F1 | Bearman incanta, ma Haas ha fatto funzionare una strada dove altri hanno fallito
Il pilota britannico continua a incantare conquistando un altro sorprendente sesto posto, anche grazie a scelte tecniche coraggiose della Haas. La VF-25 è stata impostata con un’ala più carica rispetto ai rivali, andando nella direzione opposta rispetto a tanti dei suo rivali. Una decisione che, alla fine, ha esaltato le qualità della monoposto.
Rookie alla riscossa. Il podio di Andrea Kimi Antonelli, che corona un weekend estremamente solido per il giovane pilota italiano, non è l’unico risultato di rilievo tra i debuttanti. Scorrendo la classifica, infatti, emerge un’altra prestazione degna di nota: quella di Oliver Bearman. Ciò che sorprende non è soltanto l’eccellente sesto posto finale, ma anche il modo in cui questo risultato è maturato.
Il britannico ha chiuso a meno di mezzo minuto dal vincitore Lando Norris, a soli 14 secondi dall’altra McLaren di Oscar Piastri e, soprattutto, con un margine di ben 22 secondi sul resto delle squadre di centro gruppo. A sorprendere, dunque, non è soltanto il sesto posto in sé, ma la maniera con cui è maturato: essere più vicino ai top team che alla midfield racconta molto del potenziale di questa Haas.
Già in Messico Bearman aveva impressionato con una splendida quarta posizione, eguagliando così il miglior risultato di sempre della scuderia statunitense. In questa occasione, però, si è aggiunto un tassello ulteriore che merita attenzione: la Haas è riuscita a far funzionare una strada che, al contrario, ha messo in difficoltà altri team, costringendoli a cambiare rotta.
Oliver Bearman, Haas F1 Team
Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images
Ripercorrendo il weekend, la prima parte non era iniziata nel migliore dei modi, con Esteban Ocon fuori dalla SQ1 e l’inglese eliminato poi in SQ2, ma non tanto per una mera questione di carenza di performance, bensì di dettagli. Il francese aveva incontrato traffico, mentre Ollie era stato autore di un errore che gli aveva fatto perdere quei decimi necessari per passare il turno.
Di fatto, sebbene la vettura avesse ancora margini di miglioramento a livello di setup, la priorità era lavorare sull’esecuzione: quei pochi decimi persi avrebbero potuto fare la differenza in una classifica estremamente compatta. L’aspetto più interessante, però, è ciò che è accaduto tra la sprint race e le qualifiche del sabato, quando il parco chiuso è stato riaperto, consentendo di intervenire nuovamente sul setup.
Mentre alcune squadre hanno modificato in modo piuttosto profondo l’assetto, la Haas ha scelto interventi mirati, restando fedele alla propria filosofia, molto diversa da quella dei rivali. Se si osservano ad esempio le scelte sulle ali, appare immediatamente evidente come la scuderia statunitense fosse la più carica dell’intera griglia, tanto che ne ha pagato lo scotto in termini di velocità di punta.
Oliver Bearman, Haas F1 Team
Foto di: Hector Vivas / Getty Images
Un elemento dove, di solito, la VF-25 è già carente perché in inverno i tecnici hanno lavorato con maggior intensità sul trovare quel carico che mancava l’anno scorso che ricercare efficienza aerodinamica pura. In questo weekend, però, la Haas ha scelto di restare fedele alla propria filosofia, mantenendo un’ala più carica rispetto ai rivali. Al contrario, altri team, come la Ferrari dopo la sprint, hanno imboccato la strada opposta, scaricando l’ala per privilegiare la velocità di punta.
È vero che, come spiegato da Vasseur, la Ferrari si aspettava pioggia al sabato. Tuttavia, la decisione di modificare il setup e scaricare le ali dopo la sprint è stata quasi obbligata, dato la SF-25 perdeva infatti molto tempo sui rettilinei. La scelta di adottare un’ala più scarica ha garantito circa una decina di km/h in più di velocità rispetto al venerdì, permettendo di compensare sugli allunghi quanto perso in curva.
La Haas ha seguito invece la strada opposta. In qualifica ha pagato lo scotto di questa scelta, perdendo mediamente 5-6 km/h di velocità di punta rispetto agli altri top team, un deficit particolarmente pesante sui rettilinei più lunghi. Tuttavia, la decisione si è rivelata vincente in curva: già nelle qualifiche, infatti, Bearman ha fatto segnare il quarto miglior tempo assoluto nel secondo settore, dimostrando l’efficacia di un assetto più carico.
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Una scelta non priva di rischi: lo si era visto chiaramente al sabato, quando la Ferrari con un’ala più carica aveva faticato a superare i rivali sui rettilinei della sprint. Nel caso della Haas, però, la decisione ha pagato anche in gara. La capacità di gestire lo scivolamento, di trovare carico in curva e di avere un retrotreno solido nelle zone di trazione si è rivelata decisiva, contribuendo a preservare le gomme lungo tutta la distanza.
In una gara in cui il fattore limitante è stato più il degrado volumetrico che quello termico, Bearman ha potuto spingere con decisione, mettendo in luce le qualità della VF-25. La prestazione avrebbe potuto portare punti anche ad Ocon, se solo avesse anticipato la sosta di un giro, come accaduto a Max Verstappen sotto Virtual Safety Car.
Elementi che dimostrano come Bearman stia trasformando la rapidità che lo ha sempre contraddistinto in risultati concreti. Nel suo anno da rookie, infatti, sta iniziando a trovare costanza non solo sulle prestazioni, ma anche nella riduzione di quegli errori che spesso lo avevano frenato nella prima parte della stagione. Al tempo stesso, il programma di sviluppo della Haas, soprattutto su piste amiche, ha consentito di trovare quegli ultimi decimi di performance che, con una classifica così compatta, possono fare la differenza.
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