F1 | Hamilton: "Stop anticipato allo sviluppo? Ho spinto io Vasseur, lo supporto al 100%"
L'ultimo GP è anche l'occasione per tracciare un bilancio del campionato e di quello che è stato il primo anno del britannico in Ferrari. Lewis ha spiegato che il team dietro le quinte sta già cambiando passo per passo, ma che ci sono aree dove si può ancora migliorare: per questo ha spinto anche con Vasseur per concentrarsi presto sul 2026.
Il bilancio di questa stagione tracciato da Lewis Hamilton è ormai ben noto. Il pilota britannico non ha nascosto che, tra momenti di pessimismo e delusione, questo sia stato l’anno più difficile della sua carriera. Eppure, è proprio dalle difficoltà che possono nascere i successi più grandi, soprattutto quando si impara a riconoscere dove e come migliorare per raggiungere gli obiettivi.
Su questo fronte, il sette volte campione del mondo ha le idee ben definite, frutto del suo vasto bagaglio di esperienza. Ogni pilota, soprattutto se proviene da un team vincente in cui ha trascorso gran parte della carriera, porta con sé riflessioni preziose e spunti su cui lavorare all’interno di una nuova squadra.
Questo è accaduto anche con Hamilton che, nel corso della stagione, ha individuato aree in cui sarebbe possibile compiere un salto in avanti, tanto sul piano tecnico quanto su quello dell’esecuzione. Perché, alle volte, avere la vettura migliore non basta se non si può contare su una squadra impeccabile; e, al contrario, quando la macchina non è all’altezza, è proprio il team a poter fare la differenza.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Quest’anno, al netto di qualche sbavatura, la Ferrari ha evidenziato progressi significativi sul piano dell’esecuzione. Come sempre, però, resta margine per crescere e consolidare la continuità lungo l’intero campionato. Hamilton ha chiarito di aver già indicato al team le aree su cui intervenire e la direzione da intraprendere, pur consapevole che trasformare queste indicazioni in cambiamenti concreti richiederà tempo.
“Sì, penso che ci siano stati dei cambiamenti. Progressi lenti. Penso che dobbiamo analizzare cosa sia andato bene e le aree in cui possiamo migliorare. Le ho già evidenziate, so bene dove si trovano. Si tratta di sedersi con il team alla fine dell’anno”, ha commentato Hamilton alla vigilia dell’ultimo Gran Premio della stagione ad Abu Dhabi, evidenziando come questa revisione non tocchi solo il team, ma anche la sfera personale.
“Guarderò anche internamente al mio team personale, lontano dalla pista, per capire cosa possiamo fare di più per renderlo più efficiente nei tempi, nei viaggi e in tutte queste cose diverse. E farò lo stesso con la squadra”.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Karim Jaafar - AFP - Getty Images
Non è un mistero che il 2025 sia stato un anno complicato tanto per Lewis quanto per la Ferrari, penalizzata da alcune scelte progettuali che non hanno prodotto i risultati attesi e dalla decisione di interrompere lo sviluppo con largo anticipo per concentrare gli sforzi sul 2026. Una strategia che lo stesso britannico aveva invocato già nelle prime fasi della stagione, consapevole che per la Rossa sarebbe stato difficile centrare gli obiettivi prefissati.
Hamilton è infatti una delle persone che ha spinto per guardare subito alla prossima stagione e non ne ha mai fatto mistero, convinto che la scelta possa portare benefici nel lungo periodo: “Non ha avuto un effetto psicologico su di me personalmente. Non sapevo che alla fine dell’anno saremmo stati dove siamo ora, no. Lo avevamo previsto, ma è sembrato peggio, naturalmente”.
“Però io facevo parte di quelli che spingevano Fred. È come dire: non possiamo restare indietro rispetto agli altri nello sviluppo della nuova macchina, perché è una curva di apprendimento ripida per tutti noi. Quindi l’ho sostenuto al 100%. Lo sostengo ancora. Penso sia stata la decisione giusta, specie se si considera dove eravamo con la vettura e che non eravamo in lotta per il campionato”.
Il lavoro in vista della prossima stagione inizierà già la prossima settimana, non solo con i test collettivi di Abu Dhabi, dove i piloti proveranno le gomme 2026 su cui Ferrari ha investito realizzando un'apposita ala anteriore mobile, ma soprattutto perché da questo momento l’attenzione potrà concentrarsi interamente sul simulatore e sul nuovo anno. Durante la stagione, infatti, il lavoro deve essere diviso tra le gare ancora da disputare e la preparazione futura; ora, invece, il focus sarà completamente rivolto al 2026.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
“Il lavoro per il prossimo anno comincia già la prossima settimana. Stiamo già lavorando dietro le quinte sul 2026 da diversi mesi. Ma la prossima settimana saremo già al simulatore a lavorare sulla nuova macchina. E faremo il test, che sarà con le gomme della prossima stagione. E l’allenamento inizierà già prima di Natale. Quindi la pausa è la più breve che abbiamo mai avuto. Insomma, non ci sarà davvero molto tempo per recuperare dalla stagione”.
La stagione 2026 rappresenterà un vero e proprio salto nel vuoto per tutti. Non solo perché il nuovo regolamento sarà radicalmente diverso da quello attuale, ma anche perché segnerà una rottura rispetto a tutti i precedenti. Si tratterà di una rivoluzione che porta con sé numerose incognite, con i modelli al simulatore in continua evoluzione giorno dopo giorno.
“Penso che sia davvero, davvero difficile prevedere come sarà. Non voglio dire troppe cose negative. Sembra così diverso e non sono sicuro che ti piacerà. Ma magari sarò sorpreso e magari sarà fantastico. Magari i sorpassi saranno incredibili. Magari sarà più facile sorpassare. Non lo so. Abbiamo meno carico aerodinamico, più coppia. Guidare sotto la pioggia, posso immaginare che sarà molto, molto, molto difficile”.
“Ma, come ho detto, potremmo arrivare e avere più grip di quanto ci aspettassimo. Che ti piaccia o meno il fatto che stiamo scalando marcia sul rettilineo e con parametri di boost diversi. Ma è una sfida enorme per tutti noi e penso che questo sia davvero ciò che rappresenta lo sport. Si tratta di mettersi continuamente alla prova. Se facessimo sempre la stessa cosa, sarebbe facile”.
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