F1 | Bufera sui commissari del GP del Messico: ecco le decisioni che fanno discutere
Prima l'errore al secondo giro, con un commissario che ha rischiato di essere investito da Lawson. Poi la Virtual Safety Car introdotta per il ritiro di Sainz, con il madrileno che, però, aveva immediatamente tolto dalla pista la sua Williams: un eccesso di prudenza che la FIA ha voluto spiegare con una nota ufficiale.
Liam Lawson, Racing Bulls Team
Foto di: Hector Vivas / Getty Images
Il collegio dei commissari sportivi del Gran Premio del Messico è finito nel mirino per due episodi avvenuto nel corso della gara. A seguito di un contatto avvenuto dopo il via in curva 1 la direzione gara è stata informata della presenza di detriti in prossimità del punto di corda. Nel corso del secondo giro commissari di gara sono stati allertati e messi in stand-by per entrare in pista dopo il passaggio delle monoposto (il gruppo in quel momento era ancora compatto) e procedere al recupero dei detriti.
A cambiare lo scenario è stato il rientro ai box di Lawson al termine della seconda tornata, sosta necessaria per la sostituzione dell’ala anteriore. Tornata in pista, la Racing Bulls era staccata di una quarantina di secondi dal gruppo, e questo ha costretto la direzione gara a revocare l’ordine di accedere alla pista, chiedendo l’esposizione di una doppia bandiera gialla in quel settore. Ordine che non è stato ricevuto o ignorato dalla postazione di commissari, entrati in pista poco prima del sopraggiungere di Lawson.
“Non potevo credere a quello che stavo vedendo – ha commentato il pilota di Racing Bulls - ero appena tornato in pista e quando sono arrivato alla prima curva mi sono trovato davanti due persone che attraversavano la pista. Ne ho quasi colpita una, è stato davvero molto, molto pericoloso. Ovviamente credo che sia stato tutto dovuto ad un malinteso, ma si tratta di una circostanza inaccettabile”. Nella serata di ieri la FIA ha confermato che è stata subito avviata un’indagine per fare luce sull’accaduto.
Al termine della gara non sono mancate polemiche sul regime di ‘virtual safety car’ innescato a due giri da termine, provvedimento che ha bloccato l’attacco di Verstappen a Leclerc nonché l’assalto finale di Piastri su Bearman. Max è stato molto pacato nei suoi commenti, mentre Charles ha ammesso che non avrebbe potuto fare molto per mantenere la seconda posizione poi conquistata sotto la bandiera a scacchi. Il regime VSC è stato innescato da un testacoda di Sainz all’ingresso del ‘Foro sol’, in seguito al quale Carlos ha diretto la sua monoposto nella via di fuga all’esterno della curva 14.
Trattandosi di una posizione solo parzialmente esposta, per di più in un tratto molto lento della pista, secondo diversi addetti ai lavori il provvedimento preso dalla direzione gara è stato eccessivamente prudente, privando la gara di un finale ad alta tensione. Al termine del Gran Premio la FIA ha voluto fare chiarezza con una dichiarazione ufficiale.
“Dalla vettura (di Sainz) è iniziato a fuoriuscire del fumo – ha spiegato un portavoce della Federazione Internazionale - la direzione gara ha ricevuto la richiesta di consentire l’intervento dei commissari di gara sia per mettere in sicurezza la monoposto che per il suo recupero. Come da procedura standard, quando i commissari di gara intervengono per recuperare una vettura, la corsa viene neutralizzata; in questo caso specifico è stata attivato il regime di Virtual Safety Car (VSC), rimasto attivo fino a quando la vettura non è stata spostata in una posizione sicura dietro le barriere di protezione. Il regime di VSC si è concluso non appena la vettura è stata confermata in una posizione protetta, consentendo alla gara di concludersi in regime di bandiera verde”.
“Nell’arco della mia carriera la safety car a volte mi ha aiutato – ha commentato Verstappen – in altre meno, quindi ci sta che a volta si vinca e a volte si perda. Mi spiace solo perché credo che sarebbe stato un finale di gara divertente, forse un po' più per me che per Charles, ma credo che al pubblico sarebbe piaciuto”.
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