F1 | Ceccarelli: "Kimi ha meno aspettative sulle piste che non conosce"
Il mental coach viareggino ha provato a dare una risposta al perché Antonelli esprime il suo meglio sui circuiti che non conosce: "Non è un fatto casuale, ma arriva sui nuovi tracciati con meno pressione e, quindi, è più rilassato". Piastri, invece, sta mostrando delle debolezze mentali, mentre Norris sembra aver raggiunto la maturità agonistica.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
La F1 sta portando alla ribalta la nuova generazione di piloti: Kimi Antonelli ha entusiasmato con un weekend quasi perfetto a Interlagos, collezionando il secondo posto nella gara sprint e poi anche nel GP. Riccardo Ceccarelli, mental coach e titolare di Formula Medicine, ha sviluppato una sua teoria che merita di essere approfondita...
“Il Brasile mi ha confermato alcune idee che avevo già annusato e di cui avevamo già parlato. Il bellissimo weekend di Kimi Antonelli, al di là di un imprendibile Lando Norris dominatore del GP del Brasile, ha dato la dimostrazione del valore del giovane bolognese. Secondo dalla qualifica sprint fino alla gara della domenica con una prova di maturità che dà valore ai risultati dell’italiano”.
Il 19enne al suo primo anno in F1 ha saputo tenere dietro uno scatenato Max Verstappen negli ultimi giri di Interlagos difendendo con velocità e mestiere una piazza d’onore dal quattro volte campione del mondo...
“È stato molto bravo a difendersi da un Verstappen che magari poteva avere le gomme un po’ stanche, ma ha mostrato di non temere un Max dietro appiccicato dietro”.
Kimi ha ottenuto, finora, il suo miglior risultato in F1...
“La prima cosa da fare è esaltare il weekend di Antonelli, ma questa prestazione alimenta il mio sospetto: sembra che Kimi renda meglio sulle piste che non conosce. Non è più un fatto casuale: lo abbiamo visto emergere a Miami, in Giappone e in Messico. E in Brasile ha ottenuto il massimo che gli poteva concedere la sua Mercedes”.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
Proviamo a dare una chiave di lettura a questo orientamento?
“Mi occupo anche di altri sport, e, ovviamente, dove non c'è il mezzo meccanico è molto più facile valutare il rendimento, misurare gli alti e bassi di un atleta. Perché se parliamo di tennis, la racchetta è sempre la stessa, le palline sono uguali per tutti, come le condizioni in cui si disputa il match. Quando le cose vanno bene o male si delinea facilmente cosa succede: di certo il tennista non ha disimparato a giocare, e la cosa che può essere cambiato è soltanto l'atteggiamento mentale. Dalla mia esperienza sta emergendo che i tennisti, soprattutto se giovani, rendono meglio quando hanno meno aspettative”.
“Tutti mi dicono che giocano meglio quando affrontano un avversario più forte perché non hanno nulla da perdere, mentre l’aspettativa crescere se si confrontano con uno considerato più debole. Cresce la pressione perché è attesa la vittoria”.
Il messaggio è chiaro...
"Riguardo a Kimi ho la sensazione che sui circuiti che conosce metta più aspettative rispetto a quelli nuovi dove deve imparare la pista e lo fa guidare con meno pressione e, quindi, più rilassato. Ovviamente è solo una mia ipotesi e non pretende di essere una verità, però è già successo tante volte nella stagione”.
Dobbiamo mettere nel conto che c’è anche la graduale maturazione di un rookie che ha tutte le qualità per diventare un grande della F1...
“Questo è indubbio, ma aveva dimostrato già a Miami di meritare una pole position nella sprint race. Il potenziale c’era già, lo sa esprimere meglio sui circuiti che non conosce. Sono sicuro che il prossimo saprà trovare un migliore equilibrio e i suoi risultati ne beneficeranno: me lo aspetto fra i protagonisti 2026”.
Oscar Piastri con la McLaren si tocca con la Mercedes di Kimi Antonelli e rimedia una penalità
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
Lasciamo l’ottimo Kimi e cerchiamo di capire la grande delusione del Brasile che è stato Oscar Piastri...
“Credevo che le sue difficoltà derivassero da un insieme di cose: l’assetto, l'adattabilità a un circuito, la non guidabilità o, non lo so, un problema tecnico sulla monoposto che non era stato trovato. A Interlagos abbia visto un Piastri che si è qualificato ancora dietro a Norris e ha commesso un errore nella sprint e un altro nel GP di domenica. Mi sembra di intravedere effettivamente che ci sia anche un calo psicologico di Oscar”.
Il carattere con la scorza più dura si sta sciogliendo e quello che sembrava più debole si è rafforzato?
“Piastri ora sente la massima pressione: vede che gli sta sfuggendo quello che fino a cinque gare fa sembrava un campionato stabilmente nelle sue mani. Sa che non può sbagliare più niente. Se non hai una forte stabilità, una forza mentale ormai collaudata, rischi di pagare un pegno: l’australiano è giovane e vive una situazione totalmente nuova. Come contraltare c’è la crescita di Norris. Lando lo conosco molto bene: è un ragazzo che ha sempre avuto tanto talento, ma è un ragazzo che non aveva lavorato abbastanza sulla componente mentale, sulla sua consapevolezza. Ora sembra lo abbia fatto: prima usava il 90% del suo talento, adesso ha alzato la soglia perché non commette più errori".
"Lando ha raggiunto quella che noi chiamiamo la maturità agonistica: sbagliava le partenze dalla pole position, mentre è diventato un cecchino. Solo una debacle o un ritiro possono rimettere in gioco un mondiale che sembra orientato. Tanto più che se Oscar vince le tre gare rimanenti e Lando finisce secondo il titolo comunque va all’inglese”.
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