Brabec devastato dopo aver perso la Dakar a 2 km dall'arrivo: "Sono le corse, ma fa malissimo"
Lo statunitense Ricky Brabec è passato dall’accarezzare la vittoria a perdere la Dakar 2026 per soli due secondi, tradito da un errore di navigazione a appena due chilometri dal traguardo. Una sconfitta che fa male, ma che a suo avviso fa parte delle corse.
Il Dakar non sempre punisce chi va più piano. A volte, semplicemente, sceglie a chi spezzare il cuore. E così, a due chilometri dal traguardo, è toccato a Ricky Brabec vivere uno di quei giorni destinati a restare tatuati per sempre.
Quella che doveva essere una giornata di festa, l’ultima tappa è di solito una formalità, poco più di cento chilometri, si è trasformata nella scena più crudele che si ricordi nelle moto. Brabec è arrivato all’anello finale di Yanbu con 3’20’’ di vantaggio e con la Dakar apparentemente in tasca… e ha perso tutto per due secondi, tradito da un errore di navigazione.
“Proprio qui, a due chilometri dalla fine. Non lo so, ho preso la deviazione sbagliata a sinistra” - spiegava il pilota Honda, ancora incredulo -. “Il roadbook indicava una sinistra corta e l’ho seguita. Mi ha messo in una situazione molto brutta, ed eccoci qua”.
Mentre Luciano Benavides tagliava il traguardo urlando di gioia, dopo aver firmato il finale più serrato della storia del Rally Dakar, Ricky Brabec incarnava l’altra faccia della medaglia: casco tolto, lo sguardo perso nel vuoto, e parole che cadevano a terra pesanti come macigni.
“Mi sento malissimo. Abbiamo lottato duramente tutta la settimana e perderlo per due secondi… è davvero poco”, ha ammesso. Nessuna scusa, nessun rimprovero esterno. Solo l’accettazione secca di una sconfitta che fa più male quanto più vicina era la vittoria. “Così sono le corse. Ma avevamo bisogno di questa vittoria”.
Ed è forse questa la frase che più di tutte restituisce la misura del colpo. Brabec non parlava di un trofeo mancato: parlava di un Dakar che sembrava sotto controllo, di una settimana gestita con lucidità, di un finale che chiedeva soltanto di non sbagliare. E la Dakar, fedele alla sua natura, ha scelto di non perdonare proprio l’unico errore commesso.
Il chilometro 98, quel numero che lo stesso Brabec ha ammesso che “ricorderà per sempre”, gli ha strappato un trionfo che ormai sembrava suo. Due secondi, dopo quasi 49 ore di gara, migliaia di chilometri e undici giorni di logoramento fisico e mentale.
Lo statunitense dovrà rialzarsi. Non c’è alternativa. La Dakar non aspetta, non consola e non restituisce ciò che toglie. Ma l’eco di questo finale accompagnerà Brabec a lungo, perché ci sono sconfitte che non si dimenticano. E questa, per quanto crudele, è già entrata nella storia del rally raid più selvaggio del mondo.
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