sembra che avremmo dovuto montare due gomme medie. In generale, però, la macchina oggi era pessima", ha spiegato Hamilton alla fine del Gran Premio.
Norris è stato uno dei primi a fermarsi e ciò lo ha costretto ad estendere sia il secondo che il terzo stint: una strategia non ottimizzata, a tal punto che il britannico è rientrata ai box per il suo secondo pit stop nello stesso momento di Leclerc, il quale però era su una sola sosta. In effetti, sfruttando quel delta di undici giri, Russell è poi riuscito a ricucire parte del gap da Norris, ma strategia, vita della gomma e due differenti compound hanno giocato a favore della Mercedes: ciò chiaramente non toglie che, con una tattica ottimizzata diversamente, la Stella avrebbe potuto essere effettivamente più vicina, ma con un passo non altrettanto incoraggiante.
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